Siria, la demonizzazione preventiva

L’opera di demonizzazione preventiva è sempre la stessa. La si ritrova, ugualmente modulata, su tutti i quotidiani e in tutte le trasmissioni televisive, di destra come di sinistra. In quanto totalitario, il sistema della manipolazione organizzata e dell’industria culturale occupa integralmente la destra, il centro e la sinistra. Il messaggio dev’essere uno solo, indiscutibile.

Armi chimiche, armi di distruzione di massa, violazione dei diritti umani: con queste accuse, la Siria è oggi presentata mediaticamente come l’inferno in terra; per questa via, si prepara ideologicamente l’opinione pubblica alla necessità del bombardamento, naturalmente in nome dei diritti umani e della democrazia (la solita foglia di fico per occultare la natura imperialistica delle aggressioni statunitensi).

 

Alla demonizzazione preventiva come preambolo del “bombardamento etico” siamo abituati fin dall’inizio di questa “quarta guerra mondiale” (cfr. C. Preve, La quarta guerra mondiale, All’insegna del Veltro, Parma 2008). Successiva ai due conflitti mondiali e alla “guerra fredda”, la presente guerra mondiale si è aperta nel 1989 ed è di ordine geopolitico e culturale: è condotta dalla “monarchia universale” – uso quest’espressione, che è di Kant, per etichettare la forza uscita vincitrice dalla guerra fredda – contro the rest of the world, contro tutti i popoli e le nazioni che non siano disposti a sottomettersi al suo dominio.

Iraq 1991, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2004, Libia 2011: queste le principali fasi della nuova guerra mondiale come folle progetto di sottomissione dell’intero pianeta alla potenza militare, culturale ed economica della monarchia universale.

 

La Siria è il prossimo obiettivo. L’apparato dell’industria culturale si è già mobilitato, diffamando in ogni modo lo Stato siriano, in modo da porre in essere, a livello di opinione pubblica, le condizioni per il necessario bombardamento umanitario. Il presidente statunitense Obama non perde occasione per presentare la Siria come il luogo del terrorismo e delle armi di distruzione di massa, in modo che l’opinione pubblica occidentale sia pronta al bombardamento del nemico.

La provincia italiana – colonia della monarchia universale – ripete urbi et orbi il messaggio ideologico promosso dall’impero. È uno spettacolo vergognoso, la prova lampante (se ancora ve ne fosse bisogno) della subalternità culturale, oltre che geopolitica, dell’Italia e dell’Europa alla potenza mondiale che delegittima come terrorista la benemerita resistenza dei popoli e degli Stati che non si piegano al suo barbaro dominio.

 

Il primo passo da compiere, per legittimare l’invasione imperialistica camuffata da interventismo umanitario, resta la reductio ad Hitlerum di chi è a capo degli Stati da invadere, non a caso detti rogue States, “Stati canaglia” (in una totale delegittimazione a priori della loro stessa esistenza): da Saddam Hussein a Gheddafi, da Chavez ad Ahmadinejad, la carnevalata è sempre la stessa. Vengono ridotti a nuovo Hitler e a nuovo nazismo tutte le forze che non si pieghino al nomos dell’economia di cui è alfiere la monarchia universale.

Del resto, l’invenzione mediatica di sempre nuovi Hitler sanguinari si rivela immancabilmente funzionale all’attivazione del “modello Hiroshima”, ossia del bombardamento legittimato come male necessario. Dove c’è un Hitler, lì deve esserci anche una nuova Hiroshima. L’ideologia della pax romana costituisce una costante del corso storico. Ogni impero qualifica come pace la propria guerra e delegittima come terrorismo e barbarie quella dei resistenti. Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant: il vecchio adagio di Tacito non è mai stato tanto attuale.

 

La reductio ad Hitlerum si accompagna pressoché sempre all’impiego ideologico del concetto di umanità come titolo volto a giustificare – come già sapeva Carl Schmitt (cfr. Il concetto del politico) – l’ampliamento imperialistico. La guerra che si autoproclama umanitaria serve non solo a glorificare se stessa, ma anche a delegittimare il nemico, a cui è negata in principio la qualità stessa di uomo. Contro un nemico ridotto a Hitler e a essere non umano, il conflitto può allora essere spinto fino al massimo grado di disumanità, in una completa neutralizzazione di ogni dispositivo inibitorio di una violenza chiamata a esercitarsi in forma illimitata. Vale la pena di leggere il profetico passo di Schmitt: «Un imperialismo fondato su basi economiche cercherà naturalmente di creare una situazione mondiale nella quale esso possa impiegare apertamente, nella misura che gli è necessaria, i suoi strumenti economici di potere, come restrizione dei crediti, blocco delle materie prime, svalutazione della valuta straniera e così via. Esso considererà come violenza extraeconomica il tentativo di un popolo o di un altro gruppo umano di sottrarsi agli effetti di questi metodi “pacifici”».

 

È questa l’essenza dell’odierna “quarta guerra mondiale”, puntualmente dichiarata contro i popoli che aspirano a sottrarsi all’imperialismo statunitense (e subito dichiarati terroristi, assassini, nemici dei diritti umani, “Stati canaglia”, ecc.).

In coerenza con la destoricizzazione tipica del nostro presente, l’epoca che si colloca sotto lo slogan dell’end of history, la dimensione storica viene sostituita, a livello di prestazione simbolica, ora dallo scontro religioso tra il Bene e il Male (identificati rispettivamente con l’Occidente a morfologia capitalistica e con le aree del pianeta che ancora resistono), ora dal canovaccio della commedia che, sempre uguale, viene impiegato per dare conto di quanto accade sullo scacchiere geopolitico: il popolo compattamente unito contro il dittatore sanguinario (Assad in Siria), il silenzio colpevole dell’Occidente, i dissidenti “buoni”, cui è riservato il diritto di parola, e, dulcis in fundo, l’intervento armato delle forze occidentali che donano la libertà al popolo e abbattono il dittatore mostrando con orgoglio al mondo intero il suo cadavere (Saddam Hussein, Gheddafi, ecc.).

 

Seguendo penosamente l’ideologia dominante, la sinistra italiana continua a rivelare, anche in questo, una subalternità culturale che farebbe ridere se non facesse piangere: da “L’Unità” a “Repubblica” l’allineamento con l’ideologia dominante è totale (ed è, per inciso, un’ulteriore prova a favore della tesi circa l’ormai avvenuta estinzione della dicotomia tra una destra e una sinistra perfettamente interscambiabili, composte da nietzscheani “ultimi uomini”). La parabola che porta dall’immenso Antonio Gramsci a Massimo D’Alema è sotto gli occhi di tutti e si commenta da sé.

Secondo questa patetica commedia, tutti i mali della società vengono imputati al feroce dittatore di turno (sempre identificato dal circo mediatico con il nuovo Hitler: da Saddam a Gheddafi, da Ahmadinejad a Chávez), che ancora non si è piegato alle sacre leggi di Monsieur le Capital; e, con movimento simmetrico, il popolo viene mediaticamente unificato come una sola forza che lotta per la propria libertà, ossia per la propria integrazione nel sistema della mondializzazione capitalistica.

 

Come se in Siria o a Cuba vi fossero solo dissidenti in attesa del bombardamento umanitario dell’Occidente! Come se la libertà coincidesse con la reificazione planetaria e con la violenza economica di marca capitalistica! Tra i molteplici esempi possibili, basti qui ricordare quello della blogger cubana Yoani Sánchez, ipocritamente presentata dal circo mediatico come se fosse l’unica voce autentica della Cuba castrista, la sola sostenitrice dell’unica libertà possibile (quella della società di mercato) dell’intera isola cubana!

L’aggressione imperialistica della monarchia universale può trionfalmente essere salutata come forma di interventismo umanitario, come gloriosa liberazione degli oppressi, essi stessi presentati come animati da un’unica passione politica: l’ingresso nel regime della produzione capitalistica e la sottomissione incondizionata alla monarchia universale.

 

La Siria, come si diceva, è uno dei prossimi obiettivi militari della monarchia universale. È, al momento, uno dei pochi Stati che ancora resistono alla loro annessione imperialistica all’ordine statunitense. E questo del tutto a prescindere dalla politica interna siriana, con tutti i suoi limiti lampanti, che nessuno si sogna di negare o anche solo di ridimensionare.

 

Con buona pace di Norberto Bobbio e di quanti, dopo di lui, si ostinano a legittimate le guerre “umanitarie” occidentali, la sola guerra legittima resta, oggi, quella di resistenza contro la barbarie imperialistica. Per questo, con buona pace del virtuoso coro politicamente corretto, addomesticato e gravido di ideologia, senza esitazioni occorre essere solidali con lo Stato siriano e con la sua eroica resistenza all’ormai prossima aggressione imperialistica.

 

La Siria, come Cuba e l’Iran, è uno Stato che resiste e che, così facendo, insegna anche a noi Occidentali che è possibile opporsi all’ordine globale che si pretende destinale e necessario. Diventa, allora, possibile sostenere degli Stati resistenti quanto Fenoglio, nel Partigiano Johnny, asseriva a proposito dei partigiani (anch’essi eroi della resistenza, come oggi i rogue States): “ecco l’importante: che ne restasse sempre uno”.

print_icon

9 Commenti

  1. avatar-4
    11:42 Sabato 21 Settembre 2013 u_khan U. Khan

    a voler essere onesti fino in fondo la prima vittima della "reductio ad hitlerum" fu, per paradosso, lo stesso Hitler.Non ammetterlo apre il varco alla legittimazione tutto ciò che oggi abbiamo sotto gli occhi e che l'articolo discretamente sintetizza.

  2. avatar-4
    11:21 Sabato 31 Agosto 2013 Adamo Ora ho capito

    Destoricizzare i fatti non aiuta la loro comprensione. Assembla fatti che hanno origine diverse, trova collegamenti che hanno origine diverse. Semplifica processi decisionali che sono frutto di compromessi non di strategie pre-definite. Molta filosofia della storia. Direi troppa. Mi spiace perché non mancano preparazione e intelligenza. Altro che monarchia universale.."paranoia planetaria"

  3. avatar-4
    14:23 Giovedì 29 Agosto 2013 gp Appello contro la guerra alla Siria

    Grazie per l'articolo vibrante. Tuttavia faccio presente che qualche voce di dissenso in Italia si è levata proprio là dove non ci si aspettava che si levasse: Tempi, organo di stampa vicino a CL ha lanciato un appello contro l'intervento militare dell'Occidente, contro il "bombardamenro umanitario" inteso ad affermare i "diritti civili" facendo stragi. http://www.tempi.it/appello-contro-guerra-siria?fb_action_ids=564921113545099

  4. avatar-4
    11:11 Giovedì 29 Agosto 2013 andrea spifferone Ineccepibile

    Nonostante abbia trovato i tuoi ultimi articoli un po' faziosi, questa volta hai centrato il punto.

  5. avatar-4
    00:23 Martedì 27 Agosto 2013 holden00 curiosità

    il dottor Fusaro ha mai messo piede in Siria?

  6. avatar-4
    00:13 Martedì 27 Agosto 2013 Mumu La crescita Americana

    Gli USA, ancora non usciti completamente fuori dalla crisi economica, sperano, scatenando una nuova guerra di poter compiere l' ultimo step per trainare la loro economia fuori da questa crisi prima di tutti gli altri e ripartire. L' industria bellica americana è uno tra i settori più importanti della loro economia, finanziatrice della politica.Venderanno armi ad alleati e ribelli,bombarderanno tutto per poi costruirci una nuova succursale per i loro affari.Storie già viste :-(

  7. avatar-4
    21:02 Lunedì 26 Agosto 2013 bibi L'importanza dell'informazione e la sua manipolazione ad uso e consumo della legittimazione di un attacco

    analisi lucida e senza i veli dell'ipocrisia, forse per questo, ai più sembrerà impossibile che il buon Obama pacificamente nob(e)lizzato possa volere una guerra che non sia umanitaria (ma da quando bombardare è un atto umanitario???)

  8. avatar-4
    17:37 Lunedì 26 Agosto 2013 SteRoGAnge Coraggio e codardia

    Coraggioso articolo di Diego Fusaro, com'è nel suo stile. Dobbiamo essere ancora una volta grati a "Lo Spiffero" di voler divulgare idee difficilmente conciliabili con le linee editoriali di altre testate. Ricordiamoci dei concetti qui espressi: forse un giorno opporsi ad un nuovo "intervento umanitario" comporterà l'essere tacciati di codardia.

  9. avatar-4
    11:24 Lunedì 26 Agosto 2013 graziano_gullotta Graziano Gullotta

    Caro Diego, sono molto d'accordo sull'impostazione dell'articolo e sull'evidente paradigma autoassolutivo usato dall'Iperpotenza.Dalla reductio ad hitlerum in poi non pensa che questo paradigma ebbe il suo atto iniziale verso il comunismo sovietico e soprattutto verso la figura di Stalin?Non pensa che quindi sia possibile rivedere e rispolverare la figura del capo sovietico alla luce, anche, di questo evidente utilizzo strumentale della storia contemporanea?Chi non ha mai sentito dire "comunismo e nazismo sono uguali", "stalin come hitler" ecc.?Non pensa, come lo penso io, che sia giunto il tempo di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Stalin quel che è di Stalin?Distinti saluti,Graziano

Inserisci un commento