POLITICA & SANITA'

Parco della Salute, imprenditori in campo

L’Unione Industriale pungola la Regione: “È un’occasione unica di investimento, occorre non perdere tempo”. In autunno un convegno con ministro e potenziali partner privati. Marino: “Pronti alla massima collaborazione”

Piena disponibilità alla collaborazione, ma anche un percettibile sprone a tenere un ritmo di marcia elevato per non perdere tempo nel raggiungimento dell’obiettivo: è nel segno del presto e bene che l’Unione Industriale di Torino lancia un messaggio chiaro alla Regione sul Parco della Salute. “La sua realizzazione rappresenta uno snodo fondamentale nel campo dei progetti di investimento sanitario attraverso il partenariato pubblico-privato e un’occasione di notevole sviluppo per il tessuto socioeconomico” osserva Antonio Marino, presidente della sezione Sanità dell’associazione di via Fanti. E non è né un caso che proprio gli imprenditori torinesi abbiano promosso un convegno, in programma per il 12 ottobre , nel quale – alla presenza di esperti, amministratori locali e probabilmente dello stesso ministro della Salute Beatrice Lorenzin, oltre che naturalmente del commissario dell’azienda Gian Paolo Zanetta - verranno affrontati i temi che legano il mondo dell’impresa (soprattutto nel comparto del biomedicale, ma non solo) al progetto per cui il mese scorso è stata bandita la gara per la scelta dell’advisor.

“Siamo di fronte a un’opera che con un consistente impegno economico e la creazione di una partnership pubblico-privato finalizzata a intercettare le migliori competenze ed esperienze private in una logica mirata a realizzare una struttura competitiva a livello internazionale” spiega Marino che, proprio in virtù della portata del progetto ribadisce come “la collaborazione con il mondo imprenditoriale può rappresentare una sorta di rinascita per la realtà piemontese, che nei decenni passati è sempre stata il faro ed il cuore dell'industria italiana”. Parla, senza giri di parole, il responsabile del settore Sanità dell’Unione Industriale del “collegamento con un comparto imprenditoriale piemontese, nazionale ed internazionale operante nel settore sanitario” come di “un’occasione irripetibile ed irrinunciabile per dar vita a un volano economico e di rilancio dell'economia piemontese, puntando sulle eccellenze sanitarie “. In questo scenario si inserisce, ovviamente, anche il previsto incubatore con il ruolo fondamentale di Università e Politecnico e la partecipazione delle imprese di settore.

Nel corso del convegno di ottobre, ma forse ancor prima in una serie di contatti avviati dall’associazione confindustriale, verranno discussi aspetti tecnici e operativi, in particolar modo inerenti le procedure e le scelte dei criteri di assegnazione di appalti e lavori. “La scelta compiuta – ricorda Marino – è quella del partenariato pubblico-privato in una versione light, quella teorizzata dalla professoressa Veronica Vecchi dell’Università Bocconi, ovvero includere nel contratto solo la progettazione e realizzazione della struttura edile, la gestione del calore e la manutenzione dell’immobile. Resteranno esclusi, quindi, le gestioni dei servizi cosiddetti soft, quali pulizie, ristorazione, fornitura e, non da ultimo, delle tecnologie”. Una massa critica di notevole peso, per la sui gestione “si potrebbero stipulare altri contratti sempre di partenariato, ma più specifici con operatori esperti e dedicati sul mercato”. Marino cita come esempi perseguibili quelli dell’Azienda ospedaliera di Novara e l’Asl To3 “che hanno intrapreso da tempo questo percorso virtuoso e finanziariamente conveniente , ottenendo importanti investimenti in alte tecnologie da parte dei soggetti privati, però mantenendo in capo all’ente pubblico l’attività, la direzione  ed il controllo dell’intero processo”.

Dagli industriali arriva un’ulteriore “consiglio” alla Regione: “Servono contratti strutturati in  modo da creare forti incentivi al mercato e garantire efficienza dei servizi e quindi risposte adeguate ai cittadini”. I contratti fatti fino ad ora in altre Regioni , in particolare Lombardia e Veneto, purtroppo non si sono rivelati del tutto in grado di generare questi incentivi. E quando gli incentivi sono carenti – avverte Marino – il rischio è che vincano operatori inefficienti che ottengono rendite di posizione da questi contratti di lungo termine, senza generare un reale valore aggiunto per la sanità pubblica e per gli utenti”. Per questo dagli industriali torinesi arriva l’auspicio che “la Regione sappia creare contratti in grado di stimolare una reale competizione nel mercato e gare che sappiano premiare gli operatori più innovativi ed efficienti che contribuiranno a riportare i nostri ospedali e la sanità pubblica ai vertici della classifica nazionale in termini di risposta qualitativa e di efficienza a tutto vantaggio dei cittadini”. Il messaggio è stato lanciato, chiaro e forte. Per scoprire, sia pure solo in parte, se e quanto sarà recepito basterà aspettare il convegno di ottobre. Nel frattempo, in via Fanti, aspettano pure la conferma della Lorenzin.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    09:17 Lunedì 21 Agosto 2017 Pacioc mah....

    e gli appalti pubblici si dovranno ben fare, o no? e se vincessero ditte di Copenaghen, di Francoforte o di Madrid, che succederebbe? mi sembrano le solite sparate sulle "sinergie pubblico-privato" che in questo paese, quando è andata bene, hanno arricchito il privato e lasciato il pubblico nei pasticci, quando è andata male (spesso) hanno dato lavoro alla magistratura e arricchito studi legali.... Ovvio che il privato vuole fare il protagonista in una torta appetibile ma, al di la del fatto che non è chiaro se i denari ci sono, quando si farà?

  2. avatar-4
    07:58 Lunedì 21 Agosto 2017 tandem Illusi....

    La specialità di Saitta è raccontare balle, non di fare. Si accontenta di inaugurare il nulla dicendo sempre le stesse cose e promettendo mari e monti che non esistono .....

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