LA SACRA RUOTA

Si parla di Fca e i sindacati litigano

Alla vigilia della presentazione del piano i metalmeccanici di Cisl e Cgil si sfidano sugli ultimi quattro anni. Bentivogli (Fim): "Fosse stato per la Fiom 100mila lavoratori a casa". La replica: "Vogliono nascondere il fallimento degli accordi sottoscritti"

“Fosse stato per la Fiom, Fca avrebbe già sbaraccato dall’Italia”. “Chi è ossessionato dalla Fiom forse dovrebbe farsi curare”. L’attesa dura da mesi e a 24 ore dalla presentazione dell’ultimo piano industriale di Sergio Marchionne a capo della multinazionale italiana dell'auto, prevista domani a Balocco, cresce la fibrillazione e si alzano i toni di uno scontro ormai storico tra i sindacati del Sì e quelli del No. Tra chi ha scelto la strada della trattativa e chi è salito sulle barricate. Tra chi rivendica i risultati ottenuti e chi sottolinea quel che ancora non è stato fatto. Protagonisti dell’ultimo scontro il leader del Fim-Cisl Marco Bentivogli, esponente di spicco di quell'ala pragmatico-riformista del sindacato italiano, e la numero uno della Fiom-Cgil Francesca Re David. Due posizioni che si sono fronteggiate per quasi dieci anni, dal lontano 2010, l’anno in cui lo stabilimento di Pomigliano è stato a un passo dalla chiusura, ma tenuto in piedi “da chi ha detto la trattativa continua”. A rimanere seduti al tavolo, mentre la Fiom aveva scelto di rompere, c’erano proprio i dirigenti della Fim (assieme alla Uilm e alle sigle dei quadri e dirigenti), che oggi con Bentivogli rivendicano quella scelta: “Ci sono sindacalisti che con i no hanno costruito una fortuna mediatica, ma fosse stato per loro oggi avremmo più di 100mila lavoratori a casa – afferma il leader dei metalmeccanici Cisl -. Nel 2003 la Fiat era fallita e c’era chi preferiva una gloriosa sconfitta” a un compromesso impopolare e pieno di insidie. “Il punto è che la controparte dovrebbe essere l’impresa – ribatte Michele De Palma, responsabile settore auto della Fiom -. La sensazione è che l’attacco a noi sia un modo per nascondere il fallimento degli accordi che hanno sottoscritto”. Accordi, prosegue “che non hanno portato i risultati annunciati negli anni passati”.

Eppure a sentire i sostenitori del Sì qualche risultato è stato raggiunto. Certo, la strada è ancora lunga e pure parecchio accidentata ma intanto “siamo passati da 595.500 vetture prodotte prima del piano industriale 2014-2018 a 1.043.884 di oggi considerando Fca, Ferrari e Fiat Professional; le ore di cassa integrazione sono passate da 32 milioni nel 2013 a 5,8 milioni del 2017, gli occupati da 65.300 a 66.200”. Manca la piena occupazione. Torino è uno dei poli che sta soffrendo di più questa situazione di stallo, dopo l’assestamento della produzione del Suv Levante di Maserati che aveva riportato in fabbrica buona parte dei suoi 6mila addetti. Ora “servono investimenti” conclude Bentivogli, mentre Re David, numero uno della Fiom, nutre “basse attese” per il piano industriale di Marchionne e, intervenendo al Workers Day di Torino spiega che “le attese sono basse perché nessun piano industriale è mai stato rispettato. Domani vorremmo che la Fiat ci dicesse cosa vuole veramente fare, perché rispetto al piano presentato nel 2010 siamo a metà dei modelli promessi. E l’occupazione che doveva essere piena negli stabilimenti italiani a fine 2018 non ci sarà. C’è invece una montagna di cassa integrazione, soprattutto a Torino e Pomigliano, nei cui stabilimenti si profila anche la fine degli ammortizzatori sociali”.

A Torino, la cassa integrazione è tornata non solo allo stabilimento di Mirafiori ma pure all’ex Bertone di Grugliasco, sin dall’inizio del 2018. Servono nuovi investimenti, nuovi modelli per rilanciare il polo torinese e non solo. Domani sarà il giorno della verità.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:13 Venerdì 01 Giugno 2018 gilgamesh Fiom ? La metastasi dell'automotive

    Ma anche qui, come in politica, è solo questione di tempo. La gente capirà chi ha interesse a migliorare le cose e chi invece persegue una lotta continua che ha nel suo dna.

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