Ecco perché mi occupo del Vco

Egregio Direttore,
in riferimento al Suo commento pubblicato questa mattina 26/09/26 desidero fornire alcune precisazioni, avvalendomi dell’art. 8 della legge sulla stampa (legge 47/1948).

Ritenevo che la mia di ieri fosse sufficiente a fugare ogni dubbio circa le motivazioni del mio interesse nei riguardi della partita montagna del Verbano Cusio Ossola, alla quale tengo molto perché ultima occasione di salvezza per molte valli del nord della nostra regione, che si trovano in oggettiva condizione di difficoltà. Visti i dubbi che Lei solleva, ritengo di dover fornire, a vantaggio dei lettori, alcuni approfondimenti.

Innanzitutto, come credevo sapesse, sono nativo di quel territorio. Trascorro in quelle valli una parte del mio tempo e ho in questi due anni consolidato un rapporto di collaborazione e stima con il presidente della provincia Albertella, con il quale abbiamo sviluppato, dopo trent’anni di impasse, la progettualità dell’ospedale unico.

Come detto precedentemente, quindi, a seguito di questi inoppugnabili fatti, il presidente Cirio mi ha chiesto di affiancare Gallo e Preioni.

Credevo fosse sufficiente questo per fugare ogni altro sospetto e illazione, ma visto che viene citato confermo che non ho alcun rapporto politico che mi lega all’imprenditore Paolo Zanghieri.

Essendo io cittadino di origine e di frequentazione del Verbano Cusio Ossola, certamente lo conosco. Come conosco centinaia di imprenditori del Piemonte, della Liguria, della Lombardia e di altri luoghi d’Italia e del mondo. Tuttavia posso confermare che, anche per una opposta provenienza politica - ricordo che lo stesso è stato vicesindaco del Comune di Domodossola con il centrosinistra - non esiste alcun rapporto politico o di altro interesse.

Io mi occupo di politica e di pubblica amministrazione: gli unici che possono caldeggiare con successo un impegno su un tema, in particolare se non afferente alle mie deleghe, sono altri amministratori pubblici in questo caso direttamente il presidente Cirio e il presidente Albertella.

Circa la “memoria” da me indicata come “dossier”, ho provato a contattare i dirigenti nazionali piemontesi del partito e tutti mi confermano di non aver ricevuto alcunché. Probabilmente sarà stata inviata ad una mail errata, in disuso o finita in spam. Si evince quindi che i vertici regionali e i vertici nazionali del partito non abbiano ricevuto la stessa. Li ringrazio, al pari del presidente Cirio, per la rinnovata fiducia.

Rammaricato nuovamente di ricorrere a questo mezzo per tutelare la mia onorabilità, ringrazio molto il direttore e la redazione per lo spazio di replica concesso.

*Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte e  ViceCoordinatore Regionale di Fratelli d’Italia

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Dobbiamo riconoscerlo: Federico Riboldi è un lettore accanito dello Spiffero. Due lettere in meno di ventiquattr’ore sono una prova di affezione che ci lusinga e alla quale cercheremo di corrispondere. Anche perché, continuando di questo passo, rischiamo di trasformare una vicenda degli impianti sciistici del Verbano Cusio Ossola in un epistolario.

Questa volta l’assessore aggiunge un particolare biografico: è nato da quelle parti, frequenta quelle valli, conosce il territorio. Benissimo. Nessuno lo aveva messo in dubbio e ne prendiamo atto. Se bastasse essere originari di un luogo per spiegare l’intervento di un assessore regionale in materie estranee alle proprie deleghe, avremmo peraltro risolto parecchi problemi nell’attribuzione delle competenze. Ma Riboldi ci ricorda nuovamente che è stato Alberto Cirio a chiedergli di affiancare gli amministratori competenti. Lo aveva scritto ieri, lo avevamo capito ieri e lo abbiamo riportato. Alla terza comunicazione promettiamo di mandarlo a memoria.

Più interessante è la precisazione su Paolo Zanghieri. Riboldi afferma di non avere con l’imprenditore «alcun rapporto politico o di altro interesse». Anche qui prendiamo atto. Peccato che non fosse questo il punto. Nessuno ha scritto che Riboldi e Zanghieri siano soci in affari, né che esista tra loro qualche rapporto occulto. Abbiamo raccontato una vicenda politica nella quale attorno a un progetto imprenditoriale preciso si muovono persone, incarichi, rapporti e interessi che meritano di essere osservati. E soprattutto abbiamo posto una questione che l’assessore, arrivato alla seconda lettera, continua accuratamente a lasciare inevasa.

C'è infatti un nome che curiosamente scompare anche da questa replica: Angelo Tandurella. È il segretario provinciale di Fratelli d’Italia nel Vco, è politicamente vicino a Riboldi e ricopre incarichi manageriali in società riconducibili al mondo imprenditoriale interessato all’operazione. Questo è uno degli elementi dell’intreccio politico-imprenditoriale che abbiamo raccontato. Non è un reato, non è un’accusa e non è un’illazione. È un fatto politicamente rilevante sul quale continuiamo a porre domande.

Riboldi può dunque spiegarci per la terza volta chi gli abbia chiesto di occuparsi della montagna, raccontarci dove è nato, dove trascorre il tempo libero e quante centinaia di imprenditori conosca tra Piemonte, Liguria, Lombardia e resto del mondo. Tutto interessante. Ma la domanda rimane ostinatamente lì: è politicamente opportuno che un assessore alla Sanità, privo di deleghe sulla materia e con abbastanza rogne nel suo settore da perderci il sonno, assuma un ruolo così attivo in una vicenda nella quale opera un gruppo imprenditoriale che annovera tra i suoi manager un dirigente locale del suo stesso partito, a lui politicamente vicino? Non pretendiamo che Riboldi condivida la domanda. Ci accontenteremmo che rispondesse.

Divertente, poi, il capitolo della “memoria”. Ieri l’assessore smentiva l’esistenza di un «dossier». Gli abbiamo sommessamente fatto osservare che noi di dossier non avevamo mai parlato: avevamo scritto di una memoria. Oggi, evidentemente dopo qualche telefonata, Riboldi ci informa di aver contattato dirigenti nazionali piemontesi del partito, i quali gli avrebbero assicurato di non aver ricevuto nulla.

Ne prendiamo atto anche in questo caso. Noi possiamo soltanto dire ciò che sappiamo: nel documento giunto allo Spiffero compaiono tra i destinatari nomi e indirizzi di posta elettronica di esponenti nazionali di Fratelli d’Italia. Non abbiamo mai sostenuto di possedere la ricevuta di lettura. Può essere finita nello spam, come ipotizza Riboldi; magari è stata cestinata, magari riposa accanto alle newsletter delle offerte del Black Friday. Non lo sappiamo e, a differenza dell’assessore, non abbiamo necessità di formulare ipotesi per trasformarle in certezze.

Notiamo soltanto una piccola acrobazia logica. Dal fatto che le persone interpellate gli abbiano detto di non averla ricevuta, Riboldi conclude che «si evince» che i vertici regionali e i vertici nazionali del partito non l’abbiano ricevuta. Forse prima di elevare qualche telefonata a censimento generale di via della Scrofa sarebbe consigliabile una certa prudenza. Noi, infatti, ci limitiamo a ciò che possiamo documentare.

Infine l’onorabilità. Riboldi torna a scrivere di doverla tutelare. È la seconda volta e forse vale la pena sgombrare definitivamente il campo: lo Spiffero non ha attribuito all’assessore alcun illecito. Abbiamo raccontato fatti, rapporti politici, incarichi societari e movimenti attorno a un’operazione economica, ponendo domande sulla loro opportunità politica. È esattamente ciò che fa un giornale. Comprendiamo che le domande possano essere fastidiose. Ma trasformarle in un attentato all’onorabilità non le fa sparire. E rispondere diffusamente a ciò che non abbiamo contestato, evitando ciò che abbiamo scritto, rischia ormai di sfiorare il comico. Perciò tranquillizziamo Riboldi: non arretriamo di un centimetro rispetto a quanto pubblicato. Continueremo anzi a verificare gli ulteriori elementi che, proprio dopo il primo articolo, ci sono stati forniti. Se saranno documentati e giornalisticamente rilevanti, li pubblicheremo.

L’assessore continuerà, se lo riterrà, a scriverci. Noi continueremo a fare il nostro mestiere. (bb)

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