SANITA' 4.0

Fascicolo sanitario elettronico “sconosciuto” in Piemonte

La "rivoluzione" digitale della sanità è ancora una chimera. Come per la ricetta "dematerializzata" anche l'introduzione della cartella clinica telematica arranca tra disinformazione e problemi. I medici di famiglia: "Nessuno ci ha coinvolto"

Dopo la ricetta elettronica che avrebbe dovuto sostituire quella cartacea, ma in realtà ha solo riportato in bianco e nero quel foglietto che prima era scritto in rosso, adesso la rivoluzione telematica annunciata per la sanità ha pure il suo Carneade. “Il fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto”: Roberto Venesia, segretario regionale per il Piemonte della Fimmg (la maggiore associazione sindacale dei medici di famiglia) sintetizza con una provocazione che non si discosta per nulla dalla realtà lo stato dell’arte di quella che dovrebbe essere una delle principali declinazioni sanitarie della svolta digitale nella pubblica amministrazione.

Il progetto è ambizioso e importante, sia per il cittadino-paziente sia per i medici e tutte le strutture, dagli ospedali alle farmacie, passando per gli ambulatori: diagnosi, terapie, interventi, prescrizioni, ricoveri, insomma la storia del rapporto cittadino-sanità in un file aggiornabile e a disposizione, con tutte le osservanze della privacy, degli operatori. Non solo: il sistema dovrebbe consentire anche un vantaggio di non poco conto dato da poter ricevere e consultare gli esiti degli esami clinici e della diagnostica in generale.

Il condizionale, tuttavia, è più che d’obbligo. Innanzitutto perché a due anni dall’emanazione del regolamento definitivo e a otto dall’avvio dell’iter, è ancora in fase sperimentale, ma anche per quella pressoché totale assenza di informazione attestata, in primis, da coloro che dovrebbero dare per primi le risposte e le indicazioni ai pazienti, ovvero i medici di medicina generale. Se poi si aggiungono le difficoltà già emerse (e che in Piemonte rimandano anche al Csi, il consorzio informatico di cui si serve la Regione) nel passaggio fondamentale dell’adesione e in consenso da parte dei cittadini – credenziali, password e altri ostacoli telematici non proprio facilmente superabili da tutti – è difficile non supporre che non si sia partiti con il piede giusto e occorra più di un aggiustamento.

Non soccorrono, nel caso del Piemonte, neppure i dati sull’attuazione di questo nuovo sistema: a fronte di un indice complessivo delle varie fasi che vede a fine giugno la Lombardia e l’Emilia Romagna al 100%, la Valle d’Aosta al 95%, il Friuli Venezia Giulia all’87%, il Veneto all’82% e la Liguria al 78%, il Piemonte ha raggiunto solo il 50%, superato abbondantemente anche da non poche regioni del Sud, come la Puglia (90%) e il Molise (87%). Magra consolazione lo zero assoluto di Campania e Calabria o il modesto 36% dell’Abruzzo. In corso Regina l’assessore Antonio Saitta ha esortato gli uffici che si occupano della questione e proseguire con qualche doverosa accelerazione, visto il peso e i vantaggi per i cittadini che il fascicolo sanitario elettronico – se funzionante a dovere e liberato dal peso di difficoltà e complicazioni – avrà anche con l’attuazione della riforma della rete di sanitaria e di assistenza territoriale varata dalla Regione.

Che qualcosa (a dir poco) fino ad oggi non abbia funzionato a dovere emerge non solo dall’analisi del complessivo (sia pure basato su una fase sperimentale che in Piemonte è stata attuata a macchia di leopardo), ma anche dai dati sugli utilizzatori del fascicolo: nel secondo trimestre di quest’anno l’indicatore di utilizzo premia i cittadini (pur solo alla soglia del 10% del rilevato), seguiti dai medici e in ultimo le aziende sanitarie. Pur essendo disponibile da tempo sul sito della Regione alla voce Sanità una sorta di guida all’accesso e all’utilizzo di questo strumento è ovvio che senza un passaggio informativo (e di aiuto) che non può che essere fornito, anzitutto, dal medico di famiglia oltre che dalle strutture delle Asl, il fascicolo continuerà a rimanere uno sconosciuto. Ad oggi, purtroppo, lo è anche per chi dovrebbe illustrarlo e utilizzarlo: “Nessuno ci ha interpellato, anzi mi stupisco di questi dati anche se modesti. Io fino ad oggi non ho visto un fascicolo, né ho trovato un paziente che mi abbia chiesto di averlo” dice il segretario regionale della Fimmg. Degli oltre 3mila e 200 medici di medicina generale che operano in Piemonte, stando alla stime del report realizzato per la commissione di inchiesta della Camera dei Deputati sulla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, ad aver avuto un approccio con il Fse sarebbero più o meno trecento. Ma la stima potrebbe essere ottimistica.

“Lo strumento è molto utile, non c’è dubbio. Però solo se funziona bene, se non si creano difficoltà ai cittadini e agli operatori e soprattutto si condivide il percorso con questi ultimi – osserva Venesia –. Il rischio per i medici è di vedersi calare addosso un qualcosa che assomigli alla ricetta elettronica: doveva sostituire la carta, invece col cosiddetto promemoria sia per i farmaci, sia soprattutto per la diagnostica continuiamo ad usarla. Invece che le ricette rosse, adesso sono biglietti stampati in bianco e nero, ma la carta è rimasta”. Peggio ancora, sempre sul fronte delle prescrizioni annunciate come semplificate e sveltite dalla telematica, va con le strutture ospedaliere e gli specialisti: “I codici sono farraginosi e spesso non vengono accettati”. Insomma, il precedente per evitare che si incorra negli errori del recente passato è lì, nero su bianco e non più colorato. “Un coinvolgimento dei medici, informandoli in modo che possano dare indicazioni e risposte ai pazienti, è il minimo per evitare che uno strumento utile in teoria diventi, nella pratica, l’opposto complicando pure le cose. Noi siamo, come sempre, pienamente disponibili a collaborare”. Meno, anzi per niente, a veder arrivare da un giorno all’altro in ambulatorio, il Fse, questo sconosciuto.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    21:10 Giovedì 21 Settembre 2017 GiovanniD Il Csi e gli appalti agli amici

    A cosa serve il Csi? A foraggiare le solite amiche aziende di consulenza di body rental che vanno a nozze con i progetti infiniti tipo buco nero come il Fascicolo Elettronico. Incompetenza dei tecnici del Csi sommata a decine di commesse ad aziende amiche degli amici e voilà, alzi il coperchio, poco fumo e niente arrosto. Volete il fascicolo elettronico? Peccato. Ma almeno i dirigenti che appaltano lavori da milioni di euro a queste aziende si stanno costruendo delle onorevoli vie d'uscita, non si sa mai se il PD dovesse perdere la Regione, bisognerebbe riciclarsi, quindi bene pensarci per tempo.

  2. avatar-4
    16:27 Giovedì 21 Settembre 2017 già... La "rivoluzione" digitale della sanità è ancora una chimera.

    Strano, con tutti i premi nobel che "occupano" (anche in aspettativa), a vario titolo , la Sanità piemontese dovrebbe essere tutto a posto ormai da trenta anni...invece, guarda un po'...Veri talenti, ma solo al 27 del mese...ps. Un'inchiesta sui soldi spesi dal 90 ad oggi per questo fantomatico fascicolo (e le varie variazioni sul tema)? Chi li ha presi?... Bel boccone i dati sensibili dei pazienti. Un boccone che fa gola a molti. Già...

  3. avatar-4
    12:37 Giovedì 21 Settembre 2017 tandem Miscela infernale....

    Mettete insieme Saitta, Moirano e il CSI, e pensare di avere il fascicolo elettronico è una pia illusione. Solo chiacchiere e soldi sprecati mentre in altre regioni è già realtà.

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