Politici di ogni casacca alla corte dei boss

Il clan Coral-Ferrero, le “relazioni pericolose” di Porchietto e Bertot nel centrodestra. A sinistra i parlamentari Lucà e Porcino, il consigliere regionale Boeti. C’era la coda per assicurarsi il sostegno elettorale della malavita

Al momento non è stata formulata alcuna ipotesi di reato. E per ora non vi sono a carico dei politici responsabilità penali accertate. L’unico finito in cella con la grave accusa di concorso esterno in associazione mafiosa è Nevio Coral, ibrida figura di amministratore-imprenditore locale, un self-made man camaleontico. Su tutti gli altri, di ogni colore, si allunga il sospetto di collusione, di aver richiesto sostegno elettorale, secondo quella fattispecie fumosa (e difficile da provare in maniera inequivocabile) di “voto di scambio”. Certo è che l’intreccio tra politica e criminalità organizzato, anzi quell’”amorevole intreccio”, secondo la definizione di Gian Carlo Caselli, che emerge dalle oltre 2500 pagine che riassumono anni di attività investigativa sulla penetrazione della ‘ndrangheta in Piemonte getta una luce inquietante sulla politica subalpina.

 

 

Rapporti bipartisan. Non c’è solo la pidiellina Claudia Porchietto scoperta a intrattenere “relazioni pericolose” con Giuseppe Catalano, il “locale” della mafia calabrese, incontrato tramite il nipote Luca, ex consigliere comunale di Orbassano, durante la campagna elettorale per le Provinciali del 2009, o il compagno di partito Fabrizio Bertot, sindaco di Rivarolo, che accompagnato dal suo segretario comunale Antonino Battaglia, anello di congiunzione tra le amministrazioni locali e l’organizzazione criminale, si è recato al bar Italia di via Vela, di proprietà di Catalano, per chiedere una mano per la sua candidatura al parlamento europeo.

 

Anche il centrosinistra non disdegna frequentazioni equivoche. Come quelle del parlamentare Pd di lungo corso Mimmo Lucà che si rivolge a Salvatore De Masi, detto Giorgio, referente delle ‘ndrine, in più occasioni, almeno due accertate: per sostenere la rielezione di Francesco Brizio alla guida del Comune di Ciriè, per mobilitare elettori alle primarie del centrosinistra in appoggio a Piero Fassino. E spunta il nome di Domenico Mangone, ex assessore torinese, supporter di Davide Gariglio, che si sarebbe dato “un gran daffare con i calabresi”.

Ancora alla porta di De Masi hanno bussato il deputato dell’Italia dei valori Gaetano Porcino, l’ex sindaco di Rivoli e consigliere regionale democratico Nino Boeti. Oggi tutti cadono dalle nuvole, che però si addensano sempre più minacciose all’orizzonte. E la tempesta è in arrivo.

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