PARTECIPATE

Restano a secco le Terme di Acqui

È andato deserto il bando per l'assegnazione trentennale del complesso termale e delle strutture alberghiere. A questo punto la situazione della partecipata pubblica si fa davvero complicata, visto che neppure il bilancio potrà essere approvato

A chi interessano le Terme di Acqui? A nessuno, a quanto pare. Altrimenti non si spiegherebbe quella scrivania, destinata ad accogliere le buste con le offerte per la gestione trentennale della partecipata regionale, rimasta desolatamente vuota. Ieri in un mezzogiorno, che qualcuno sognava di fuoco e invece è stato di vuoto, è scaduto il termine fissato da Terme di Acqui Spa per la presentazione delle candidature ad occuparsi per almeno trent’anni del complesso termale, inclusi gli alberghi, e magari dargli un’impronta e un impulso nel segno della salute intesa come riabilitazione e di un turismo di più ampio respiro. Tutti i sogni cullati per mesi e le speranze coltivate guardando al possibile interesse di grandi gruppi della sanità privata sono svaniti, come i potenziali gestori della Bollente con annessi e connessi. Il cda convocato per questa mattina di buon’ora anziché procedere a una prima scrematura delle offerte dovrà, invece, limitarsi a una mera presa d’atto: nessuna offerta pervenuta, il bando la cui stesura era stata travagliata e segnata da aggiustamenti e correzioni, navette tra il cda termale e l’azionista di maggioranza Finpiemonte Partecipazioni,  a questo punto vale come carta straccia.

 

La disputa sulla possibile o meno gestione dell’acqua termale per fini non prettamente estetici e sanitari che aveva provocato non poche frizioni tra Torino e Acqui finendo per accogliere la tesi sostenuta dal presidente della società Roberto Molina, è archiviata in un cassetto dove sono finite anche le speranze di trovare nel privato una soluzione ai non pochi problemi della stazione termale che dai floridi tempi della Belle Epoque, passando per un lungo periodo di basso impero ai tempi delle partecipazioni statali dell’Efim, era arrivata ad essere proprietà di Comune e, per la gran parte della Regione con ambizioni che ben presto hanno dovuto fare i conti con i numeri dei bilanci, delle spese e volgere lo sguardo, tra lo speranzoso e il disperato, verso qualche investitore privato. Che però, non s’è fatto vivo.

 

Delusi coloro che avevano sperato di vedere sulle buste il nome di qualche colosso della sanità privata, dal Gruppo Villa Maria a quello del Policlinico Città di Monza che fa capo alla famiglia novarese De Salvo, oppure sul versante del mattone all’onnipresente holding dei Gavio. Macché. Nessuno di questi e di altri si è fatto avanti. Per la partecipata regionale il futuro si fa, dunque, sempre più incerto e questa débâcle si aggiunge a un altro guaio: la mancata vidimazione del bilancio da parte della società di revisione incaricata da Finpiemonte Partecipazioni.  Pur riconoscendo una buona amministrazione e una riduzione delle perdite, nei tre anni di guida Molina, da un milione e 200mila a 600milaeuro con una spending review che ha fruttato mezzo milione, i revisori non escludono la possibilità che venga a mancare la continuità aziendale, il tracollo insomma. A far drizzare le antenne ai controllori sarebbero le incertezze date dal futuro dell’Hotel Nuove Terme il cui contratto di affitto, che porta in cassa annualmente 470mila euro, scade nel gennaio 2015 e non si sa se si riuscirà a stipularne un altro di pari o superiore entità. A questo va aggiunta pure la chiusura dell’altro hotel, il Regina. Si sperava, ad Acqui, che la risposta al bando per la gestione potesse dare quella garanzie in grado di convincere i revisori a firmare il bilancio, ma a questo punto la questione sembra complicarsi ulteriormente visto che il rinnovo del cda e della presidenza, per statuto, deve coincidere con l’approvazione del bilancio. Che non viene approvato se non c’è il placet della società di revisione.

 

Nel frattempo, aspetto di non poco conto, Finpiemonte riaprendo i bandi fatti dalla giunta Cota per le partecipate e tra queste ci sono le Terme, rimette in gioco altri papabili alla carica di presidente. Il termine scade il 3 luglio. Al contrario dei potenziali gestori, per un posto nel cda non mancheranno le candidature. Chissà se la nuova governance, sotto l’ombrello della giunta Chiamparino, saprà offrire quelle garanzie e quella stabilità politica che, mancata in questo periodo di transizione, potrebbe aver suggerito agli investitori privati di rimanere alla finestra e non imbucare la busta con l’offerta? (s.r.)

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