Quel Sì Tav di Cirio

Lo Spiffero celebra Alberto Cirio, che però sembra aver scoperto con sette anni di ritardo l’acqua calda: la Torino-Lione non può essere fermata. Torniamo al 2019. Giuseppe Conte è presidente del Consiglio del primo e unico governo dichiaratamente No Tav della storia, con Danilo Toninelli al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Matteo Salvini al Viminale. Il 24 luglio Conte compare in un video della Presidenza del Consiglio e, seduto alla scrivania di Palazzo Chigi, ammette che, a causa degli accordi internazionali e delle spese già sostenute, la Torino-Lione non può più essere bloccata. Anzi, fermarla costerebbe più che portarla a compimento.

Credo che a Conte vada almeno riconosciuto il merito di aver ammesso pubblicamente che il suo governo non era in grado di mantenere una delle promesse sulle quali il Movimento 5 Stelle aveva costruito per anni la propria battaglia politica. Poche settimane dopo sarebbe caduto il governo Conte I, in seguito alla rottura provocata da Salvini. Sarebbe nato il Conte II, sostenuto da M5S e Pd, con Paola De Micheli alle Infrastrutture e ai Trasporti, e sarebbero riprese le attività per la Torino-Lione dopo la sconsiderata pausa della stagione Toninelli-Salvini.

Da allora i lavori sono proseguiti, pandemia permettendo, e anche i No Tav più irriducibili sanno perfettamente che fermare la realizzazione della tratta internazionale non è più possibile. Non a caso, una parte consistente della loro attenzione si è progressivamente spostata sulla tratta nazionale, da Bussoleno fino allo scalo merci di Orbassano.

Dunque Cirio oggi scopre ben poco.

Torniamo allora ancora più indietro, alla fine di ottobre 2018. Il Consiglio comunale di Torino approva un ordine del giorno che chiede lo stop alla Torino-Lione. La decisione provoca una forte reazione in città e contribuisce a mettere in moto quella mobilitazione che culminerà nella manifestazione del 10 novembre organizzata dalle Madamine. Piazza Castello si riempie. Qualcuno, però, non c’è: Alberto Cirio. All’epoca candidato di Forza Italia alla presidenza della Regione, decide di non partecipare, evitando di entrare in rotta di collisione con la Lega di Salvini, suo alleato alle imminenti elezioni regionali.

Il convinto Sì Tav, dunque, quando avrebbe potuto testimoniare pubblicamente il proprio sostegno all’opera preferì tenersi lontano dalla piazza. Evidentemente, in quel momento, non disturbare Salvini – allora azionista di maggioranza del centrodestra – contava più che sfilare a favore della Torino-Lione.

Per questo fa un certo effetto che Cirio, nella seduta odierna del Consiglio regionale, richiami a distanza di anni proprio quella stagione di mobilitazione e annunci la sua partecipazione alla manifestazione di domenica prossima. È un episodio che testimonia, a mio avviso, la notevole elasticità con cui il presidente della Regione si rapporta a quelli che di volta in volta presenta come obiettivi irrinunciabili.

Non spenderò molte parole sul contributo concreto di Cirio alla Torino-Lione negli ultimi anni: dai ritardi nel trasferimento delle compensazioni ai Comuni della Valsusa interessati dai cantieri alla gestione non propriamente fulminea della Conferenza dei servizi sulla Avigliana-Orbassano. Rientra, mi pare, nella ormai fisiologica distanza tra annunci e risultati che caratterizza la sua azione politica.

Vorrei infine spendere poche parole sul raddoppio del traforo del Monte Bianco, che Cirio presenta quasi come un fatto scontato. Peccato che i francesi non ne vogliano sapere. Chamonix, fiore all’occhiello delle località di villeggiatura montana francesi, ha seri problemi di inquinamento e si oppone nettamente al raddoppio del tunnel, che richiamerebbe altro traffico pesante. Il sindaco di Chambéry non vuole appesantire ulteriormente la tangenziale della città, già molto congestionata; i parlamentari dell’Haute-Savoie sono contrari e il governo francese appoggia pienamente le ragioni del no al raddoppio. L’argomentazione è semplice ed essenziale: «A fine 2033 entrerà in esercizio la nuova Torino-Lione, le merci finiranno sui treni: che cosa ce ne facciamo di una seconda canna del traforo del Bianco?». E non saranno i sorrisi suadenti di Cirio a far cambiare loro idea.

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