Avversari con le stesse idee

I programmi elettorali dei partiti italiani più che rappresentare dei veri e propri impegni, sembrano più che altro degli indirizzi di massima di ciò che si vorrebbe fare, altrimenti non si spiegherebbe la loro natura di libri dei sogni. Gli elettori sono in parte consci di ciò e votano per i partiti che si impegnano sui temi a loro più cari, sperando che almeno qualche promessa venga mantenuta.

Confrontando i programmi non si possono non notare alcune curiosità, tipo la consonanza del programma economico di due partiti apparentemente agli antipodi come CasaPound e Potere al Popolo. In realtà, chi scevro da ideologie, esaminasse la questione razionalmente non ci troverebbe nulla di strano, dato che chi antepone lo Stato all’individuo, per quanto cerchi di distinguersi, non potrà che arrivare ai medesimi risultati. Se lo Stato è tutto e l’individuo nulla, è piuttosto naturale che il sistema di libero mercato, unico in cui si esaltano le individualità, non possa che essere visto come un nemico. Che poi i partiti assumano nomi diversi e su altre questioni abbiano posizioni divergenti non cambia la realtà dei fatti di avere un’essenza comune. Più che di partiti opposti, si dovrebbe parlare di versioni diverse della stessa ideologia statalista.

Se il nemico è il libero mercato, non possono che essere visti come antagonisti gli Stati Uniti, ove il cittadino possiede una libertà maggiore rispetto ai cittadini del resto del mondo. Da ciò discende la comune avversione per la NATO da parte di CasaPound e di Potere al Popolo.

Esaminando più in dettaglio il programma economico dei due partiti possiamo scoprire che sono intercambiabili: nessuno noterebbe le differenze. In ambedue i programmi sono previsti il blocco delle privatizzazioni, la nazionalizzazioni di imprese, di banche e di Banca d’Italia e la trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in una banca, la separazione fra banche d’investimento e banche commerciali, la cancellazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione, dazi sulle importazioni e fuoriuscita dai trattati commerciali internazionali. Ci sono solo delle piccole differenze. La Cassa Depositi e Prestiti trasformata in banca per Casapound dovrebbe finanziare piccole e medie imprese, mentre per Potere al Popolo dovrebbe finanziare i progetti degli enti locali, ma la sostanza non cambia. Per quanto riguarda il debito pubblico, Casapound propone il riacquisto della quota detenuta da investitori esteri, mentre Potere al Popolo propone una rinegoziazione con i grandi investitori. Anche qui piccole differenze, ma nulla di sostanziale. Anche per l’Unione Europea, usando parole diverse, ambedue i partiti mostrano una visione piuttosto critica.

Per quanto riguarda le nazionalizzazioni bisogna ricordare che negli ultimi anni ne sono state effettuate due piuttosto importanti: ILVA e Monte dei Paschi di Siena. Non si può certo affermare che la situazione italiana sia migliorata in seguito a ciò. In particolare la città di Taranto continua ad essere inquinata, ma con un aumento sostanziale della disoccupazione.

Il lato assurdo dei due programmi riguarda la nazionalizzazione di Banca d’Italia che è già un istituto pubblico, il cui capo è di nomina governativa. Non si capisce come si possa nazionalizzare qualcosa che è già pubblico. In realtà, quello sotteso a simili intenti, è la possibilità di stampare moneta per acquistare titoli di stato, operazione altrimenti detta monetizzazione del debito pubblico. Come dimostrato dalla storia non si tratterebbe altro che di creare inflazione per abbattere il debito pubblico che come effetto collaterale ha il trasferimento di ricchezza da alcune tasche ad altre e statene certi che le tasche che si svuotano non sono certo quelle dei ricchi. Inoltre, una politica monetaria espansionista viene perseguita dal Giappone da circa due decenni senza risultati sostanziali se non la continua crescita del debito pubblico. Sono ben lontani gli anni del pericolo giallo quando si temeva che l’industria americana sarebbe diventata una filiale di quella del sol levante.

Altra assurdità di questa proposta è che nei fatti il debito pubblico viene già monetizzato. Tutta la politica dei tassi negativi e del Quantitative Easing non servono altro che a ridurre la spesa per interessi dei paesi più indebitati. Il Quantitative Easing consiste nell’acquisto di titoli, compresi quelli di stato dalle banche venditrici in cambio della stampa di nuova moneta. Un po’ più arzigogolato rispetto all’acquisto diretto di titoli di stato da parte della banca centrale, ma il risultato non cambia. Mario Draghi, attuale governatore della Banca Centrale Europea è stato nominato tramite un accordo fra Merkel, Sarkozy e Berlusconi e la sua azione a molti sembra sbilanciata a favore dei paesi più indebitati come Grecia e Italia con alcuni che credono che questa azione sia influenzata dal suo essere italiano. Una fuoriuscita dall’Euro e una Banca d’Italia nazionalizzata non potrebbe fare molto di più di ciò che sta già facendo Draghi con l’aggravante dell’isolamento internazionale. Curioso, infine, che partiti che si dichiarano contro la finanza “sporca e cattiva” per risolvere i problemi dell’Italia vogliano affidarsi a complesse operazioni finanziarie che prevedono stampa di moneta, inflazione, riacquisto di debito pubblico e così via, invece di affidarsi al lavoro degli uomini, unico vero motore dell’economia.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento