Centrosinistra alla prova dei fatti

Insomma, il segretario nazionale dl Pd all’ultima direzione nazionale ha parlato, quasi nello stupore generale, della necessità di allargare la coalizione di centrosinistra. Sempre che venga approvato il cosiddetto “Rosatellum” che prevede, appunto, la costruzione di una coalizione in vista della vittoria finale. Ha aggiunto, in modo ancor più inusuale ed originale, che gli “avversari del Pd non sono alla sua sinistra ma semmai sono i populisti e la destra”.

Ora, quasi tutti sanno che l’obiettivo del Pd renziano è quello di dar vita, dopo il voto, ad una alleanza con Forza Italia che rappresenta un pezzo, ancorché autorevole, del centrodestra nel nostro Paese. Con tanti saluti a tutto ciò che si sta formando alla sinistra del Partito democratico. Ma le parole pronunciate in direzione nazionale, ammesso sempre che durino almeno per una settimana, ripropongono la necessità e l’opportunità di dar vita ad una coalizione di centrosinistra. Il tutto, perché, lo ripeto vista l’originalità della riflessione, i “nostri avversari non sono a sinistra ma a destra”. Se, però, questa osservazione risponde ad un disegno politico coerente e di lunga durata e non lo spazio di un mattino, potrebbe nuovamente cambiare le sorti politiche del nostro Paese e gettare le premesse per una ipotetica vittoria alle ormai prossime elezioni. A prescindere dal sistema elettorale, sia esso il Consultellum sia il cosiddetto Rosatellum. Purché si creda in quella prospettiva, come ovvio.

Ed è proprio su questo versante che permane un forte dubbio sulla strategia politica del Partito democratico. E cioè, si vuole veramente ricostruire un centrosinistra di governo, largo, plurale e riformista o si pensa, ancora e forse più di prima, a costruire la “grande coalizione” con Berlusconi? Un nodo politico che, ad oggi, non è affatto sciolto. Perché, come sempre capita in politica, saranno solo e soltanto i fatti, le scelte e i comportamenti concreti a dirci se si vuole intraprendere l’una o l’altra strada. Se, ad esempio, si vuol dar seguito alle affermazioni pronunciate da Renzi in direzione nazionale, c’è una sola strada da percorrere: e cioè, fare la coalizione nei collegi uninominali previsti dalla futura legge elettorale - sperando sempre che venga approvata e che non venga affondata dai sempreverdi franchi tiratori che pubblicamente sostengono la legge e privatamente la cecchinano... - e ricostruire una alleanza simile a ciò che fu l’Ulivo a metà degli '90. Ma una domanda è d'obbligo: c’è la volontà politica, di tutti i contraenti, come ovvio, a dar seguito a questo progetto? Ovvero, c’è la concreta volontà a superare rancori, vendette, risentimenti e vigliaccate varie per aprire una nuova stagione politica per il centrosinistra italiano?

E qui casca l'asino. Ovvero, se questa volontà politica ci sarà - e saranno solo i fatti a dircelo e non i proclami tribunizi - il centrosinistra può tornare raccogliendo anche quella richiesta all’unità che sale in modo sempre più forte ed impetuoso dalla base. Se, invece, il tutto si risolve nell’ennesima bufala propagandistica, avremo la controprova che si punta dritti alla “grande coalizione” e quindi all’alleanza con Berlusconi e con Forza Italia. Cioè, per capirci, all’esatto opposto di ciò che si dice in pubblico.

Ormai è solo questione di tempo. Nei prossimi giorni sapremo se la legge elettorale passa o meno alla Camera. Una volta approvata, si valuteranno le scelte concrete che farà il Pd e che faranno gli altri partiti di centrosinistra. Il tempo dei proclami, lì, sarà finito.

*On. Giorgio Merlo, Direzione nazionale Pd

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