Torino non può più aspettare
Mino Giachino 15:22 Sabato 19 Settembre 2026 0
Caro Direttore,
nessuna importante città italiana, in questo primo quarto di secolo, ha visto la propria economia crescere così poco come Torino, con conseguenze sociali pesanti su almeno metà della popolazione e il rischio di pregiudicare il futuro di molti.
Lo studio della Fondazione Rota ha esaminato soltanto una parte dei problemi di Torino, anche perché ha preso in considerazione gli ultimi quindici anni. Un periodo durante il quale, mentre le altre grandi città italiane crescevano, Torino è rimasta sostanzialmente ferma. Il dato è impietoso: un valore aggiunto pro capite cresciuto di appena 188 euro è davvero poca cosa, soprattutto se confrontato con i circa 10 mila euro di Milano e i 6 mila di Bologna.
A questi numeri vorrei aggiungere due considerazioni che non dovrebbero essere dimenticate da chi fa politica e ha il compito di migliorare le condizioni della città e dei suoi cittadini, a partire da quella metà che vive maggiori difficoltà.
Ho seguito Carlo Donat-Cattin, l’ultimo grande ministro della scuola politica piemontese, fin dagli anni Settanta e poi ho avuto l’onore di collaborare con lui per sei anni. Tante volte gli ho sentito dire che la politica è l’unica speranza che hanno i più deboli e i più fragili. A Torino, invece, chi ha guidato la città ha guardato soprattutto alle aree più ricche.
Nel 2003 il Pil pro capite del Piemonte era pari a 120, considerando 100 la media europea. Oggi è sceso sotto quota 100. Ciò significa che, in alcune aree della nostra città, i livelli di reddito e di ricchezza si sono fortemente allontanati da quelli delle zone più sviluppate d’Europa.
Caro Direttore, amministro un’azienda privata da undici anni. I miei azionisti mi avrebbero cacciato dopo neppure un anno di immobilismo. Torino, invece, dal 1993 è stata amministrata dalla sinistra, con la sola parentesi dei cinque anni del Movimento 5 Stelle. In questo lungo periodo sono stati prodotti tre piani decennali, l’industria – il settore con il maggiore valore aggiunto – è stata difesa poco e male e si è puntato molto sul turismo, sulla cultura e sul loisir. Settori importanti, certo, ma che non sono riusciti a compensare ciò che nel frattempo stavamo perdendo.
Le giunte di sinistra hanno avuto l’appoggio del cosiddetto Sistema Torino, il cui ragionamento, a mio avviso suicida e che ancora oggi continuiamo a leggere, è sempre lo stesso: Torino ha una crisi industriale, ma possiede tante potenzialità. Il problema è che, se le altre città in questi quindici anni sono cresciute più di noi, significa che hanno avuto eccellenze più importanti oppure che hanno saputo difendere e sviluppare meglio quelle che già possedevano. Torino, inoltre, non ha utilizzato al meglio le risorse del Pnrr. Per fare un esempio, Italia ’61, realizzata durante l’amministrazione del sindaco Amedeo Peyron, diede ben altra spinta alla nostra città.
Come ha osservato l’architetto Camerana, il Pil torinese non riceverà particolari impulsi dalla nuova Biblioteca e, temo, neppure dalla sistemazione di via Roma. Anche nelle previsioni dello studio Rota, poca spinta sembra poter arrivare dal nuovo Piano regolatore.
Torino potrebbe invece ricevere un impulso dal Centro per l’Intelligenza Artificiale assegnato alla città dal Governo Meloni e del quale, purtroppo, sentiamo parlare ancora troppo poco. Un contributo importante potrà arrivare anche dal settore aerospaziale. E continuo a credere che persino l’automotive possa ancora offrire opportunità, se è vero che lo scorso anno nel mondo sono state prodotte 105 milioni di automobili.
Certo, paghiamo molto cari anche gli errori compiuti nella politica energetica, a partire dal no al nucleare sancito dal referendum del 1987. Torino potrebbe inoltre ricevere una forte spinta dal suo sistema bancario, se diventasse meno egoista, e dal risparmio privato, se una parte maggiore di quelle risorse venisse investita sulla città, come tempo fa ha auspicato anche il nostro cardinale.
Dopo venticinque anni di stagnazione e alla luce dell’insuccesso di tante scelte politiche ed economiche, Torino potrà sbloccarsi soltanto avendo il coraggio di cambiare la guida cittadina e accelerando i lavori della Tav.
La Torino-Lione, inserendoci pienamente nella rete europea dei trasporti e degli scambi commerciali e turistici, potrà dare un impulso a tutta la nostra economia. Ad Alessandria il corridoio ferroviario incrocerà i traffici provenienti dal principale sistema portuale italiano e diretti verso l’economia europea. Nel 2028 il porto di Genova avrà una nuova diga, che gli consentirà di aumentare la propria capacità, mentre le aree logistiche di Rivalta Scrivia e Alessandria potranno finalmente contribuire al rilancio del sistema logistico piemontese.
La Tav potrà inoltre aumentare i flussi turistici verso Torino, favorire gli scambi commerciali e mettere maggiormente in rete gli oltre quaranta centri universitari che operano tra Lione, Milano, Genova e Torino. Per i ragazzi che verranno a studiare nella nostra città si apriranno opportunità di studio e di relazione di grande importanza.
Ecco perché, raccogliendo anche la tua sollecitazione, domenica 27 alle 11 i Sì Tav torneranno in piazza a Torino per sostenere la Torino-Lione e manifestare contro la violenza dei centri estremisti italiani ed europei. Poiché piazza Castello sarà occupata da Terra Madre, ci ritroveremo nella bella piazza del Municipio.


