PALAZZO LASCARIS

C’è il garante radicale non l’ombudsman

Ultimo atto del Consiglio Regionale. L'ex consigliere della Rosa nel pugno Mellano si occuperà delle carceri, non raggiunge il quorum l'avvocato Cappelletto, legale di Giovine, candidato dalla maggioranza di centrodestra per il ruolo di difensore civico

Ultima seduta del Consiglio Regionale con sberleffo per la maggioranza di centrodestra. È passata infatti l’elezione del garante dei detenuti, ma non quella del difensore civico. E così l’accordo tra centrodestra e le opposizioni va tutto a vantaggio di queste ultime che vedono incoronare Bruno Mellano, radicale ed ex consigliere regionale tra il 2000 e il 2005, quale figura di tutela dei diritti dei carcerati, un politico a tutto tondo che non ha risparmiato aspre critiche all’attuale legislatura. Mellano ha ottenuto 32 voti, due al suo ex collega Girolamo La Rocca (ex Pdl). Aspre critiche ai due capigruppo di Forza Italia, Luca Pedrale, e Lega Nord, Mario Carossa, per il modo con il quale hanno condotto le trattative

 

Classe 1966 da Fossano, Mellano è da molti anni attivista di spicco del Partito Radicale piemontese e nazionale. Dopo essere stato per cinque anni a Palazzo Lascaris, nel 2006 viene eletto parlamentare nella lista della Rosa nel Pugno, concentrando in particolare la propria attività sull’istituzione dell’Anagrafe degli eletti. Dal 2009 al 2011 è stato presidente di Radicali Italiani, poi sostituito da un altro piemontese, Silvio Viale. Si è sempre battuto in favore dei diritti civili e dei diritti umani, nel 2006 fu tra i promotori dell’indulto per ovviare al sovraffollamento delle carceri.

 

Nulla, invece, la votazione per la nomina dell’ ombudsman, ruolo per il quale il centrodestra ha candidato Renzo Cappelletto, avvocato del foro di Torino, noto penalista, tra l’altro difensore di Michele Giovine nell'inchiesta sulle spese pazze a Palazzo Lascaris. Per la sua elezione non sono stati sufficienti i 39 voti espressi in suo favore dai 41 consiglieri, poiché non è stato raggiunto il quorum previsto dalla legge.

 

Di garante “dei due pesi e due misure” parla Massimiliano Motta, consigliere di Fratelli d’Italia, che si è astenuto dalla votazione «per una questione di coerenza, essendo stato fra i primi firmatari» della proposta di legge per l’annullamento del Garante. «Non posso fare a meno di denunciare – dichiara Motta – che colui che oggi ha chiesto ed ottenuto di essere nominato dal Consiglio regionale alla carica di Garante dei detenuti è lo stesso personaggio che fino ad oggi ha fatto di tutto per delegittimare l’attuale Consiglio regionale e la Giunta di centrodestra. Mellano è infatti tra i promotori dei ricorsi per le ineleggibilità che hanno riguardato l’ex vicepresidente del Consiglio regionale, Riccardo Molinari, il sottoscritto e dei vari ricorsi contro il presidente Cota per le elezioni regionali del 2010».

 

Di segno opposto le reazioni di Pd e Radicali. Il capogruppo democratico Aldo Reschigna si dice convinto che «Mellano, candidato delle opposizioni votato anche dalla maggioranza, sia l’uomo giusto per esperienza e sensibilità per svolgere questo mandato. Per quanto riguarda il difensore civico, il candidato della maggioranza è persona preparata e adatta al compito. Noi abbiamo fatto la nostra parte. Ancora una volta le divisioni del centrodestra hanno impedito al Consiglio regionale di svolgere concretamente la sua azione». Igor Boni a nome dei radicali esprime soddisfazione per una nomina che, seppur in ritardo di 4 anni, sana un vulnus: «Auguriamo a Bruno buon lavoro, nell’interesse di tutta la collettività piemontese, di cui le 13 carceri, gli oltre 5.000 detenuti, le migliaia di agenti di polizia penitenziaria ed operatori devono essere considerati parte integrante, e non un mondo a parte. L’abbiamo sempre detto: la nomina del garante è una misura di riduzione del danno, né più né meno».

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