Digitali, ma lasciati soli
Fabrizio Biolè 15:02 Giovedì 24 Settembre 2026 0
Sono un cittadino cuneese, piemontese e, al tempo stesso, un lavoratore della Pubblica Amministrazione. Scrivo perché ritengo necessario mettere nero su bianco una contraddizione che trovo preoccupante e che rischia di diventare grave.
Premetto di essere tutt’altro che scettico sulla digitalizzazione dei procedimenti amministrativi. Anzi, ne sono un convinto sostenitore e credo che l’identità digitale e i servizi online rappresentino un’evoluzione necessaria, capace di semplificare la vita dei cittadini e di rendere più lineare e trasparente l’azione della Pubblica Amministrazione.
Sono però molto critico rispetto al grave ritardo con cui, soprattutto nel nostro Paese, abbiamo accompagnato la cittadinanza in questo passaggio. Siamo indietro nella formazione delle persone all’utilizzo di questi strumenti.
Lo dico da cittadino e da dipendente pubblico: chi guida le istituzioni ha, a mio avviso, sottovalutato per anni quanto fosse necessario un investimento continuo e capillare sulle competenze digitali di base. Ed è proprio per questo che trovo ancora più incomprensibile ciò che sta accadendo.
Dopo aver finalmente attivato, grazie al PNRR, una rete di punti di facilitazione digitale diffusa in tantissime città – gestiti in larga parte da Consorzi socio-assistenziali e Comuni – dove migliaia di persone, molte delle quali conosco personalmente, avevano trovato un servizio gratuito, di prossimità e ormai fondamentale, da un giorno all’altro questo servizio viene interrotto per mancanza di fondi.
E si rimane a guardare, quasi stupiti, senza riuscire a garantire continuità a ciò che per tantissime persone era ormai diventato uno strumento essenziale.
Si chiede al cittadino di diventare digitale, si rende obbligatorio o comunque pressoché inevitabile l’accesso online a un numero sempre maggiore di servizi e poi si interrompe proprio il supporto che permetteva a chi era rimasto indietro di recuperare. È un controsenso, amministrativo prima ancora che politico. Sarebbe miope, sia a livello nazionale sia regionale, non reinvestire in questo tipo di servizio.
Non si tratta di fare “assistenzialismo digitale”, ma semplicemente di usare il buon senso. Un cittadino formato comprende meglio i procedimenti, commette meno errori, riesce a interagire più facilmente con la Pubblica Amministrazione e si sente maggiormente parte del sistema. Tutto ciò, inoltre, alleggerisce il lavoro degli uffici e rende più lineare ed efficiente l’intero apparato amministrativo.
In un momento in cui l’evoluzione digitale procede a ritmi frenetici, interrompere un canale pubblico e gratuito di accompagnamento dei cittadini è una scelta difficilmente giustificabile.
Faccio quindi un appello diretto.
A livello nazionale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui fa capo il Dipartimento per la trasformazione digitale, e al ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. A livello regionale, all’assessore Matteo Marnati, che ha la delega alla trasformazione digitale.
Chiedo inoltre un parere e una presa di posizione chiara a tutti i rappresentanti politici eletti nella nostra regione e, in particolare, nella provincia di Cuneo: deputati, senatori e consiglieri regionali.
Credo che sia una risposta dovuta alla cittadinanza. Dopo aver chiesto, giustamente, ai cittadini lo sforzo di adeguarsi alla digitalizzazione dei procedimenti – un processo di cui gli stessi eletti sono attori e promotori – è altrettanto giusto che la politica prenda posizione e dia una risposta concreta a un’esigenza che ritengo non più rinviabile.
Restando a disposizione, porgo distinti saluti.


