DIALETTICA

Gariglio: “Sergio non snobbi il Pd”

Il segretario regionale in pectore mette i primi paletti: “Chiamparino è un fuoriclasse ma ha bisogno di un partito forte per conquistare la Regione”. E poi annuncia: “Una segreteria operativa fatta di gente nuova e non presidio dei capataz”

«Sergio Chiamparino è il nostro fuoriclasse, ma come tutti i campioni, per dare il meglio, ha bisogno di una grande squadra. E questo sarà il Pd». Si affida a una metafora sportiva Davide Gariglio, renziano, segretario in pectore del Partito democratico piemontese, per far capire il rapporto che intende instaurare con l’ex sindaco all’indomani delle primarie del 16 febbraio. «Immagino un Pd forte, luogo di elaborazione politica e proposta, un partito che, mutatis mutandis, ricalchi quello messo in piedi da Matteo Renzi». E che non intende affatto essere relegato a ruota di scorta di un presidente che esercita, a briglia sciolta, la sua leadership. Insomma, qualora i due dovessero vincere le rispettive competizioni, si profila una dialettica dai toni accesi, un po’ – fatte le debite proporzioni - quello che accade in questi giorni tra il bullo fiorentino e il compassato premier. Nelle parole felpate di Gariglio si coglie il timore per un’azione troppo autonoma di Chiamparino, nelle scelte politiche e, non ultimo, nella selezione della squadra che dovrà accompagnarlo nel governo.

 

Concetti espressi venerdì scorso alla direzione regionale dove il convitato di pietra è stato tirato in ballo più volte, specialmente per biasimare comportamenti spregiudicati e trasformistici, come si configurerebbe l’arruolamento di esponenti di centrodestra pronti a fare il salto della quaglia magari ospitati sullo zatterone della lista collegata al presidente. Prospettiva che Gariglio vede come fumo negli occhi: il partito non solo ha pieno titolo a definire le candidature e a esprimere una nuova classe dirigente, ma intende mettere il becco nella tessitura delle alleanze. A Gariglio brucia ancora la rottura unilaterale del patto della “zucca”, siglato nel 2010 a casa dell’allora presidente di Palazzo Lascaris: davanti a una fumante minestra a base del succulento ortaggio i congiurati proposero al sindaco di disarcionare Mercedes Bresso e guidare il centrosinistra alle elezioni. Chiamparino, come al solito, tentennò forse lasciando credere di essere della partita, salvo poi spifferare tutto nei giorni successivi direttamente alla Zarina.

 

Se, come probabile, Gariglio riuscirà a vincere, da una parte si ritroverà Piero Fassino, che dal piano nobile di Palazzo Civico ha (ri)ottenuto la ribalta nazionale attraverso la presidenza dell’Anci, dall’altra Chiamparino, uno che già si sta muovendo con piglio di candidato in pectore, in piena autonomia da tutto e da tutti,e che al momento non ha neanche rinnovato la propria tessera al Pd e per quanto è dato sapere non intende farlo. Ma Gariglio non sente il rischio di finire schiacciato tra i due vecchi leoni post Pci. Semmai vede questo incarico come un’opportunità: i due, infatti, per questioni anagrafiche al prossimo giro potrebbero essere fuori gioco e lui, se si sarà giocato bene le sue carte, esercitare una golden share importante su tutta la sinistra piemontese.

 

Per questo non solo gioca, ma rilancia: «Se vincerò, la mia squadra, in segreteria, sarà formata da metà uomini e metà donne, da scegliere in discontinuità con il Pd che è stato. Utilizzerò criteri come competenza, passione e innovazione». Facce nuove. Gariglio pare idealmente voler spalancare le finestre di via Masserano, per far cambiare un po’ l’aria: «La segreteria non potrà continuare a essere il presidio dei capataz locali che controllano l’operato del segretario per conto terzi, deve essere un gruppo operativo capace di elaborazioni politiche di ampio respiro». Ribadisce l’intenzione di dare ampia rappresentanza ai territori del Piemonte 2 e apre alla possibilità, anche qui sulla scorta di quanto avvenuto al Nazareno, di coinvolgere dopo le primarie anche esponenti che abbiano votato per un altro candidato («ma si poteva fare anche evitando le consultazioni interne» precisa). «La sfida più difficile è costruire l’unità e questo, sia chiaro, non dipenderà solo dal segretario. Vorrei che tutti facessimo nostro il concetto di fraternità e fossimo in grado di sentirci parte di una stessa comunità, indipendente dalle sensibilità politiche e dai punti di vista che caratterizzano il Pd».

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2 Commenti

  1. avatar-4
    09:51 Martedì 21 Gennaio 2014 torino prima cerca di vincere

    Gariglio, in caso di primarie, voter

  2. avatar-4
    09:46 Martedì 21 Gennaio 2014 silvio VADA IN PENSIONE

    Alcuni milioni di Cittadini sono senza lavoro molti pensionati sono alla fame, visto che il Sig. CHIAMPARINO per meriti politici ha una grande pensione perchè sottrae il posto ad un giovane politico fresco più lucido? possiamo candidare anche un suo parente se non si fida di altri candidati.SILVIO

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