Trasporto pubblico, questione di linea

Sono da sempre un affezionato utente dei trasporti pubblici anche se da circa un anno le condizioni di vita personale sono mutate e il mio utilizzo diretto è diminuito. Vorrei fare alcune considerazioni. La linea che per molto tempo utilizzavo quotidianamente era il tram 10. Notavo alcune stranezze. Taglio i miei commenti sulla fermata 32, mi limito a quanto segue.

Largo Orbassano direzione Nord-Sud: quasi sempre quando il tram aveva il verde, si trovava la strada sbarrata da auto ferme sui binari, perché avevano il rosso in corso Rosselli direzione est-ovest. Ora, se questa scena capitava a me molto spesso che ci passavo una volta al giorno, mi domandavo chissà quante volte l’avranno dovuta subire i conducenti, che avrebbero potuto segnalarla per una correzione radicale (ri-sincronizzare i semafori, spostare in avanti la linea di arresto di corso Rosselli essendoci lo spazio). Ma proprio qui è il punto della crisi della Gtt: perché il conducente non dice nulla? O se lo dice viene preso per uno che si lamenta? Perché la Gtt non è la Toyota.

Non è un problema solo della Gtt. Per dirla in gergo, il guaio è che esiste un approccio top-down mentre occorre un approccio bottom-up. Occorre dare il massimo peso a chi è a diretto contatto con i fruitori reali del servizio, e tutti gli altri elementi della catena aziendale devono agire in funzione di questo stadio. Le idee nascono negli uffici e si ripercuotono verso gli altri settori a cascata: invece le tessere del domino devono cadere una sull'altra nella direzione opposta. Un guaio di questa gestione top-down è evidente nella ridicola faccenda del Bip richiesto agli utenti anche abbonati per “razionalizzare” le linee. Oltre alcune considerazioni (quanto sarà costato questo strumento per risparmiare? Ma se bippo con una tessera nominale i miei spostamenti sono tracciati dalla Gtt? ed altre obiezioni sentite...) il punto debole è che il “gradimento” di una linea di trasporto pubblico segue una matematica frattale: se so che una linea è frequente tendo a decidere di usarla mentre se è meno servita tendo a scegliere alternative.

Sarebbe stato bello invece sapere chi non utilizza direttamente i mezzi, perché lo fa. Consiglierei ai politici ed ai decisori/finanziatori, prima di scegliere ed “instradare” i pochi (speriamo) manager di Gtt (dove per manager non si intendono posizioni apicali, ma un certo tipo di mansioni collaterali per il buon funzionamento del servizio) la seguente lettura: The Age of Agile: How Smart Companies Are Transforming the Way Work Gets Done di Stephen Denning. Magari potrebbe venire qualche suggerimento. Concludo ricordando che per “prendere il tram” ho detto “utilizzo diretto”. Infatti dei servizi di mobilità pubblica ne fruiamo sempre tutti, soprattutto che viaggia con l’auto privata, perché trova un traffico sicuramente meno intasato, grazie a chi “prende” i mezzi.

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