REGOLE DEL GIOCO

Chiamparino vuole il Piemontellum

Il governatore accelera sulla riforma elettorale regionale: via il listino, collegi uninominali e più assessori esterni. Subito all'ordine del giorno in Consiglio, caso mai si dovesse andare al voto tra poco. Resta critico sulle modifiche istituzionali

“Applicare il sistema dei collegi uninominali, cancellare il listino e dare la possibilità di avere più assessori esterni”. Piemontellum? Yes we can, “si può fare, non ci vuole molto”. Sergio Chiamparino il viatico per la nuova legge elettorale regionale lo impartisce da Alessandria, a margine di un incontro del Pd per discutere di riforme insieme al sottosegretario Luciano Pizzetti. Il destro per dire come la pensa sulla prossima tornata elettorale (senza escludere l’ipotesi di un anticipo non ancora da egli stesso archiviata) glielo fornisce poco prima il consigliere regionale Domenico Ravetti richiamando la necessità di “agire ora per domani, per evitare ad ogni costo di vedere eletti consiglieri regionali in collegi da seicentomila abitanti”. Chiamparino condivide anche se non nega il rischio di una deriva opposta: “Stiamo attenti a non rimpicciolirli troppo”. La classica via di mezzo. Su quello che, invece, il governatore pare deciso è proprio lo stringere i tempi per varare in questa legislatura la riforma elettorale.

Un’accelerata, insomma, a quella proposta partita dai radicali con Igor Boni (candidato non eletto nelle liste del Pd) e che aveva trovato subito il supporto in una eterogenea pattuglia dem, formata tra gli altri dal giovane turco Mario Sechi, dal civatiano Fabio Malagnino e dal renziano Davide Ricca. Lo stesso segretario regionale Davide Gariglio in principio un po’ tiepido sulla questione, pur ammettendo che “non bisogna  andare alle calende greche”, parrebbe oggi deciso. Una riforma che, stando alle prime reazioni, non dovrebbe incontrare grossi ostacoli neppure da parte della minoranza che quando era al governo aveva annunciato più volte la volontà di metterci le mani, salvo poi non aver quagliato nulla.

Senza toccare l’elezione del governatore, il cambiamento comporterebbe una cinquantina  di collegi per l’uninominale secco (un Mattarellum senza paracadute), l’abolizione del listino e il conseguente allargamento del numero di assessori esterni, “indispensabile se si vogliono avere in giunta personalità di valore e capacità, ma che magari non sono in grado di raccogliere consenso alle elezioni” spiega un Chiamparino nella trasferta in riva al Tanaro dove non ha nascosto la delusione per il suo sogno tedesco sia per quanto riguarda il nuovo Senato, sia per quelle città metropolitane, “oggettivamente troppe”, che avrebbe voluto sul modello germanico delle città-stato. “Il Bundesrat in Italia non ci potrà essere” conferma il sottosegretario Pizzetti nel corso del dibattito moderato dal senatore Daniele Borioli e con un parterre parlamentare mandrogno completato da Federico Fornaro e Cristina Bargero. E se non sarà, neppure lontanamente la Camera dei Lander, sfuma la speranza di Chiamparino di quel mandato imperativo e dunque voto unitario per evitare divisioni, oltre che tra le Regioni, anche all’interno dei rappresentanti di una stessa Regione. Speranza che il Chiampa già l’aveva perduta da un pezzo complice un colloquio recente con il ministro Maria Elena Boschi freddina sulle osservazioni del presidente piemontese, tuttora preoccupato per quello spirito centralista che pare segnare lo stesso percorso delle riforme per quanto attiene alle competenze.

Ma se il verso preso è quello che porta verso un numero considerevole di materie di competenza statale, invece che regionale, questo lo si deve anche, come evidenziato da Pizzetti, alla mancanza di interventi ed emendamenti parlamentari in tale senso, così come a una certa debolezza  delle Regioni stesse nel farsi ascoltare. “Almeno prevedere una flessibilità per l’assegnazione di determinate materie di competenza per quelle Regioni che dimostrano di sapere lavorare bene” è un’altra richiesta di Chiamparino che pone l’attenzione pure sull’altro grande tema di questi giorni: le aree vaste, che di fatto restano le Province con alcune competenze e assai meno fondi e le Città metropolitane. “In Italia dovrebbero contarsi sulle dita di una mano, magari avanzandone una” . Dice, Chiamparino, insistendo su quello che non devono essere: “Una sorta di grande Comune che sta sotto la Regione. L’ho detto ancora ieri a Fassino. Dobbiamo trovare il meccanismo giusto per evitare questo”.

Dai grandi Comuni a quelli piccoli. “Hai ragione” dice il governatore alla presidente della Provincia di Alessandria, nonché sindaco del capoluogo Rita Rossa che ha appena tirato un sasso nello stagno: “E’ possibile continuare ad avere Comuni con centinaia di abitanti? Dobbiamo avere il coraggio di riformare anche lì e mettere una soglia di cinquemila abitanti. Al di sotto si accorpa. Non è che si butta via il gonfalone, ma i Comuni troppo piccoli non hanno senso e accorparli significa anche risparmiare”. Chiamparino concorda, ma ammette: “Sai che non sarà facile”. Meno difficile cambiare la legge elettorale del Piemonte. Piemontellum? Yes we can. Parola di Sergio.

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6 Commenti

  1. avatar-4
    18:31 Domenica 12 Aprile 2015 siamodicentrodestra Fate schifo

    Gli eletti nel listino sono la vergogna della democrazia! Figuriamoci la storia degli assessori esterni...questa è la riforma salva natiche!

  2. avatar-4
    13:50 Domenica 12 Aprile 2015 Baskettaro mai per piacere

    le elezioni sono vere se ci sono le preferenze. basti vedere chi abbiamo eletto alla camera o al senato in questi anni....

  3. avatar-4
    11:28 Domenica 12 Aprile 2015 daniele galli Chiamparino e la recita dell' assurdo

    illeggitimi e sfrontati oltre ogni limite, con questi assurdi presupposti credo che da parte dell' opposizione assurga la necessità di non esserne complice, vedremo nella circostanza chi è opposizione e chi simula di esserlo ( es. amici del listone unico )

  4. avatar-4
    10:36 Domenica 12 Aprile 2015 teneschie Ci aveva già provato Uncem...

    Non mi sembra molto distante (per non dire identico) a quanto proposto da UNCEM due anni fa con un progetto di cambiamento della legge elettorale regionale. Progetto che fu elaborato da illustri consulenti giuridici e che fu condiviso dagli uffici del Consiglio regionale e che grazie al contributo del CSI aveva il merito di essere una proposta scientificamente corretta (nella individuazione dei 50 collegi).Ricevemmo elogi da molte forze politiche, ma Poi si sa come vanno queste cose... Rimase tutto lettera morta.Eppure con quel progetto si potevano eleggere consiglieri regionali di tutte le province (anche delle più piccole) e veniva meno quel mercato legato al listino.Infine, ogni potenziale consigliere, dovendo "correre" su un territorio più piccolo per raccogliere adesioni, si trovava nella condizione di spendere meno risorse.. Tute cose utili, giuseppe, democratiche....Temo che i partiti anche se si definiscono progressisti preferiscano mantenere lo status quo e cercare di approfittare delle loro rendite di posizione... Se poi tutto ciò non serve a far progredire la società piemontese poco importa....

  5. avatar-4
    19:54 Sabato 11 Aprile 2015 Bandito Libero Il Consiglio illegittimo giustamente decide le regole del gioco!

    Ovvio no!?! Normale. Regolare. Ma solo in Italia potrebbe essere normale.. (e dico questo senza neanche entrare nel merito della proposta, sia chiaro..)

  6. avatar-4
    18:44 Sabato 11 Aprile 2015 silvioviale CHIAMPARINELLUM

    Chiqmiqmolo

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