Il ritorno della borghesia

La grande manifestazione Sì Tav del 10 novembre e la convention di ieri alle Ogr sono state definite da alcuni autorevoli osservatori come il “Ritorno della Borghesia”. Lo penso anch’io. Negli anni scorsi la borghesia chiedeva più loisir, più manifestazioni culturali, ora invece, com’è sempre stato nella sua storia, la borghesia è scesa in campo per dire Sì alla crescita e No alla decrescita. La differenza è notevole. In fondo l’Unità d’Italia fu guidata dalla borghesia illuminata dal Conte Cavour... e nel dopoguerra da De Gasperi e dal prof. Grosso.

Dopo aver assistito per vent’anni al declino di Torino immaginando che non ci fosse niente di meglio che le amministrazioni di sinistra e dopo essersi illusa, in parte, della faccia pulita e della laurea alla Bocconi della Appendino, di fronte al No alle Olimpiadi e al No alla Tav, l’imprenditoria torinese e tutte le professioni hanno aderito numerosissimi alla mia petizione Sì Tav e sono scese in massa quella mattina che oltre che rimanere nella storia di Torino rimarrà anche nel mio cuore di organizzatore.

Perché stupirsi? In fondo la borghesia vive di sviluppo, ha la testa e l’anima  per lo sviluppo economico. Questa volta la misura era colma ed è scesa in piazza e ieri lo ha ribadito con forza alle Ogr.

Basterà per rilanciare Torino? Non credo perché le forze politiche non vivono il loro momento migliore. Berlusconi, che rimane il più grande interprete del cambiamento, è invecchiato ma soprattutto è attorniato da una squadra molto meno competitiva. Il suo collaboratore di maggiore spessore, Gianni Letta, è frenato da un cerchio certamente non magico. Matteo Salvini, l’astro nuovo del Centrodestra, per governare il cambiamento del Paese purtroppo ha scelto l’alleato peggiore perché i 5 Stelle non vogliono la crescita e non hanno competenze al loro interno.

L’errore da non fare è dimenticare la forza della Piazza del 10 Novembre. Perché la borghesia, numerosa, al massimo valeva un terzo di quella piazza. Perché come ha detto ieri sera Di Maio l’incontro del 5 dicembre era già stato convocato prima delle Ogr, per sentire la Piazza. Ieri sera Di Maio in diretta da Porro è stato sprezzante e maleducato nei confronti di Boccia che lì rappresentava le 12 Associazioni produttive nazionali. Ecco perché chi non ha voluto far intervenire alle Ogr gli organizzatori della manifestazione ha sbagliato di grosso. Le Madamine che si sono intrufolate hanno evidenziato ancora di più l’errore. Perché in Piazza oltre alla imprenditoria e alle professioni c’era la Torino che aveva aderito alla petizione di Sì Lavoro (secondo la Questura almeno ventimila), c’erano i sindacati, i disoccupati, i pensionati, le Madamine .

Da domani i destinatari della petizione Sì Tav che ha ottenuto 106.000 adesioni inizieranno a sentire anche le motivazioni di chi l’ha scritta e promossa. L’unico obiettivo che conta è la Tav. Senza Tav Torino sarà ancor più periferica e non si riprenderà specie dopo un piano della Fiat abbastanza povero. Come si fa a dire che la trasformazione di Torino è un modello se oggi la sua economia è la più debole tra le città del Centro-Nord? Questa città senza la Tav non solo non riuscirà ad attrarre nuovi investimenti esteri ma rischierà  purtroppo di perdere altre aziende.

*Mino Giachino, Sì Lavoro

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