Il teorema della Merkel

Alternativlos, “senza alternative”: è questo il teorema di Angela Merkel, la “parola chiave” alla cui luce si può leggere la politica tedesca e, con essa, quella dominante nell’odierna Europa, il lager economico di cui siamo prigionieri. Tale teorema si pone come successore logico e cronologico del there is no alternative di Margaret Thatcher.

 

Tutte le scelte politiche vengono oggi compiute – non solo dalla Merkel, sia chiaro – sotto il segno della presunta inesistenza di alternative. In questo modo, le scelte soggettive, sempre in senso oscenamente neoliberale, in direzione della privatizzazione selvaggia e della liberalizzazione integrale, vengono presentate come necessitate, sistemiche, obbligate e inaggirabili: l’effetto, fin troppo noto, è sempre quello della deresponsabilizzazione degli attori sociali, le cui scelte soggettive sono, appunto, puntualmente rimandate alle sacre e indiscutibili leggi del sistema, alla situazione emergenziale indotta dalla crisi. Quest’ultima – per chi ancora non l’avesse capito – non è un fenomeno passeggero, ma è un preciso modo, avrebbe detto Foucault, di “governamentalizzare” le esistenze, piegandole alle decisioni neoliberali presentate subdolamente come necessità emergenziali dettate, appunto, dal tempo della crisi.

 

Del resto, è ampiamente noto che l’odierno mondo capillarmente pervaso dalla forma merce non pretende di essere perfetto: semplicemente nega l’esistenza di alternative, convincendo le menti non delle proprie qualità, ma del proprio carattere fatale, intrascendibile e destinale. Ha scritto Zygmunt Bauman (La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli 2000, p. 80): “I criteri della ragione e razionalità dell’azione, adottati in passato per guidare l’attività di definizione dell’agenda svolta dalle istituzioni politiche moderne, non si applicano più all’agenda svolta dal gioco delle forze di mercato. Quest’agenda non è né razionale né irrazionale, non risuona dei precetti della ragione né milita contro di essi. Semplicemente, essa è, così come sono le catene montuose e gli oceani: un’apparenza che trova spesso conferma nella frase preferita dei politici: ‘non ci sono alternative’”.

 

L’assenza di alternative è il modo in cui la coartazione che le tradizionali dittature ottenevano tramite la violenza nella sua forma esteticamente più lampante viene oggi garantita in forma impersonale e anonima, come se, appunto, fosse responsabilità univoca del sistema della produzione.

 

Il mondo del fanatismo dell’economia non permette chanches: impone l’adattamento ai suoi movimenti sottratti – con buona pace di Habermas – a ogni agire comunicativo e a ogni etica del discorso. Ciò si traduce, nell’immaginario comune, in formule che, nella loro limpidezza, valgono anche più della “vuota profondità”, come la qualificava Hegel, dei sofisticati sistemi filosofici in cui non di rado trova oggi cittadinanza (in primis nel rifiorire di vecchi e nuovi realismi): “non c’è più niente da fare”, “non esistono alternative”, “il mondo non può essere cambiato”, “ce lo chiede l’Europa”, e molte altre ancora dello stesso tenore.

 

In questo scenario, il teorema della Merkel esprime con grande trasparenza la spirito del nostro tempo, in cui destra e sinistra esprimono in forme diverse lo stesso contenuto e, in questo modo, rendono possibile l’esercizio di una scelta manipolata, in cui le due parti in causa, perfettamente interscambiabili, alimentano l’idea della possibile alternativa, di fatto inesistente.

 

Vi è, a questo proposito, un inquietante intreccio tra i due apoftegmi attualmente più in voga presso i politici – “non esistono alternative” e “lo chiede il mercato” –, intreccio che rivela, una volta di più, l’integrale rinuncia, da parte della politica, a operare concretamente in vista della trasformazione di un mondo aprioristicamente sancito immodificabile e – con la grammatica della Merkel – alternativlos.

 

È sul dogma dell’assenza di alternative, del resto, che è costruita l’odierno ordine eurocratico, come ricordavo poc’anzi. La Germania riesce oggi a ottenere con lo spread, con le sacre leggi dell’economia, della finanza e del debito, ciò che non era riuscita a ottenere nella seconda Guerra Mondiale con i carri armati.

 

In particolare, l’integralismo dell’economia riesce a ottenere, con le leggi anonime e impersonali del mercato, ciò che le dittature tradizionali potevano raggiungere solo mediante l’uso delle armi e dei carri armati. Il sofisticato teorema dell’assenza di alternative è l’ideologia di una classe dominante che vuole perseguire il perverso sogno della soppressione delle alternative, trasformando l’esistente in necessità sistemica, in unica realtà possibile.

 

Dichiarare il mondo intrasformabile è il primo passo da compiere per renderlo effettivamente tale, alternativlos. Compito di un pensiero autenticamente critico è oggi, più che mai, riaprire il senso della possibilità oggi desertificato dall’imperante mistica della necessità.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    10:49 Sabato 03 Gennaio 2015 Pitstop x Maxi

    Caro Maxi, il reddito di cittadinanza con le coperture prospettate e verificate, non è forse una proposta concreta che mette al centro la giustizia sociale? La domanda sorge spontanea: come mai questa maggioranza e questo governo non l'approveranno mai? Altra domanda spontanea: come mai sono stati condonati ai concessionari del gioco in Italia 98 MILIARDI di euro e il colonnello Rapetto che ha promosso l'inchiesta è stato rimosso? In uno stato che versa in una crisi finanziaria e non solo, come quello Italiano, sa quanti giganteschi problemi avrebbe potuto risolvere e quante nuove tasse avrebbero potuto evitare 98 miliardi di euro? Ecco, di fronte a queste scelte politiche così evidenti, di fronte alla sfacciataggine e alla cialtroneria di gente le cui massime conoscenze di tipo economico in sostanza si possono riassumere nelle raccomandazioni della loro mamma che li esortava da ragazzini a riportare il resto quando gli dava i soldi per comprare le sigarette, come possiamo riempirci la bocca di neoliberismo? O forse preferiamo dimenticare o non ce lo hanno mai detto che Friedman, Fondatore della Scuola di Chicago negli anni '50 e nobel per l'economia, che dovrebbe essere il loro "faro", dice testualmente: "La spinta per l'Euro è stata motivata dalla politica, non dall'economia. Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d'Europa. Io cr

  2. avatar-4
    16:41 Venerdì 09 Maggio 2014 Maxi Qualche precisazione sul mercato (Continua)

    Dunque il problema oggi resta quello della credibilità di una proposta che metta al centro la Giustizia sociale, credibilità sistemica, non affermazioni di principio. La gente resta il luogo del vincere o del perdere di ogni idea; il problema è convincerla della possibilità che sia meglio affidarsi ad una idea solidale piuttosto che a un'idea individualistica della politica.

  3. avatar-4
    15:38 Venerdì 09 Maggio 2014 Maxi Qualche precisazione sul mercato

    Ho stima di Fusaro e premetto che tutto il mio ragionare è caratterizzato dallo sforzo di trovare una soluzione al problema della giustizia sociale e a quello della difesa di ogni vita. Io credo che il problema non sia mercato si- mercato no. L'avvento della democrazia ha portato come corollario che ciò che conta è la volontà popolare anche quando è sbagliata (e poi chi lo decide?). A me sembra che nel mercato ci possono stare tante cose, ognuno può fare la sua proposta e, se risulta vincente nel mercato, il mondo andrà di conseguenza, ma se risulta perdente, non è detto che abbia torto, ma il mondo andrà in un'altra direzione. Ad esempio credo che si possa legittimamente parlare di Mercato delle Idee come luogo di confronto e di proposta e, a pensarci bene, mi pare che anche alla base dei successi del neoliberismo nel mercato ci sia un'idea che è quella secondo la quale c'è più da fidarsi di un'economia che si muove liberamente che di una governata e controllata, è più utile lasciare mano libera i potenti che condizionarli. Ma come si contrasta questa idea? Il problema riguarda il MODO in cui si sta nel mercato; il modo in cui, concretamente, sosterrò l'idea della giustizia sociale e la protezione delle classi meno abbienti. E purtroppo chi si è cimentato in tal senso (l'URSS) non ha proposto una soluzione credibile. Dunque il problema oggi resta quello della credibilità di una proposta che metta al centro la Giustizia sociale, credibilità sistemica, non af

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