VERSO IL VOTO

Il mio partito? Una vera patacca

Omonimie, simboli taroccati, liste civetta. C’è chi ne ha fatto una professione, ma più spesso è un espediente per “rubare” voti. Una politica del falso d’autore che da vent’anni condiziona, non poco, le elezioni amministrative. I maghi Rabellino e Martucci

Quando nel 2001 Roberto Rosso si candidò per la prima volta a sindaco di Torino, mai più poteva pensare che un altro Rosso, tal Gianfranco, con la sua lista "Rosso Sindaco" gli avrebbe sottratto migliaia di voti. Fu un oltraggio per l'allora leader dei berlusconiani subalpini, che fece il diavolo a quattro - tra ricorsi e riconteggi - pur di scongiurare l'effetto nefasto di quella omonimia. Nulla da fare: l'altro Rosso ottenne il 2,23% con 13.362 preferenze in un mare di schede nulle, 25mila, comprese quelle in cui gli elettori votarono Forza Italia e Rosso Sindaco, ovviamente sbagliando Rosso. Così, come vedremo, ci fu chi si vendicò (e con gli interessi) di uno sgarbo subito più o meno due anni prima. 

 

Sarà il ricordo di quella disavventura che ha portato l'ex sottosegretario, candidato a capo di un rassemblement, a registrare subito il simbolo di una civica che riportasse il suo nome? Peccato che anche questa volta il diavolo pare ci abbia messo lo zampino e così a sfruttare quel cognome tanto diffuso, giocando sull'equivoco, ci sarà un altro Roberto Rosso, l’Omonimo, che Forza Italia piazzerà in testa all’elenco dei suoi aspiranti consiglieri. E contro questo Rosso l’Originale, non può farci proprio nulla, se non batterlo nelle urne.

 

Vent’anni di elezioni, a Torino, sono stati anche vent’anni di guerre di simboli in una città che secondo Gabriele Maestri - autore de I simboli della discordia (da cui è nato un portale internet) Per un pugno di simboli, testi cult per i feticisti della materia - è stata un laboratorio della simbologia politica. “Operazioni talvolta truffaldine, ma frutto di veri e propri colpi di genio”. Menti finissime, spesso contagiate dal germe del rancore verso partiti o leader che li hanno messi ai margini della vita politica, pronti a guastare una festa cui non sono stati invitati. Renzo Rabellino, Maurizio e Alessandro Lupi, Denis Martucci, Marco Di Nunzio sono solo alcuni dei protagonisti comparsi quasi dal nulla sul palcoscenico: ognuno con la sua storia e le sue peripezie, veri e propri prestigiatori della giocoleria politica. Per qualcuno, si tratta solo di spregevoli contraffattori, capaci, tuttavia, come vedremo, di esportare la loro “arte” anche fuori dai confini piemontesi. 

 

Tutto ebbe inizio nel 1993, l’anno in cui per la prima volta i cittadini eleggono direttamente il proprio sindaco. Fu in quell'occasione che agli elettori comparvero le prime “illusioni ottiche” come lo stesso Maestri le definisce. Rabellino - per Filippo Ceccarelli il “Mago delle false apparenze elettorali” - era appena stato cacciato dalla Lega, colpevole di aver tramato per detronizzare Gipo Farassino a vantaggio dell’allora parlamentare Claudio Pioli. L’operazione fallì e lui, che allora sedeva a Palazzo Lascaris, dovette fare le valigie. A quel punto l’obiettivo diventò farla pagare ai suoi ex compagni. Pioli si candidò a sindaco con la lista Lega per Torino, colori giallo e blu e una Mole al centro: 10.131 preferenze, pari all’1,68%, molti più voti di quanti ne sarebbero bastati al candidato ufficiale del Carroccio Domenico Comino per entrare al ballottaggio. Fu il primo colpaccio di Rabellino; in fondo se Valentino Castellani divenne sindaco fu anche merito suo. 

 

In quella stessa tornata apparve per la prima volta sulla scheda delle amministrative torinesi anche il simbolo dei Verdi Verdi, gli ecologisti di destra, quelli che sostituirono il Sole che ride con un simpatico orsetto. Il candidato sindaco, Maurizio Lupi, poteva contare su ben quattro liste a sostegno: Lega Vento del Nord - con una Statua della Libertà nel logo, che corse senza firme grazie alla “pulce” della Lega Alpina Lumbarda allora in mano a Roberto Gremmo - i già citati Verdi Verdi, i Pensionati Uniti e W le Donne. Addio vecchia grigia e barbosa Prima Repubblica! “Una cosa fu chiara dopo quelle elezioni - spiega Maestri - si capì che moltiplicare liste e candidati portava acqua al mulino. Non a caso, nel 1997, Comino torna al cospetto degli elettori con un tridente formato da Lega Nord, Lavoratori Padani e Padania Pensione Sicura”. Intanto la combriccola si allarga a Martucci, cacciato da Forza Italia per aver osato tappezzare la città con il suo volto in barba al diktat di Silvio Berlusconi: "sui manifesti solo il volto mio e dei candidati sindaco". Un altro esule del centrodestra. 

 

Fu Rosso il primo a cercare un accomodamento: alle Provinciali del 1999 l’allora coordinatore regionale azzurro concorda con Rabellino un paio di seggi sicuri nelle sue liste, in cambio chiede nessuna manovra di disturbo. Ma quei seggi, secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Rabellino a Maestri, non arrivarono mai. Il patto si ruppe e visto che la vendetta è un piatto da servire freddo, l’occasione per vendicarsi Rabellino la trova dopo due anni: nasce così, secondo alcuni retroscena, la lista Rosso Sindaco del 2001 (operazione ripetuta cinque anni dopo con Franco Buttiglione, il cugino di Rocco, candidato a sindaco del centrodestra e poi con Domenico Coppola, alias del Michele Coppola candidato berlusconiano, che morì prima di avere il tempo di essere proclamato consigliere. Il primo eletto fu Denis Martucci, “detto Coppola”, anche lui mai entrato in Sala Rossa perché si scoprì che era candidato contemporaneamente in tre comuni). Arriva il 2006, il vero anno di Martucci, candidato a sindaco della coalizione che ha al proprio interno la lista dell'altro Buttiglione (oltre a No Euro di Rabellino, Forza Toro, Fiamma Tricolore, Immigrati Basta di Max Loda e Pensionati e Invalidi di Luigina Staunovo Polacco, che a distanza di dieci anni si candida ora con la sinistra di Giorgio Airaudo). Prima di iniziare la campagna, Martucci si era dilettato in un'operazione di hackeraggio deviando il sito Internet di Sergio Chiamparino su uno farlocco a sostegno della lista «Ciampa Rino». Individuarlo non fu difficile: il sito era registrato a nome di sua mamma, Silvia Rovera, moglie del notaio Pierangelo Martucci. Ma un'altra coalizione, quella di Alessandro Lupi, mostra di avere almeno altrettanto ingegno. Otto simboli a sostegno: Verdi Verdi (che diventa Veri Ambientalisti), Sì a un futuro senza caccia (con Daffy Duck che spaccava un fucile), Lista Granata per il Filadelfia che clonava i Forza Toro di Rabellino, Lista del sindaco Torino 2006 con gli zero che richiamavano cerchi olimpici, e poi una perla: Uniti per il Centrosinistra, con un arcobaleno che richiamava il simbolo della prodiana Unione. "Prima era “Uniti e Prodi per il centrosinistra”, ma la commissione cancellò il nome di Prodi - racconta Maestri -. Per non parlare di “Noi meridionali. Il sud che ha costruito Torino” che in prima battuta, quando fu presentato il logo, aveva già la croce sopra, un po’ come quella dei facsimile (anche in questo caso ci mise una pezza la commissione)". Grazie a cotanto ingegno nel  2006 sulla scheda elettorale c'erano 37 simboli. E quando questi ingegnosi (quanto bizzosi) politici trovavano un accordo riuscivano anche a fare degli eletti come capitò nel 2009 a Rabellino, che venne eletto in Provincia.

 

Il 2011 entra in scena Marco Di Nunzio, fuoriuscito dalla Fiamma Tricolore: è l'uomo del Bunga Bunga e che al Comune di Torino presenta ben quattro liste, ognuna un capolavoro, ma furono tutte stoppate dalla commissione per mancanza di firme. Forza Juve, No Immigrazione No Nucleare (c’era appena stato Fukushima), Co-Po-la, anagramma del fantomatico Comitato popolo latino americana (nello stesso simbolo c’era Fiat, Famiglie indigenti Torino) e poi Bunga Bunga, più pilo per tutti. Nel 2014 si unisce, tra gli ultimi, l’ennesimo ex, Roberto Cermignani, un passato senza molte luci nell’Italia dei Valori e l’odio per Sergio Chiamparino che lo umilia a una riunione di maggioranza facendogli capire, senza troppa diplomazia, che per lui non ci saranno posti e prebende. È un attimo che nasce la lista “Chiamiamolo per il Piemonte”.

 

E visto che ingegno e know how vanno esportati, i nostri arrivarono a un passo dal conquistare la Capitale. Sarebbe stato il colpo della vita, la vera stangata. L’occasione erano le regionali 2013, nel Lazio si sfidavano Francesco Storace e Nicola Zingaretti. Rabellino dà vita a una lista Lega Centro, una versione di Lega Padana non più legata al Nord e ottiene l’apparentamento con Storace. Quando vennero stampati i manifesti Lega Centro era scritto minuscolo e il nome del candidato governatore occupava quasi tutto il logo. Questa lista senza uno straccio di manifesto e candidati pescati in gran parte in Piemonte (c’era persino il consigliere comunale Ferdinando Berthier) arrivò a un passo dall’elezione di un consigliere. Nella sola circoscrizione di Roma sfiorò i 33mila voti, la lista ufficiale di Storace si fermò a 27mila strappando un seggio solo grazie alle preferenze ottenute nelle altre province. 

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8 Commenti

  1. avatar-4
    10:21 Lunedì 25 Aprile 2016 massimo.d.s. Piazza Pulita di tutte le liste civetta

    Le commissioni elettorali e i tribunali dovrebbero fare piazza pulita, una volta per tutte, di tutte queste inutili liste civetta. Inquinano irrimediabilmente il libero esercizio del voto. Ingannano i cittadini ignari che pensano di votare una lista mentre ne votano un'altra. Altro che liste civetta, si tratta di vere e proprie liste-truffa!

  2. avatar-4
    22:37 Domenica 24 Aprile 2016 moschettiere Geniali

    Senza ironia: Rabellino e Martucci jr sono dei geni. L'ho sempre sostenuto e ribadito ad ogni occasione. I soli che hanno colto i limiti paradossali della democrazia elettiva, con la fantasia, l'originalità e l'inventiva del genio italiano. A loro darei il governo: le cose andrebbero meglio e si tornerebbe a sorridere.

  3. avatar-4
    21:04 Domenica 24 Aprile 2016 brizo Italietta

    Se fosse una Italia e non una italietta non le presenterebbero neanche.Ma vista la finta democrazia nella quale siamo immersi....fino al collo qui si può fare quello che si vuole o quasi...

  4. avatar-4
    17:50 Domenica 24 Aprile 2016 orsetto Scusate la polemica...

    Mi scuso con varazzebeach per il mio odierno eccessivo spirito polemico. Credo di poterTi assicurare che il fatto che alcuni stretti familiari fossero collaboratori del gruppo consiliare fosse situazione risaputa da molti anni (vedi ripetuti articoli sui media locali),fosse perfettamente in regola con la normativa regionale e che, quindi, nessuno ha "dimostrato" niente. Lo stesso dicasi della presenza di mia figlia a Parigi tenuto conto che, detta presenza, è stata spontaneamente dichiarata in sede di primissimo incontro con i magistrati visto che non vi era assolutamente niente da nascondere e considerato che, per definizione giuridica, un collaboratore continuativo ha un contratto privo di alcun vincolo di orario, di luogo,di subordinazione e di modalità di esecuzione, ma è semplicemente tenuto a produrre un risultato concordato con la controparte contrattuale. E ci sono almeno diecimila pagine di dossier di approfondimento elaborati dalla collaboratrice e certificati da una perizia calligrafica.

  5. avatar-4
    15:33 Domenica 24 Aprile 2016 silvioviale VERDI vs VERDI-VERDI

    In realtà l'idea dei Verdi-Verdi fu un'idea azzeccata, se pensiamo che i Verdi di allora si sono sparpagliati dalla Lega Nord a Rifondazione e che nel '93 si sarebbero poi spaccati su Castellani (Verdi) e Novelli (Alleanza Verde per Torino). Non ho mai condiviso il livore con cui i Verdi se la prendevano con i Verdi-Verdi, negando una differenza politica evidente, piuttosto che con se stessi. Voglio solo ricordare che la causa della fuoriuscita dei Verdi-Verdi fu politica, il non appoggio a Zanone dei Verdi torinesi ... Poi venne il '93

  6. avatar-4
    13:39 Domenica 24 Aprile 2016 varazzebeach PATACCA DI FAMIGLIA

    non sarà una civetta (anche se come sono nati i Verdi Verdi a quello miravano, sù un po' di onestà) ma di certo è stato un buon investimento famigliare come hanno dimostrato i pm al processo di Rimborsopoli, con tutti i parenti a usufruire dei fondi regionali

  7. avatar-4
    12:05 Domenica 24 Aprile 2016 walter68 Tronzano poverino

    fatemi capire non solo autentica le firme rischiando processi... non solo non ha alcuna possibilità di essere eletto (fino al 5% esce solo Napoli come consigliere)... ma qualora ne avesse una... uscirebbe il Rosso di FI con gli errori???Maddai...

  8. avatar-4
    10:47 Domenica 24 Aprile 2016 orsetto qualche inesattezza...

    I VERDI VERDI compaiono per la prima volta non nel 93 ma alle elezioni comunali di Pinerolo del 1991 e si ripresentano l'anno dopo alle elezioni politiche.Non sono mai stati una lista "civetta" o di disturbo visto che in svariate occasioni hanno ottenuto risultati elettorali addirittura superiori a quelli della lista concorrente e visto che anche un minus habens è in grado di distinguere un orso da un sole che ride.E che dire delle migliaia di preferenze raccolte in alcune competizioni elettorali come appunto quella del '92. Forse che migliaia di elettori hanno barrato l'orsetto e poi hanno pure scritto un cognome per errore? Cerchiamo di essere seri. Maurizio Lupi

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