L'autogol di Chiamparino

È ormai chiaro che questa Regione non promuove la democrazia paritaria. Il prossimo anno andremo a votare con l’attuale legge elettorale, senza doppia preferenza di genere e con il listino, perché la maggioranza ha mostrato tutta la sua debolezza: nemmeno il presidente Chiamparino è stato in grado di farla arrivare a un accordo. Si è temporeggiato e ora è troppo tardi. È una vergogna perché si è persa una grande opportunità.

Avevo sottoscritto con convinzione la proposta di legge di modifica dell’elezione dell’assemblea legislativa e del Presidente della Giunta regionale, presentata da Silvana Accossato (Leu), che prevedeva la doppia preferenza di genere, con l’obiettivo di favorire un maggiore equilibrio della rappresentanza femminile nel Consiglio regionale. Il Piemonte, infatti, è tra le poche Regioni che ancora non hanno recepito le indicazioni della legge elettorale nazionale 20 del 2016 per garantire un’effettiva democrazia paritaria. Inoltre, l’uguaglianza tra uomini e donne è un principio fondante di tutte le democrazie moderne, che gli Stati membri dell’Unione Europea si sono impegnati a perseguire con specifiche azioni e misure legislative.

Mi pare davvero assurdo arrivare quasi alla fine della legislatura senza aver concretizzato un impegno che era stato annunciato più volte proprio da quella stessa maggioranza che alla fine si è tirata indietro, mostrando tutta la sua fragilità e le spaccature al suo interno. Abbiamo fatto diverse riunioni in capigruppo che, però, si sono rivelate del tutto inutili.

Il Pd ha perso tempo, ha litigato per mesi, senza mai arrivare al dunque e mostrando di non avere alcuna volontà di cambiare la legge. Di cosa avevano paura? Di perdere voti a causa delle donne? La doppia preferenza avrebbe dato semplicemente agli elettori la possibilità di scegliere un candidato e una candidata, sarebbe stato uno strumento in più di democrazia.

Non avere abolito il listino, poi è stato un ulteriore fallimento. Devono essere i cittadini a scegliere chi eleggere e non i partiti a ‘blindare’ i loro candidati preferiti a prescindere dalle preferenze. Evidentemente, anche su questo punto, la paura ha avuto il sopravvento: forse qualcuno temeva di restare fuori dai giochi senza la ‘protezione’ del listino?

Sorprende constatare l’assoluta mancanza di lungimiranza del Partito democratico, che si avvia verso le urne sempre più zoppicante. E la mancata approvazione di una nuova legge elettorale è l’ennesimo clamoroso autogol di Chiamparino.

*Stefania Batzella, consigliera regionale Mli, Movimento Libero Indipendente

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