Disturbate i manovratori

Quando un presidente di Circoscrizione mette nell’angolo un comitato di quartiere dopo averlo attaccato duramente, le fondamenta del decentramento vengono decisamente meno ed al contempo il sistema della partecipazione si incrina in modo irreversibile.

Una crisi di sistema istituzionale che si riscontra anche, e soprattutto, quando a fare le spese dell’arroganza del potere sono le associazioni spontanee composte da cittadini residenti. Innanzi a tali atteggiamenti politico-amministrativi un profondo senso di imbarazzo coglie tutti coloro che ricordano le premesse con cui nacquero i quartieri torinesi, ossia ambiti politici edificati per creare spazi di partecipazione dove confrontarsi liberamente e chiamare a raccolta tutte le aggregazioni sociali: dai consigli di fabbrica ai torinesi riuniti in collettivi creati ad hoc.

Nella Torino della contrapposizione irriducibile tra le Circoscrizioni, governate dal Pd, ed il Comune a guida 5 Stelle i corpi intermedi pagano il prezzo più alto dello scontro istituzionale in atto. Tutte quelle realtà che chiamano a raccolta gli abitanti dei rioni, al fine di sensibilizzare le amministrazioni decentrate sui temi importanti per quel territorio, rischiano continuamente di cadere nel tritacarne della politica nonché di finire ostaggio delle tensioni in corso.

Un esempio scolastico di come sia sofferente la rappresentanza popolare è fornito dal fitto dibattito che da qualche mese interessa il Parco Dora. Il “Comitato Dora Spina 3” segue con dedizione, da circa 14 anni, la trasformazione annunciata da tempo (e completata in parte) dell’area urbana a cavallo tra le circoscrizioni 5 e 4: dai progetti di valorizzazione alla nascita della spina e dello stesso Parco Dora.

Il parco, non ancora completato del tutto, ha una superficie enorme (circa 435.000 metri quadrati) e costi manutentivi assai elevati poiché proporzionati alle sue dimensioni (ammontanti quindi a qualche centinaia di migliaia di euro). Quella che doveva diventare un’area verde, un importante polmone cittadino, nonché un luogo di aggregazione di quartiere è nota oggi soprattutto per una manifestazione musicale estiva di successo e dal nome altisonante: “Kappa Futur Festival”. Un festival annuale di musica elettronica altamente problematico per le 12.000 persone che abitano nelle adiacenze della cosiddetta “Spina 3”.

La manifestazione provoca caos viario e scomparsa di parcheggi, oltre un consistente lancio di watt sonori sulle abitazioni circostanti. Il KFF richiama decine di migliaia di spettatori ed il parco, per circa 10 giorni, diventa area interdetta agli abitanti poiché ad uso esclusivo degli organizzatori. La rassegna incamera un buon profitto proveniente dal cosiddetto sbigliettamento mentre al Comune, alla fine della festa, viene accreditata una cifra decisamente irrisoria.

Maurizio Vitale, in rappresentanza del patron della Robe di Kappa, preso atto della grande attenzione riscossa dal festival difende la sua progenie musicale e rilancia con una proposta dirompente: “Se la gestione del Parco è insostenibile per la città, la si affidi ai privati, ossia a me stesso, ed eventualmente ad Ipercoop”. La proposta è di creare una fondazione dedicata, sulla falsa riga di quanto avvenuto a Mirafiori Nord con la Cascina Roccafranca. Ancora una volta la soluzione sembra davvero a portata di mano, addirittura quasi banale: se il Pubblico non è in grado di garantire la cura del parco ci pensino i “bravi” imprenditori, naturalmente nel nome del mecenatismo e magari anche del profitto, sul modello di quanto già realizzato in città importanti estere (viene citata Lione, appena oltre le Alpi).

Ad oggi i ricavi dell’evento spettacolare vanno nelle casse degli sponsor mentre le briciole cadono nella mani di un sempre più affamato comune. Naturalmente i danni conseguenti la manifestazione sono addebitati a tutti i torinesi. La formula Pd/Kappa/(forse) Ipercoop è a garanzia del business, rafforzato come spesso avviene ma a totale svantaggio del bene comune nonché della comunità intera.

Al Comitato è vietato obiettare perché le proteste non piacciono al democratico Novello, presidente della Circoscrizione 5, e tantomeno a Cerrato, a capo della 4. I due leader circoscrizionali sono espliciti: il Comitato non osi disturbare il manovratore. Cerrato è addirittura lapidario “Contro le insinuazione dei sedicenti comitati” e cita la Roccafranca quale esempio virtuoso di intervento pubblico – privato sulla conduzione di una realtà a disposizione della collettività. Peccato che la Fondazione Cascina Roccafranca, frutto dell’intervento Urban II, includa nella sua direzione il privato sociale (associazioni del territorio) e non gli imprenditori puri. Da parte loro comunque i residenti della Spina 3 non desiderano “insinuare” alcunché, anzi si sfilano da ogni vis polemica nei confronti del vecchio Comitato istituzionale, quindi i privati, indicando nel Comune il soggetto competente in merito.

Arroganza di potere e cittadini nell’angolo. Una ricetta purtroppo oramai tipica dei quartieri, come dimostra anche l’insofferenza della giunta circoscrizionale di Mirafiori in merito ad una proposta nata dal mondo associativo. Mi riferisco allo spostamento forzoso della biblioteca ospitata sinora in alcuni locali della scuola Primo Levi, corso Unione Sovietica. L’alternativa dove ospitare il patrimonio librario potrebbe essere via Negarville, presso enormi stanze in parte vuote ed in parte fruite da un’associazione che fornisce la residenza agevolata agli studenti universitari stranieri. Una proposta che permetterebbe di creare un punto vivace culturalmente nonché di riferimento per tutto il quartiere, contenendo di conseguenza l’immagine convenzionale di una zona emarginata in cui la lotta al disagio viene affidata esclusivamente alle strutture socio-sanitarie. Un progetto ambizioso che evidentemente ha stravolto i piani della giunta e le attenzioni di alcune realtà a questa vicine, per cui boicottato dai vertici circoscrizionali.

Le urne sovente ricordano a tutti gli attori della partita democratica che il rapporto monarca assoluto/popolo non è stabile, tendendo questo anzi a ribaltarsi quando meno lo si immagina. Governare il territorio agendo alla pari di un Re dotato del dogma dell’infallibilità, per cui sordo nei riguardi dei cittadini, è prassi molto lontana da quella democratica e della trasparenza partecipativa. Tale atteggiamento sul lungo periodo allontana i cittadini dalle istituzioni, favorendo per alcuni attimi l’accentramento di potere, per poi esplodere nel malcontento più feroce.

Cari Presidenti, tornare alle origini politiche dei quartieri è l’unica legittimazione che potrebbe fare rinascere le Circoscrizioni. In caso contrario la strada intrapresa da molti di voi giustifica esclusivamente il pensiero di chi da anni ne chiede la soppressione.

“Libertà è partecipazione”, come cantava Gaber, ed aggiungo anche umiltà ed ascolto da parte di chi viene eletto dai cittadini.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    23:52 Mercoledì 21 Marzo 2018 Juri Non ho amici ma opinioni

    Ciao Marco, questa è una rubrica che osa umilmente valutare, con uno sguardo da Sinistra, la società e la politica di questo Paese (Torino inclusa), Non ho amici ora come non ho mai avuto clientele in passato, ma amo dare voce a chi purtroppo raramente ha diritto di dire la sua (una cosa che mi turba molto da sempre, direi un'ossessione addirittura). Ho letto bene tutto il materiale, compresi numerosi articoli, conosco la vostra posizione che purtroppo non condivido affatto: comprendendo sempre più come la "mia" visione dell'agire da Sinistra sia sempre più distante da quella di tanti che chiamavo "compagni". Potevi però usare questo spazio non per "riprendermi" (seppur simpaticamente) ma per dare la tua versione.....sarebbe stata gradita. Un caro saluto con immutata simpatia. Juri

  2. avatar-4
    14:39 Mercoledì 21 Marzo 2018 MarcoNovello Forse era meglio che ci sentissi prima di sparare le tue aentenze.

    Sì potevi alzare il telefono e chiamarci. Avresti avuto anche la nostra posizione invece di fidarti di quella dei tuoi amici del comitato. Forse avresti dovuto leggere le nostre dichiarazioni prima. Ti conoscevo come persona preparata e corretta. Mi dispiace invece vedere come ti sei adeguato al pensiero del sospetto e alla presupponenza di essere gli unici portatori della verità.

  3. avatar-4
    09:48 Mercoledì 21 Marzo 2018 mork rock and roll

    come sempre molto onesto e preciso trascurando la constatazione che chi li vota se li tiene. I cittadini sono infatuati dal presunto potere dei corpi intermedi che serve solo fin tanto che si eleggono dei rappresentanti che gestiscono appunto il potere. La soluzione? Rock and roll never die.

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