TRAVAGLI DEMOCRATICI

Congresso Pd, caos calmo

Con l'approvazione "telematica" del regolamento parte la macchina delle assise regionali per designare il successore di Gariglio. In pista Bobba, Gallo, Fregolent, Bargero, Gribaudo. Si cerca una candidatura unitaria per evitare le primarie e scongiurare il flop

Una cosa è certa: il segretario (o la segretaria, viste le spinte verso una figura femminile) del Pd piemontese, il panettone lo mangerà. A smentire il detto in uso per gli allenatori di calcio, ma ormai non solo per loro viste le sconfitte dalle parti della sinistra, ci penserà il termine fissato per i congressi da tenersi nelle regioni dove i vertici democrat sono in scadenza o non ci sono proprio, come accade dalla primavera in Piemonte.

“Le primarie e i congressi territoriali devono essere celebrati entro il mese di dicembre 2018”, si legge nella bozza di regolamento predisposta al Nazareno e che deve essere approvata dalla direzione nazionale, convocata in modalità virtuale ricorrendo al voto telematico, le cui procedure si concludono nella giornata di oggi, alle 18,30.

QUI LA CONVOCAZIONE TELEMATICA

Svanisce, dunque, ogni speranza di poter agganciare le primarie con cui eleggere il successore del dimissionario Davide Gariglio con quelle nazionali sperando in un effetto traino in grado di scongiurare o affievolire il temuto flop di partecipazione. Le consultazioni di iscritti ed elettori sarebbero, invece, superflue qualora in Piemonte si arrivasse a una candidatura unica, soluzione auspicata da gran parte del gruppo dirigente.

LEGGI QUI IL REGOLAMENTO CONGRESSUALE

Ad oggi, ventiquattr’ore prima della riunione del comitato di reggenza, la situazione è di stallo. Le correnti o, in alcuni casi, quel che resta di esse non rinunciano a guardare a quel che succede(rà) al livello nazionale, anche se il notevole anticipo del rinnovo degli organismi regionali rispetto al Nazareno rende assai più fragile e mutevole ogni decisione o prospettiva. Non aiuta, sul fronte della maggioranza, lo slittamento della riunione dei parlamentari renziani a dopo la Leopolda. Un segnale da interpretare, ma che certo non contribuisce a sciogliere la matassa sul futuro inquilino di via Masserano. Per quel posto, anche se alcuni (probabilmente per confondere le acque) la descrivono non poi così interessata, resta ancora in lizza la deputata cuneese Chiara Gribaudo, di stretta osservanza orfiniana e quindi dopo la sortita di ieri del presidente del Pd forse meno ecumenica. Predica unità anche un altro pretendente, il consigliere regionale Raffaele Gallo, le cui quotazioni sono però date in forte ribasso: la battuta d’arresto di quel patto generazionale che punta(va) alla candidatura di Daniele Valle alla presidenza della Regione ha finora giovato solo a Mimmo Carretta, planato alla guida della federazione torinese, proiettando troppo in là nel tempo le ambizioni degli altri contraenti, a partire da quelle del capogruppo in Sala Rossa, Stefano Lo Russo, aspirante sindaco. Inoltre, nonostante il frenetico attivismo di Gioacchino Cuntrò, l’ultimo rampollo della famiglia Gallo sconta un certo disimpegno di Piero Fassino che, finora, si è tenuto a debita distanza dalle trame congressuali piemontesi. Lo spostamento dell’ex sindaco sullo scacchiere correntizio ha poi lasciato mani libere all’azionista di maggioranza di quella fu la componente del Lungo: il senatore Mauro Laus gravita ormai nell’orbita renziana e sebbene continui a marcare una differenza tra i due piani, romano e locale, difficilmente potrà sottarsi dal concordare con gli altri maggiorenti piemontesi la propria posizione.

Gioca la carta dell’appartenere al Piemonte 2, ovvero non essere torinese, l’ex parlamentare vercellese Luigi Bobba, infaticabile frequentare di Feste dell’Unità e tessitore di rapporti soprattutto con i segretari provinciali. Ancora in attesa di una investitura che, bruciata in fretta nella ormai arcinota cena all’Archimede, non sembra profilarsi dopo le perplessità mostrate dai vertici renziani nazionali per la questione anagrafica. Questione accentuata e più difficile da superare dopo la ridiscesa in campo del settantenne Chiamparino. Un quadro che rilancia le chance dell’ex deputata alessandrina Cristina Bargero

Imperscrutabile, forse perché ancora da trovare, la figura su cui potrebbe puntare la sinistra a sua volta (dis)organizzata in micro componenti. La liaison con gli orlandiani del deputato Andrea Giorgis, molto stimato da Chiamparino e uscito vincente nel collegio di Torino centro lo scorso 4 marzo, semmai c’è stata oggi ha lasciato il posto a una rete di relazioni autonome del professore. Settimane addietro era spuntato il nome dell’ex senatore Daniele Borioli, ma dalla componente della vicepresidente del Senato Anna Rossomando non è arrivato, ad ora, alcun cenno a sostegno di fugaci rumors.

Dovrebbe superare l’incaglio dell’essere torinese e, forse, fin troppo renziana Silvia Fregolent. Il nome della parlamentare era stato fatto nei giorni passati a Roma, forse anche in contrapposizione a quello della Gribaudo. Perché tra le tante variabili di cui tenere conto nella scelta (e nell’accettazione) del candidato alla segreteria non c’è solo quella, tutt’altro che irrilevante, della mancanza di emolumento (ovvero fare un lavoro impegnativo senza una retribuzione), ma anche il peso che una eventuale spartizione nazionale a livello di componenti potrebbe avere sulle indicazioni per il successore di Gariglio. Il quale è tra i più convinti sostenitori della scelta unitaria. Nei giorni scorsi ha incominciato a incontrare a Roma esponenti di primo piano dei renziani, ma non solo. Un lavoro sottotraccia tra la Capitale e Torino per cercare di capire se ci possono essere le condizioni per evitare le primarie. E scacciare i presagi di un flop per una conta che nessuno vuole.

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