Nosiglia, quella denuncia ancora attuale

Caro Direttore,
una città vive delle tante iniziative intelligenti che riesce a mettere in campo, ma vive anche della capacità di denunciare ciò che non va, soprattutto quando quelle denunce aiutano a vedere ciò che la politica non ha visto o non ha voluto vedere.

E una città si misura anche da come ricorda i suoi grandi personaggi, dalle cose che hanno detto e dalle battaglie che hanno combattuto. Quando lavoravo con Donat-Cattin ricordo le telefonate dei vescovi che intervenivano per difendere le aziende in crisi delle loro città. Ma ci sono città che finiscono per dimenticare proprio i personaggi più scomodi.

È la sensazione che ho provato ieri sera, durante la bella Messa celebrata alla Consolata in ricordo dell’arcivescovo Cesare Nosiglia. Un genovese per nulla diffidente, con un sorriso capace di aprire i cuori al dialogo. C’era tanta gente, ma qualche assenza faceva rumore, a partire da quella della Giunta comunale.

Eppure Nosiglia delle crisi aziendali e delle difficoltà economiche e sociali della nostra Torino aveva fatto quasi una malattia. Non faceva sconti a nessuno. Proprio alla Consolata aveva lanciato una denuncia arrivata fino ai palazzi romani: “A Torino la metà della città che sta bene non si accorge della metà della città che sta male”. Era una denuncia durissima. Come poteva essere accaduto che, nella Torino amministrata dalla sinistra dal 1993, una metà della città fosse stata dimenticata? Il Pd reagì male, ma soprattutto non comprese fino in fondo il significato di quelle parole, se è vero che oggi quella metà di Torino sta ancora peggio.

Nosiglia aveva assunto iniziative forti, cercando di colmare anche i vuoti lasciati dalla politica. Lo aveva fatto con l’Agorà del sociale e andando personalmente nelle fabbriche in crisi. Come dimenticare la Messa all’Embraco? E fu sempre lui a chiedere al prefetto la convocazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, affinché fosse ascoltato il parroco della Madonna della Pace sulla difficile situazione di Barriera di Milano.

Nosiglia e Donat-Cattin, insieme a Zaccagnini e Paolo VI, sono le figure nelle quali più ho ritrovato le mie convinzioni politiche e sociali. Per Nosiglia e Donat-Cattin ho pianto e ancora piango. Continuano però a essere dentro di me ogni volta che parlo e che scrivo.

La politica deve impegnarsi contro le grandi diseguaglianze, sapendo che quella metà della città che sta male può sperare soprattutto in una buona politica che faccia dei suoi problemi una priorità. Se la priorità è sistemare via Roma e non Barriera di Milano, Aurora e tutte quelle parti di Torino che raramente finiscono sotto i riflettori, allora non è una buona politica. Così come non è buona politica quella che dimentica i personaggi che più si sono spesi per la città.

A pochi mesi dalle elezioni, tuttavia, resta una speranza: che qualcuno abbia il coraggio di trasformare la denuncia di monsignor Nosiglia in un programma politico. E che si parta anche da un appello ai torinesi che dispongono di grandi capitali, perché tornino a investirli su Torino, come ha chiesto il nostro cardinale.

Buona domenica

*Mino Giachino, Udc Torino

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