INCHIESTA

Trasparenza, il lato oscuro della Cultura

Il settore che, anche in tempi di crisi, maneggia ingenti risorse pubbliche, si sottrae agli obblighi di legge che impongono la pubblicazione dei dati finanziari. Così è quasi impossibile controllare come spendono i nostri soldi - il column di R. de CARIA

Un disastro. Si potrebbe riassumere così il risultato di un’indagine condotta dallo Spiffero sui dati chiave della cultura piemontese. O meglio, su quel (poco) che di questi dati viene pubblicato su internet dalle istituzioni locali, in quella che appare essere una manifesta violazione degli obblighi di legge.

 

Qualche settimana fa, Lo Spiffero ha rivelato le apparenti incongruenze della galassia Holden, che beneficia di lauti contributi pubblici in veste di associazione, e poi sembra girarli a una società con lo stesso nome (curiosamente, la sede è nel frattempo stata spostata). Sono seguite poi le rivelazioni su Artissima, una società a diretto controllo pubblico di cui però, contrariamente a quanto prescrive il decreto trasparenza (decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33), non sono resi pubblici da nessuna parte una serie di dati obbligatori, tra cui gli ultimi tre risultati di bilancio e i compensi degli organi di vertice.

 

Ebbene, se si allarga il campo d’osservazione e si compie la stessa verifica con riferimento a tutta una serie di altri enti di diritto privato, ovvero associazioni e fondazioni, quasi esclusivamente attive in ambito culturale, sotto controllo di Comune e Regione, si ha un quadro davvero sconcertante. Con l’aggravante che, se Artissima non è controllata direttamente dalle istituzioni, ma c’è di mezzo la Fondazione Torino Musei, e quindi potrebbe tentare una (debolissima e capziosa) difesa sostenendo che, interponendo un soggetto tra ente pubblico e società controllata, si possono aggirare gli obblighi di trasparenza, nel caso di tutto il resto della galassia di enti a controllo comunale e regionale non c’è scappatoia di sorta.

 

Partiamo da una considerazione: la Regione fa peggio del Comune. Il decreto trasparenza prescrive quanto segue: sul sito dell’amministrazione controllante devono essere pubblicati una serie di dati relativi agli enti controllati, tra cui i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi e i nomi degli amministratori dell’ente con il loro trattamento economico complessivo; inoltre deve essere inserito un link al sito dell’ente controllato, dove vanno indicati i componenti degli organi di indirizzo e i soggetti titolari di qualunque incarico (amministrativi di vertice, dirigenziali, di collaborazione e consulenza), con i relativi compensi e i curriculum vitae. La logica è che, tipicamente, soprattutto nei casi più importanti, questi enti hanno come amministratori dei politici o personaggi noti, che vengono indicati a titolo onorifico e spesso non percepiscono compensi per questa attività, e poi del personale dirigenziale che è quello realmente operativo e che a sua volta ha una serie di collaboratori, i quali tutti ricevono compensi: i primi dati vanno indicati sul sito dell’ente pubblico, i secondi direttamente sull’associazione o fondazione controllata.

 

Tutto molto semplice e lineare, quindi: se non fosse che questi obblighi vengono violati in maniera sistematica: ad essere in regola è una minoranza. Il Comune è di per sé più diligente: i dati dei suoi enti controllati ci sono tutti, almeno per il 2013 (per il 2012 mancano i dati su identità e compensi degli amministratori). In Regione, invece, nella tabella degli enti privati controllati i nomi e i compensi degli amministratori non ci sono, ma ci si limita a rinviare interamente ai relativi siti internet.

 

Se allora uno va a consultare questi siti, per consultare i dati sugli amministratori degli enti controllati dalla Regione, e i dati sui titolari di incarico per Comune e Regione, le sorprese si moltiplicano.

 

Cominciamo dagli enti controllati dalla Regione. Ci sono i primi della classe, che sono quelli della Fondazione Teatro Regio, sul cui sito compare correttamente tutto ciò che dovrebbe: organi e titolari di incarichi, con relativi compensi e cv. Ci sono poi diversi altri enti che contengono la sezione “amministrazione trasparente”, e riportano essenzialmente tutti i dati dovuti. Quasi sempre mancano i cv dei collaboratori, e in alcuni casi pure i nomi e i compensi, ma lo scenario è talmente fosco che appare un peccato veniale: promossi quindi anche Fondazione Live Piemonte dal Vivo, Fondazione Academia Montis Regalis, Associazione Settimane Musicali di Stresa, Fondazione Teatro Piemonte Europa, Fondazione Teatro Stabile, Fondazione Torino Musei, Associazione Torino Città Capitale Europea, Associazione Museo nazionale dell’automobile, Circolo dei Lettori, Fondazione per l’Ambiente Teobaldo Fenoglio, Assosecurity e Fondazione Torino Wireless, nonché Film Commission e Fondazione Museo del Cinema (che però sono i due casi più rilevanti tra quanti non elencano collaboratori e consulenti, ed è difficile credere che, almeno nel loro caso, non ve ne siano).

 

Vi è poi una lunga lista nera di enti che o non hanno la pagina “amministrazione trasparente” sui loro siti (a meno che non sia davvero così ben nascosta da esserci sfuggita!), o che ce l’hanno ma con omissioni non perdonabili, o che non hanno neppure un sito internet funzionante (è il caso della mitica Fondazione Centro Internazionale del Cavallo). In questo elenco di bocciati, ci sono anche dei nomi non troppo noti al pubblico piemontese: Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì, Fondazione Centro per lo Studio e la Documentazione delle Società di Mutuo Soccorso, Associazione Apriticielo, Fondazione Artea, Associazione Centro Studi B. Fenoglio, Centro Internazionale di Studi Asiatici Avanzati, Centro Piemontese di Studi Africani, Museo Regionale dell’emigrazione dei piemontesi nel mondo, Museo regionale dell’emigrazione vigezzina nel mondo (sì, esiste!), nonché il Consorzio Piemontese per la prevenzione e la repressione del doping e Hydroaid, che insieme alle assai più note Associazione The World Political Forum e soprattutto Fondazione per il libro, la musica e la cultura tralasciano quanto meno i compensi dei revisori, che nulla autorizza a pensare lavorino a titolo gratuito (la Fondazione libro ha una pagina “amministrazione trasparente” ma non elenca né i compensi degli amministratori, che si ricavano però dalla tabella presente sul sito del Comune di Torino, né quelli dei revisori, né i nomi, i compensi e i cv dei collaboratori esterni, che riesce davvero difficile credere che manchino).

 

Vi è poi il caso della Fondazione Centro per la conservazione e il restauro dei beni culturali La Venaria Reale, sul cui sito sembra essere stata stranamente rimossa la sezione sulla trasparenza, in passato presente.

 

E infine, oltre ai già citati World Political Forum e Fondazione libro, vi sono una serie di altri bocciati clamorosi, in situazione di ancor più manifesta inadempienza agli obblighi del decreto trasparenza, quando non sembrano ignorarlo del tutto: in questo elenco, compaiono nientepopodimenoché il Museo della Resistenza, il Centro Internazionale Studi Primo Levi, la Fondazione Firpo, la Fondazione Cesare Pavese, l’Associazione A come Ambiente, la Fondazione 20 marzo 2006 (quella che gestisce il post-olimpico), il Comitato Italia 150 (pur in fase di chiusura), la Fondazione Camillo Cavour, la Fondazione Stadio Filadelfia, nonché perfino la Fondazione Terra Madre e il Comitato Salone del Gusto (per le quali i dati presenti sulla tabella del Comune di Torino non bastano a colmare l’omissione).

 

Si tratta di enti che percepiscono complessivamente molti milioni di euro, e in diversi casi li fanno fruttare molto male, viste le cospicue perdite accumulate da molti di essi. Quindi offrire trasparenza al riguardo sarebbe un atto doveroso nei confronti dei contribuenti piemontesi che poi sono chiamati a pagare il conto delle eventuali cattive gestioni di un settore di spesa piuttosto significativo nel bilancio regionale.

 

Ma non è solo una questione di doverosa trasparenza. Come Lo Spiffero ha già ricordato, la la circolare 19 luglio 2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica ha chiarito che gli obblighi di trasparenza in questione sono in vigore sin dal 20 aprile 2013, per cui tutte le delibere successive a quella data di assegnazione di contributi a enti non in regola con gli obblighi di trasparenza potrebbero avere alla base un vizio insanabile, visto che l’art. 22 del decreto trasparenza stabilisce chiaramente che, in caso di mancata, o anche solo incompleta, pubblicazione dei dati obbligatori, è vietata l’erogazione a favore degli enti inadempienti «di somme a qualsivoglia titolo da parte dell’amministrazione interessata». Il che, se l’interpretazione è corretta, comporterebbe una responsabilità erariale per coloro che hanno deliberato tali elargizioni.

 

Ma non si vede come l’interpretazione non possa che essere corretta, posto che l’elenco degli enti controllati è unico, e vi sono alcuni che adempiono (il Teatro Regio su tutti) e altri che invece non lo fanno. Ma se vi è qualcuno che adempie, perché mai le regole non dovrebbero essere uguali per tutti, dal Museo sull’emigrazione vigezzina ai colossi come Terra Madre e Comitato Salone del Gusto?

 

LEGGI QUI IL COLUMN di R. de CARIA

 

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4 Commenti

  1. avatar-4
    10:37 Sabato 15 Novembre 2014 Ratto rampante Che dire del Circolo dei Lettori...

    Chissà quanto ci costa questa pur pregevole "Fondazione" !!! Nessuno lo sa! Se penso alla manutenzione della struttura, il costo del riscaldamento e delle bollette di locali cos aulici e vasti, agli addetti alle varie iniziative, ai consulenti che immagino non diano la loro collaborazione gratis, alle spese per la sicurezza, ecc. ritengo che ci siano dei costi pazzeschi. Quante risorse provengono dal cosiddetto "privato" (che in realtà è in gran parte costituito da altre Fondazioni che di "privato" hanno ben poco!). Quante risorse dal pubblico? Chi controlla gli sprechi? Difficile accedere ai bilanci che non sono indicati nel Sito della Fondazione. Quando si nasconde qualcosa, è lecito dubitare che non si voglia renderlo noto e trasparente apoositamente per celare, nella miglior ipotesi, sotterfugi.

  2. avatar-4
    19:31 Venerdì 14 Novembre 2014 silvioviale OTTIMO LAVORO

    Bravi. Bravissimi.

  3. avatar-4
    12:22 Venerdì 14 Novembre 2014 Giulio Magna Charta....

    la cultura rende... a chi la fa

  4. avatar-4
    09:09 Venerdì 14 Novembre 2014 Baskettaro autofinanziamento

    la cultura dev'essere in grado di autofinanziarsi e ricevere minimi contributi. il problema è che troppa gente, ci lavora a tempo indeterminato. pazzesco

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