POLITICA & GIUSTIZIA

Rimborsopoli, tocca all’era Bresso
3,35 milioni di spese illecite

Notificati avvisi giudiziari a cinquanta consiglieri regionali della VIII legislatura. Contestati gli scontrini del 2008-2010. L'accusa è peculato. Tra gli indagati l'ex presidente del Consiglio Laus, oggi senatore, e il suo predecessore Gariglio, neo deputato

In queste ore agenti di polizia giudiziaria stanno notificando gli avvisi di garanzia a cinquanta consiglieri regionali della VIII legislatura, la cui giunta era presieduta da Mercedes Bresso con al vertice di Palazzo Lascaris Davide Gariglio. Mentre la prima non risulta coinvolta, al pari dei componenti dell'esecutivo, il secondo, oggi deputato, è tra i destinatari del provvedimento. I magistrati contestato spese e rimborsi degli anni 2008-2009-2010, formulando l'accusa di peculato, reato che si estingue dopo 12 anni e mezzo; proprio per scongiurare il rischio di prescrizione la Procura ha provveduto all'invio degli inviti a comparire. Tra i primi ad aver ricevuto la comunicazione giudiziaria sono Francesco Toselli di Forza Italia, Marco Botta di An, Mauro Laus, ex presidente del Consiglio e oggi senatore, l'allora presidente del gruppo del Pd Rocchino Muliere, ma tutti i capigruppo dell'epoca, anche in corsorso con i rispettivi consiglieri, sono indagati, da Angelo Burzi (Forza Italia) a William Casoni (Alleanza nazionale) a Oreste Rossi (Lega), di maggioranza e di opposizione. Politici ormai usciti dala scena come Deodato Scanderebech o Wilmer Ronzani, ma anche eletti al Parlamento italiano, come il deputato Stefano Lepri, o a quello europeo come il berlusconiano Alberto Cirio. Torna a patire i tormenti giudiziari, dopo esserne uscito da quelli della precedente legislatura, l'ex assessore Giampiero Leo, a cui i pm contestano rimborsi per 5mila euro. Nella lista degli indagati pure l'attuale vicepresidente dell'assemblea di via Alfieri Angela Motta. Ennesima tegola, invece, per Michele Giovine, esponente dei Pensionati già condannato in primo grado per la prima Rimborsopoli, e causa della decadenza della legislatura Cota, e del leader della lista familiare Verdi-Verdi Maurizio Lupi.

I magistrati hanno colpito duro tra i politici Pd e quelli di Forza Italia. Del partito di Silvio Berlusconi compaiono nell'elenco degli indagati anche politici di lungo corso: Ugo Cavallera, Mariangela Cotto, i già citati Cirio e Toselli, Caterina Ferrero, Luca Caramella e Luca Pedrale. C'è poi il recordman, il novarese Roberto Boniperti, con quasi 303mila euro ottenuti nel giro di un anno e mezzo, poco meno il collega dei Moderati, Giuliano Manolino (293mila). Seguono tre leghisti: Oreste Rossi, Claudio Dutto e Gianfranco Novero (assistiti da Mauro Anetrini). Quattro sono gli indagati di Rifondazione Comunista, l'allora capogruppo Gian Piero Clement, Juri Bossutto, Sergio Dalmasso e Alberto Deambrogio. Al primo sono contestate 13mila euro, legati soprattutto all'organizzazione di un convegno, mentre al gruppo vengono confutati 36mila euro: "Mi dicono dopo 10 anni che non potevo rimborsare gli abbonamenti dei trasporti pubblici ai dipendenti che venivano da Novara o da Torino", commenta Clement.

Tra i rappresentanti dei monogruppi c'è anche Mariano Turigliatto (assistito da Fabrizio Mossetti), ex sindaco di Grugliasco nella stagione post-Mani Pulite. A lui i pm contestano spese per quasi 69mila euro: "Mi sento assolutamente tranquillo poiché non ho mai preso un centesimo non dovuto - dichiara -. I rimborsi per missioni erano da regolamento ed erogati dal gruppo a fronte di giustificativi". C'è chi ha avuto contestazioni più pesanti, come l'ex An Mario Botta (difeso da Lorenzo Imperato), a cui sono stati contestati presunti rimborsi illeciti per 179mila euro. 

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta, titolare dell'analoga indagine sulla Rimborsopoli dell'era Cota (giunta alle battute finali in Corte d'Appello, sentenza prevista il 24 luglio), riguarda 50 di ex consiglieri. Alcuni atti erano già stati acquisiti e adesso, dopo lo studio delle sentenze torinesi e quelle della Cassazione sui casi della Valle d'Aosta, della Liguria, del Friuli Venezia Giulia, la procura è passata alle contestazioni. Il fascicolo è affidato al sostituto procuratore Giovanni Caspani insieme ad Andrea Beconi, ex aggiunto del pool "Pubblica amministrazione", coordinati dalla Gabetta. Nella documentazione recuperata alcuni anni fa dalla guardia di finanza figurano spese che apparentemente non vi rientrano, in particolare i conti dei ristoranti. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di spese di ristorazione, poi ci sono le pasticcerie, i mazzi di fiori, oggettistica varia e qualche acquisto decisamente bislacco. La mancanza di tabulati telefonici, dato il periodo di tempo trascorso, ha reso gli accertamenti più complessi. In due anni alcuni consiglieri avrebbero rendicontato spese fino a 300mila euro. In totale i rimborsi ritenuti illeciti ammontano a quasi 3,35 milioni.

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