Bilancio regionale, più che buco è un cratere: mancano due miliardi

Cota dà il via all’operazione verità sui conti: questa è la pesante eredità della giunta Bresso. Entro l’estate il piano di risanamento

ALTOLA' agli sprechi

«Nel Bilancio della Regione Piemonte mancano all’appello risorse per oltre due miliardi di euro, più di metà dovute a crediti inesigibili o debiti fuori bilancio, per il resto a causa di una sovrastima delle entrate fiscali fatta dalla precedente amministrazione di centrosinistra». È la denuncia del presidente Roberto Cota, che nell’avviare quella che definisce “operazione verità” intende per far sapere ai piemontesi «l’eredità che ci hanno lasciato e la tassa Bresso che dovranno pagare».

 

Dopo settimane in cui si sono accavallate indiscrezioni e moltiplicati attacchi preventivi dall’opposizione di centrosinistra, il governatore ha finalmente fornito la sua versione, confortata dalle ricognizioni effettuate dalle strutture esterne di consulenza (la multinazionale Kpmg, la fondazione Ifel, e lo studio milanese dell’avvocatoTommaso Iaquinta), incaricate di fare luce sulla situazione finanziaria della Regione. Accompagnato dall’assessore al Bilancio Giovanna Quaglia e dalla titolare alla Sanità Caterina Ferrero, Cota ha snocciolato cifre da capogiro: previsioni completamente sballate per 614 milioni nel bilancio 2010 « che noi, in carica dal 3 maggio, abbiamo trovato già predisposto e che abbiamo dovuto approvare per evitare la paralisi dell’attività»; debiti extra per altri 509 milioni dovuti all’anticipazione di crediti avanzati nei confronti dello Stato fatta da Unicredit e non contabilizzata; spesa fuori controllo per il settore sanitario «che ha visto la cancellazione di impegni per 823 milioni dal bilancio della sanità con due determine nel gennaio 2007 e nel marzo 2009, senza che gli importi corrispondenti venissero cancellati dai bilanci delle Asl, che pertanto dovranno avere dalla Regione questi soldi».

 

Calcolatrice alla mano, il deficit al netto di residui attivi e passivi ammonterebbe a circa due miliardi e 184 milioni di euro. Soldi che mancano all’appello. «È ora di smetterla  di raccontare balle ai piemontesi - ha attaccato il governatore - e vivere al di sopra delle proprie possibilità, pensando che tanto pagherà chi viene dopo. Perché a pagare, prima o dopo, saranno sempre i cittadini. L’eredità che ci hanno lasciato è molto difficile, e ho ritenuto giusto dirlo ai piemontesi. Dicendola, e spiegando chi è responsabile per la situazione in cui ci troviamo pongo le basi per il progetto di risanamento e rilancio che presenteremo prima dell’estate».

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