VERSO IL 2019

Dopo Chiamparino spunta la Mattioli

Nella lista dei potenziali successori "civici" il governatore ha scritto il nome della vicepresidente di Confindustria (e numero due della Compagnia di San Paolo). Il triangolo con Calenda. Unica controindicazione: l'operazione saprebbe troppo di establishment

A chi pensa Sergio Chiamparino come suo successore? Cherchez la femme. Pare sia in cima all’agenda del presidente in vista del 2019 e il suo nome risponda a quello di Licia Mattioli. Mentre nel Pd si naviga a vista in acque turbolente e limacciose non vedendo un papabile neppure col binocolo, il governatore avrebbe puntato su viale dell’Astronomia, facendo più di un pensiero sull’attuale vicepresidente di Confindustria con delega all’internazionalizzazione, nonché numero due (oltre che di Vincenzo Boccia) di Francesco Profumo nella Compagnia di San Paolo, fondazione di cui lo stesso Chiamparino è stato presidente dopo aver fatto il sindaco e prima dell’elezione alla guida del Piemonte. Posto quest’ultimo per cui egli continua a ribadire di non essere disponibile a ricandidarsi (forse, come qualcuno sussurra, lo farà per il Parlamento europeo sempre il prossimo anno, privando il centrosinistra di una soluzione oltreché comoda anche, tutto sommato rassicurante viste le insidie ampiamente annunciate dal voto del 4 marzo).

Rinuncia al tentativo di fare un secondo mandato, ma non  – sempre secondo chi conosce bene il Chiamparino politico – se non a indicare, magari suggerire, colui o in questo caso colei che vedrebbe bene al suo posto. Gioca bene a scopone il Chiampa e, dunque, sa bene come conti dare le carte, soprattutto quando arriva l’ultima mano. La donna di cuori (e di denari) si è ben guardato dal tirarla fuori, ma chi ha sbirciato dice che potrebbe calarla, appunto, al momento opportuno. Lei, imprenditrice nel settore dei gioielli – l’altra sera alla Nuvola di Fuksas ha presentato la sua ultima collezione circondata da vipperia varia – un passato da numero uno degli industriali torinesi, poi nella squadra di Giorgio Squinzi proprio con l’allora presidente di Confindustria lanciò la marcia digitale dei 40mila per “dire basta a un Paese che ha smesso di credere nell’impresa”. Era il febbraio del 2014. Di lì a poco Matteo Renzi portò il Pd a superare il 40% alle Europee, pochi mesi dopo Chiamparino sarebbe entrato in Piazza Castello. Adesso Renzi non è più al Nazareno, il Pd è andato sotto il 20% e tra un anno si vota in Piemonte.

Nel frattempo al Pd si è iscritto Carlo Calenda, il ministro dello Sviluppo Economico a cui molti nel centrosinistra guardano con attenzione e più di una speranza. Il suo nome è stato spesso accostato a quello della Mattioli, oltre al rapporto istituzionale c’è la stima reciproca. Calenda, per la vicenda Embraco e altre questioni, ha incontrato molte volte Chiamparino e anche tra i due il feeling c’è. Basta questo per legare con un filo sottile ma resistente l’ipotesi della candidatura alla presidenza della Mattioli che starebbe coltivando il Chiampa? Certo che no, ma tutto fa. Certo per il centrosinistra, per il Pd, pur affrancato dall’immagine ormai datata del partito dei lavoratori ma anche alle prese con una crisi di identità per ora irrisolta, puntare su un esponente di primo piano del mondo confindustriale sarebbe comunque un passo da far tremare più di un vetro.

Competere con un centrodestra a trazione leghista e dunque sovranista e vedersela pure con un M5s che nel giro di pochi mesi potrebbe presentare l’ennesimo mutamento-adeguamento, è quel che toccherà in primis al Pd e agli alleati. A proposito di questi, sarebbe da vedere la reazione a sinistra semmai l’idea che frulla in testa a Chiamparino trovasse sbocco concreto. E poi non sono passati decenni, ma neppure un paio d’anni da quando proprio il presidente della Regione, guardando verso il referendum che poi il Pd avrebbe perduto, paventò il rischio che lo stesso Partito Democratico diventasse “il partito dell’establishment”. Una percezione che ha pervaso gran parte dell’elettorato che al Pd ha girato le spalle, prima a Torino decretando la sconfitta di Piero Fassino, e poi soprattutto il 4 marzo scorso. Pensare di proporre ai piemontesi quale guida della loro Regione una figura, come quella della Mattioli, che dell’establishment e del tanto vituperato (prima) e abbracciato poi dalla sindaca Chiara Appendino “Sistema Torino”, sarebbe davvero la mossa vincente? Semmai davvero il Chiampa decidesse di calare la donna di denari. O, come non improbabile, aspetterà l’ultima mano. Da mazziere.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    09:30 Sabato 24 Marzo 2018 Paladino Ricerche spasmodiche

    Le ricerche spasmodiche di candidati decenti, da parte di tutti i partiti, la dice molto sul valore della politica italiana.......

  2. avatar-4
    12:31 Venerdì 23 Marzo 2018 Bambù Chiamparino tutta la vita

    suggerisco un Olivetti o un Agnelli o un Ferrero.

  3. avatar-4
    08:50 Venerdì 23 Marzo 2018 LuigiPiccolo Ogni tanto si sentono nomi capaci

    Possono non piacere i fondamenti del partito, ma riguardo la capacità e palle e una donna iper dotata. E devo dire che sono poche la maggioranza si trova su poltrone dorate grazie a mariti e amanti DOC.

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