ECONOMIA DOMESTICA

“Manca la voglia di fare impresa”

L'allarme del presidente della Camera di commercio Ilotte. Nel 2016 diminuiscono ancora le iscrizioni a Torino che è sotto la media nazionale. Solo gli stranieri in controtendenza. Sempre più giù negozi al dettaglio e costruzioni

Il timore di mettersi in gioco. Mentre la crisi sferra ancora pesanti colpi di coda, a Torino si consolida quel sistema di imprese che ha superato la nottata e sviluppato gli anticorpi per uscire indenne (ma trasformato) dal decennio più buio dell’economia europea. Le imprese sono sempre meno, ma risultano più solide. Le chiusure sono ai minimi storici, ma allo stesso tempo gli aspiranti imprenditori faticano a trovare idee innovative da proporre al mercato. In controtendenza solo le imprese straniere, che nell’ultimo anno sono aumentate del 4 per cento rispetto al 2015. È il quadro che emerge dall’indagine annuale sulla natimortalità delle imprese condotta dalla Camera di Commercio di Torino.

Il 2016 si è chiuso con 223.307 imprese registrate (-1.712 sul 2015), riportando il tessuto imprenditoriale torinese ai livelli del 2004: “È come se avessimo perso dieci anni” si cruccia il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Ilotte. A scendere significativamente rispetto al 2015 sono le nuove aperture (13.889 a fronte delle 14.308 dell’anno precedente), ma si osserva anche un netto calo delle cessazioni (13.732 contro le 14.264 del 2015). Insomma, un contesto sempre meno dinamico, ma che allo stesso tempo trova una sua stabilità. Senza le cessazioni di ufficio, il saldo fra aperture e chiusure sarebbe positivo (+157) e il tasso di crescita improntato alla stabilità (+0,07%), in linea con quello registrato nel 2015 (+0,02%). Nel 2016 Torino rivela una maggiore reattività rispetto al Piemonte (-0,12%), ma ancora lontana dalla performance nazionale (+0,68%) e da quella dei principali capoluoghi di regione: Roma (+2,1%), Napoli (+1,9%) e Milano (+1,5%). “Il sistema economico si stabilizza, ma manca la voglia di fare impresa” sintetizza Ilotte.

Piccolo è bello? - Nel tessuto economico torinese predomina la micro impresa: ha meno di 10 addetti oltre il 95% delle imprese, cui si aggiunge una ridotta percentuale (il 3,8%) di piccole imprese (fra i 10 e i 49 addetti), mentre è residuale la presenza di quelle medie e grandi. Quanto alle forme organizzative si va sempre più in direzione di un rafforzamento strutturale con l’espansione delle società di capitali (il 18% del totale), che registrano un tasso di crescita pari al 2,87%, trainate da un’elevata natalità e da un tasso di mortalità decisamente contenuto. Crescono anche le società a responsabilità limitata semplificata  (+51,7%) e le cooperative (+0,7%).

Tassi di sopravvivenza in crescita - A un anno dalla nascita, in provincia di Torino sopravvivono 88 imprese su 100, dato in rialzo rispetto al 2015 (86,6). I valori migliori sono raggiunti dalle imprese dell’agricoltura (94,7), dei trasporti e spedizioni (93), del turismo (90) e dei servizi alle persone (89,2). A due anni dall’iscrizione, il tasso di sopravvivenza scende al 76,2%, anche se ancora in miglioramento rispetto all’anno precedente (75,1). A tre anni sopravvive il 66,8% delle imprese (era 65,8 nel 2015). I settori che si mostrano meno longevi dopo tre anni di vita sono le costruzioni, il commercio e anche il turismo.

Servizi alla persona - La stabilità del tessuto imprenditoriale torinese è sostenuta principalmente dalla buona performance dei servizi alla persona che incrementano la loro consistenza del +1,8%. In questo settore crescono sia le attività legate alle esigenze primarie e personali (istruzione +1,7%, servizi sanitari +4% e sociali +3,4%) sia le attività connesse al tempo libero (+2,7%). Tra quest’ultime, si rinnova soprattutto l’incremento delle sale da gioco, bingo (+31,5%) e delle slot machine (+15,2%). Buona, infine, anche la performance delle altre attività dei servizi alla persona (+1,9%), tra cui spiccano i saloni di bellezza (+2%), le attività di tatuaggi e piercing (+29,2%) e i servizi di toelettatura per animali (+11,7%). Di segno positivo le attività dei servizi di alloggio (+0,5%), tra cui quelle alternative come  i B&B (+7,8%), i rifugi di montagna (+5,7%) e le aree da campeggio (+5,4%); in flessione, al contrario, gli alberghi (-2,1%). Se si guarda alle attività di ristorazione (+0,3%), invece, continua il boom della ristorazione di cibi d’asporto (+1,9%) e dei ristoranti (+3,7%) mentre registrano un calo, per il secondo anno consecutivo, i bar (-2,1%, il 42,4% del totale del comparto).

Commercio - È il commercio ad accusare sul territorio la flessione più sostenuta (-1,9%; -1.100 unità rispetto al 2015), imputabile sia all’intermediazione (-2,7%; il 18,8% delle imprese del settore), sia al commercio all’ingrosso in tutti i principali beni di consumo finali, esclusi gli autoveicoli (-1,2%; il 14,3%). Quanto al commercio al dettaglio aumentano, così come evidenziato nel 2015, gli esercizi di prodotti alimentari e bevande (+0,6%), in particolare i negozi di frutta e verdura (+6,5%; si tratta della quarta variazione positiva consecutiva), di bevande anche alcoliche (+4,1%) e le torrefazioni (+46,2%). Al contrario calano le panetterie (-3,6%), le pasticcerie (-4%) e le macellerie (-2,5%). In flessione, invece, il commercio al dettaglio di generi non alimentari (-1,8%): a soffrire di più sono i negozi di abbigliamento (-3,5%), di calzature (-3%), le profumerie (-3,6%), i fiorai (-3%) e le gioiellerie (-1,6%), mentre, in controtendenza, registrano un +22% le farmacie. In calo (-3,8%) la vendita di prodotti culturali e ricreativi (libri, giornali, etc.), in particolare le rivendite di giornali e riviste (-3,8%), le cartolerie (-6,6%) e i negozi di articoli sportivi (-2,7%). Al contrario aumenta il commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (+5,8%) e l’e-commerce (+7,5%). Diminuisce l’ambulantato (il 13,3% del settore; -2,9%), soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento (-1,1%), mentre aumenta nella frutta e verdura (+1,7%).

Servizi alle imprese - Il leggero calo, in controtendenza con gli anni passati, è da attribuire prevalentemente al -1,8% dei servizi di trasporto e magazzinaggio (il 12% del settore) e alle attività immobiliari (-1,1%; 33,4%). Calano anche i servizi “avanzati” (-0,3%), in particolare le telecomunicazioni (-5,3%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,8%). I servizi di tipo organizzativo e strumentale (agenzie di selezione personale, servizi di vigilanza, attività di noleggio e leasing, attività di supporto per funzioni d’ufficio) alle imprese continuano ad irrobustirsi (+3,5%; il 15,4% del settore), così come il numero di attività finanziarie ed assicurative (+0,8%; il 9,9%). 

Costruzioni - In flessione tutti i principali comparti, dai lavori di costruzione pubblici e privati (-3,2%) all’ingegneria civile (-2,8%). Stabili le imprese specializzate in lavori di costruzione e ristrutturazione (-0,2%, il 74,3% del comparto).  

Industria - In calo anche il manifatturiero, in particolare la meccanica (-3,4%), l’elettronica (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-0,9%). L’industria alimentare e delle bevande, dopo un 2015 di crescita sostenuta, nel 2016 fa registrare un incremento della consistenza positivo, ma più contenuto (+0,6%; l’8,6% delle imprese del manifatturiero). Crescono l’industria tessile e dell’abbigliamento (+1%), in particolare le imprese di sartoria e confezione su misura di abbigliamento, e la riparazione e installazione di macchine (+1,7%).

Agricoltura - In diminuzione le coltivazioni di cereali (-1,9%, il 27,3%) e le coltivazioni di tabacco (-1,4%, il 25,6%). Crescono le colture permanenti (+1%, il 7,9%), soprattutto grazie alle coltivazioni di alberi da frutto, frutti di bosco e in guscio (+25,4%). Fra le colture non permanenti, in aumento i legumi (+5,8%, il 9,5%) e la floricoltura (+1,8%, il 3,7%).

Aumentano gli stranieri - Anche nel 2016 sono le imprese straniere  ad aver contribuito alla tenuta del sistema imprenditoriale torinese: con 24.358 unità (il 10,9% delle imprese totali), le imprese straniere segnano un tasso di crescita pari al +4 per cento. Costruzioni e commercio si confermano i principali settori in cui si concentrano le imprese straniere: se il commercio diminuisce del -2,2%, l’edilizia (il 32,4%) vede un aumento dello stock imprenditoriale del +2,1%, in netta controtendenza con l’andamento complessivo del settore. Ottime le performance anche di tutti gli altri comparti merceologici: i servizi alla persona (il 6,6%) toccano la variazione migliore con un +17,3%, seguiti dall’industria con un +7,5% e dalle attività di turismo con un +6%. L’83,5% delle imprese straniere è strutturata come impresa individuale, seguono le società di persone (il 9,1%) e quelle di capitale (il 6,5%); sono proprio le società di capitale  che incrementano lo stock del +11,7% rispetto al 2015, segnale che le imprese straniere nel tempo diventano sempre più realtà imprenditoriali strutturate e organizzate nel territorio.

La prima nazionalità degli imprenditori stranieri è quella rumena (il 23,9%; +0,7%), seguita da quella marocchina (16,2%; +3,6%) e cinese (7,5%; +5,8%). Gli imprenditori stranieri sono principalmente di genere maschile (72,3%) e hanno un’età compresa tra i 30 ed i 49 anni (62%).

Le donne - Sono quasi 49mila (48.998) le imprese femminili in provincia di Torino, che rappresentano il 22% del tessuto imprenditoriale complessivo. Nel 13% dei casi si tratta di imprese “under 35”. Nel corso dell’anno si è assistito ad un forte turn over, con alti tassi di natalità e mortalità, ma alla fine il 2016 si è chiuso con un tasso di crescita positivo, pari al +0,23%. A sostenere le imprese femminili, la crescita del settore dei servizi alla persona (+2,2%) e la stabilità del comparto turistico (+0,4%) e dei servizi alle imprese (+0,3%). Tra gli imprenditori torinesi, il 30,5% è donna. Si tratta di imprenditrici in prevalenza di età compresa fra 30 e 49 anni (il 41%) e 50 e 69 anni (il 41%), che nel 38% dei casi operano come amministratrici di società e nel 28% dei casi come socie. Per il 91% si tratta di imprenditrici di nazionalità italiana. Delle 9.489 posizioni imprenditoriali facenti capo a donne di nazionalità straniera, il 20% proviene dalla Romania e un ulteriore 12% dalla Cina; importante anche il peso della componente imprenditoriale femminile marocchina (855 posizioni), nigeriana (641) e francese (482).

I giovani - Anche nel 2016 prosegue il trend negativo delle imprese giovanili  che calano di 809 unità, raggiungendo quota 22.287, pari al 10% delle imprese torinesi. La presenza più marcata di giovani si registra nel settore del commercio (il 27,5%) e delle costruzioni (il 18,2%), cui seguono i servizi prevalentemente orientati alle imprese (il 20,2%). Nel complesso, si assiste ad un generale arretramento di quasi tutti i comparti, ad eccezione delle imprese agricole (il 4,4% delle “under 35”) che crescono del +13,3%. Anche in questo caso, prevalgono le imprese individuali (79%), cui seguono le società di persone (il 10,4%) e le società di capitale (il 9,8%). Tra le imprese giovanili, quelle femminili rappresentano il 27,7%, quelle straniere il 26%.

I Comuni - Il 75% delle imprese registrate torinesi ha sede in 30 comuni, tutti con più di 1.000 imprese ciascuno. Ben 12 di questi comuni registrano un tasso di crescita positivo: i più elevati sono stati conseguiti da Giaveno (+1,06%), Borgaro Torinese (+0,74%) e da Collegno (+0,66%).

Gli artigiani - Nel 2016 non si è arrestata la flessione delle imprese artigiane torinesi (62.325, il 28% del totale delle imprese locali): il tasso di crescita, al netto delle cessazioni d’ufficio, è stato pari a -0,88%, anche se migliore rispetto a quelli regionali e nazionali (entrambi -1,16%) e in risalita rispetto all’anno precedente (-1,68%). Ci sono alcuni segnali incoraggianti. I comparti con la consistenza più numerosa, l’edilizia (42,1%) e l’industria manifatturiera (20,4%), evidenziano ancora riduzioni (rispettivamente -1,5% e -1,4%), ma più contenute rispetto a quelle rilevate nel 2015 (-2,8% e -1,7%). Il settore dei servizi alle imprese, che rappresenta il 15,2% del totale, mostra una situazione di sostanziale stabilità nei confronti dell’anno precedente così come le attività del turismo.

Risulta, invece, in leggera crescita la consistenza del settore dei servizi alle persone (+0,5% nei confronti dell’anno precedente.  L’81% delle imprese artigiane è un’impresa individuale. Le società di persone rappresentano il 15% e le società di capitale il 3,9%.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:50 Martedì 28 Febbraio 2017 seric Ma mi faccia il piacere

    Caro Ilotte, il problema non è la voglia...

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