Bollo auto, il miracolo possibile
Alfredo Quazzo 07:17 Lunedì 21 Settembre 2026 0
Questa volta ci tocca davvero credere ai miracoli! Dal 2027 il bollo auto potrebbe non essere più dovuto per una larga parte delle vetture in circolazione. La misura annunciata dal Governo riguarda infatti le auto, anche ibride, il cui motore termico non supera gli 80 kW (108,8 CV), mentre sono escluse le elettriche. L’esenzione vale per una sola vettura per persona fisica.
Secondo le stime di Palazzo Chigi, sarebbero interessati circa 13,2 milioni di veicoli, quasi il 70% del parco circolante. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato che «l’esenzione dal bollo per le utilitarie e le auto di media potenza non si esaurirà nel 2027, ma diventerà un provvedimento strutturale e permanente».
Il bollo auto ha una storia lunga un secolo. Introdotto nel 1926 come tassa sulla circolazione, nel dopoguerra i suoi proventi furono destinati anche al finanziamento e alla manutenzione della rete stradale e autostradale. Nel 1982 cessò di essere legato all’effettiva circolazione per diventare una tassa sulla proprietà del veicolo, calcolata in base alla potenza. Dal 1999 è un tributo gestito dalle Regioni, salvo alcune eccezioni.
La decisione del Governo ha provocato forti critiche nelle opposizioni. Il Partito Democratico contesta la natura elettorale della misura e soprattutto il rischio di sottrarre risorse stabili alle Regioni, mettendo in difficoltà sanità e trasporto locale. Il Movimento 5 Stelle accusa invece Giorgia Meloni di incoerenza, ricordando che in passato la destra aveva bocciato analoghe proposte pentastellate. Alleanza Verdi Sinistra parla di «misura spot» e ne contesta l’assenza di progressività, non essendo l’esenzione legata all’Isee. Azione considera positiva in sé l’abolizione, ma critica la mancanza di una copertura strutturale. Italia Viva ricorda infine che Matteo Renzi aveva già avanzato la proposta nel 2016, allora duramente contestata dalla stessa Meloni.
Le obiezioni di Pd e Azione sono comprensibili. Il bollo è una delle poche imposte proprie delle Regioni e quelle entrate contribuiscono a finanziare servizi essenziali. Lo Stato ha promesso di compensare per il 2027 i 2,3 miliardi di minori entrate, ma resta da capire che cosa accadrà successivamente. Senza una copertura permanente, il rischio è che le Regioni siano costrette a tagliare servizi o ad aumentare altre imposte, a partire dall’addizionale regionale Irpef.
Più singolare appare la critica del Movimento 5 Stelle, concentrata sulla presunta “paternità” della proposta. Se un governo fa propria una misura sostenuta in passato dall’opposizione, quest’ultima può certamente rivendicare di averla proposta per prima. Ma per il cittadino che desiderava l’abolizione del bollo conta soprattutto che venga realizzata, non chi possa reclamarne il diritto d’autore.
D’altra parte, l’impopolarità del tributo è evidente. Un sondaggio SWG condotto tra il 4 e il 6 giugno 2025 su un campione di 800 maggiorenni indicava che il 66% degli intervistati considerava il bollo ingiusto, contro il 28% che lo riteneva giusto. Un dato che conferma quanto scrissi già sullo Spiffero nel giugno 2020, definendolo un «balzello iniquo».
Il punto politico è proprio questo. Il Governo Meloni, intervenendo sul bollo, fa leva su un sentimento di ingiustizia fiscale largamente diffuso. Le opposizioni sollevano obiezioni finanziarie fondate sui bilanci regionali, sulle coperture e sulla durata della misura, ma evitano sostanzialmente di difendere il tributo in sé.
Il bollo garantisce infatti entrate importanti alle Regioni e il nuovo provvedimento ne ridurrebbe il gettito di 2,3 miliardi. Si confrontano quindi due questioni diverse: da una parte l’eliminazione di una tassa sulla proprietà dell’auto percepita da molti cittadini come anacronistica; dall’altra la necessità di evitare che la sua abolizione produca un buco nei bilanci regionali e, di conseguenza, nei servizi pubblici.
L’ideale sarebbe che Governo e opposizioni, visto che l’abolizione del bollo è stata proposta in tempi diversi da entrambi gli schieramenti, trovassero una soluzione condivisa: eliminare stabilmente questa tassa garantendo però alle Regioni risorse certe e strutturali. Per una volta, nell’interesse dei cittadini.


