Rossignolo jr getta la maschera: “Pronti a lasciare Torino”

Tutto secondo copione: reclamano altro denaro pubblico e se, come pare, non l’otterranno abbandoneranno l’ex Pininfarina al suo destino. La conferma nelle dichiarazioni odierne al Tirreno di Livorno. Ora si blocchino i fondi promessi da Sacconi

DYNASTY Rossignolo padre e figlio

È ancora il figlio a farsi latore di cattive notizie. La famiglia Rossignolo di fronte al precipitare della vertenza relativa allo stabilimento ex Pininfarina di Grugliasco, rompe il silenzio e affida a Gianluca l’incarico di recapitare alle istituzioni piemontesi il messaggio ferale: «L’unico punto fermo è Livorno», dichiara stamattina al Tirreno annunciando l’inizio, da lunedì, dei corsi di formazione del personale in forza al sito toscano: si parte con gli 8 “tutor saldatori” che saranno seguiti, la settimana successiva, da tutti gli altri lavoratori ereditati dalla Delphi. Torino non rientra più nei piani. «Comunque vada – assicura il rampollo del patriarca Gian Mario – i componenti che verranno dagli Stati Uniti in qualche posto dovremo assemblarli e a Livorno abbiamo tutto: il capannone, le maestranze, il sostegno della Regione e degli enti locali. Le incertezze, semmai, riguardano il sito produttivo dove sarà fatta la carrozzeria e la finitura». Cioè Torino.

 

E lo sfratto ricevuto per morosità è, per certi versi, provvidenziale. Trincerandosi dietro il nuovo – ancora fantomatico – socio straniero, la De Tomaso cerca di sfilarsi dagli impegni, rimpallando le responsabilità della sempre più probabile defezione alla latitanza della Regione Piemonte che, all’ultimo – sempre secondo la famiglia  – si è sottratta dagli impegni assunti. «Siamo stati chiamati dalla precedente giunta regionale per salvare la Pininfarina e i suoi 900 dipendenti – ricostruisce pro domo sua il giovin Rossignolo -. Lo abbiamo fatto, ma la Regione non ha poi confermato la sua quota parte di investimenti. Questi soldi, dunque, abbiamo dovuto cercali altrove. Abbiamo trovato un investitore. Lui mette i soldi, ma vuole avere voce in capitolo sulle decisioni». Tradotto: perché mai insistere su Torino, dove non abbiamo ricevuto i necessari sostegni, quando in Sicilia, per subentrare alla Fiat negli stabilimenti di Termini Imerese, ci stanno facendo ponti d’oro (con 170 milioni di fondi)?

 

(6/continua)

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