Quanto costerà alle casse pubbliche l’accoglienza dei migranti, Oggi nessuno è in grado di dirlo, c’è inol">

Migranti, costi e rimedi

Quanto costerà alle casse pubbliche l’accoglienza dei migranti? Oggi nessuno è in grado di dirlo. Ora prevalgono gli aspetti umanitari, sociali e la solidarietà. Chi osasse parlare, in questo momento, di costi al riguardo, sarebbe immediatamente bollato per crudeltà e perversione. Certamente, fare conti è impossibile per la vastità del fenomeno, la sua ripetizione quotidiana ed i costi indiretti che genera nel turismo (alberghi non disponibili, mancate prenotazioni per timori da presenza di persone estranee), nei servizi sociali (assistenza sanitaria, formazione scolastica), nei trasporti (biglietti non pagati), nell’ordine pubblico (impiego di forze dell’ordine, militari ) ecc. E c’è inoltre un fatto che, tra tutti, sembra il più grave: si ignora totalmente l’entità dei bilanci dei centri di accoglienza. Questi ricevono sovvenzioni da soggetti diversi (Europa, Stato, Enti locali). Sono tutti soldi pubblici. Che bilanci fanno per gestirli? E chi li controlla? I controllori dei conti pubblici, severissimi nel verificare come anche il più piccolo dei centri pubblici spende i quattrini e immediati nell’avanzare censure se le norme non sono rispettate, sembra che da questo settore si tengano ben alla larga. Gli scandali romani in materia la dicono lunga in questo senso. Eppure, prima o poi, dei costi dei migranti – almeno di quelli diretti – si dovranno tirare le somme. E lì saranno dolori soprattutto per gli Enti locali (e per i contribuenti che dipendono da loro) poiché Europa e Stato italiano pare che finora se ne lavino beatamente le mani. Vediamo intanto come,fino ad oggi,si è fatto fronte ai costi delle migrazioni.

 

Fonti di copertura europee. C’è Echo (European commission humanitarian aid and civil protection), la Direzione Generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea. Creata per contribuire a salvare e proteggere vite umane, ridurre le sofferenze e tutelare l'integrità e la dignità delle persone, fornire tende, coperte e altri generi di prima necessità, quali cibo, medicinali, attrezzature mediche, sistemi di depurazione dell'acqua e combustibili, finanziare squadre mediche e fornire sostegno nel campo dei trasporti e della logistica (attività perfettamente coerenti con la situazione attuale delle migrazioni), dispone di un budget di 1,3 miliardi all’anno. Metà di questo fondo viene però speso per stipendi, acquisizione di servizi, affitti di grattacieli e sedi varie. Poi c’è il Programma europeo SOLID – Solidarietà e gestione dei flussi migratori, gestito dalla Direzione generale Affari Interni della Commissione europea. Disponeva, fino al 2013, di un budget complessivo di 4 miliardi (presumibilmente integrato essendoci stata una proroga del programma fino al 2015). Per l’Italia, è gestito presso il Ministero dell’interno attraverso 4 Fondi: integrazione cittadini paesi terzi, rifugiati, rimpatri, frontiere esterne. Segue Frontex, l’«Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea», con un budget per il 2015 di 115 milioni – di cui però 40 vanno nelle spese di gestione, compreso l’affitto di un grattacielo a Varsavia, per 5 milioni, e 615 mila euro per “riunioni non operative (sic!)”. E poi ancora l’Easo (European asylum support office), l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, di cui pare si conosca soltanto il costo di funzionamento di una decina di milioni di euro. Superfluo ricordare che, a tutti gli stanziamenti europei, contribuisce profumatamente anche l’Italia. Ad un bilancio dell’Europa per il 2015 di 145,3 miliardi, l’Italia contribuisce con 17,4 miliardi circa. Tra dare e avere, finora c’è stato un saldo negativo per noi di circa 6 miliardi. Però si è dovuto elemosinare 2,9 milioni per avere qualche risorsa aggiuntiva per pattugliare il Canale di Sicilia.

 

Fonti di copertura nazionali. Per sapere qualcosa sui soldi spesi per l’accoglienza dei migranti, bisogna guardare ai dati delloSprar – Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati. Lo Sprar è finanziato dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’interno, ma attinge anche fondi dalla protezione civile, dall’8 per mille destinato allo Stato, ecc. Nel 2014, ha assegnato 180 milioni ai centri di accoglienza, ma ci sono anche state integrazioni dai bilanci degli Enti locali. Dalle analisi dello Sprar, risulterebbe un costo medio per ciascun rifugiato di 35 euro al giorno. Con le assegnazioni, si pagano gli affitti dei centri, i servizi e i dipendenti. Ai richiedenti asilo, si danno 2-2,5 euro al giorno. Secondo i responsabili dello Sprar, è dunque falso dire che l’Italia dà 35 euro al giorno a ogni migrante.

 

Come è facile vedere, nel piatto quattrini ce ne sono. Ma, tanto nell’utilizzo dei fondi europei quanto nella spesa di quelli nazionali, esiste una situazione piuttosto caotica. Di qui la considerazione precedente circa l’assoluta mancanza di controlli. Ora però stiamo vivendo una situazione di straordinarietà che richiederebbe rimedi straordinari. Sotto il profilo finanziario (comunque il più indispensabile), sembrerebbe che i rimedi dovrebbero consistere in un adeguato aumento dei fondi europei e nazionali già esistenti (magari riducendo i centri che li erogano e risparmiando sui loro costi). Vediamo cosa accade.

 

Sede europea. Il 12 maggio, il Governo italiano avanza all’Unione europea la proposta di trasferire dall’Italia ad altri Stati della Ue 25 mila persone, e di assegnare all’Italia un contributo europeo di 250 milioni, a fronte di una spesa stimata per noi per il 2015 di 800 milioni. Il 27 maggio, il Commissario agli affari interni e all’immigrazione della Unione europea Dimitris Avramopoulos presenta il piano di intervento della Ue: trasferimento ad altri Stati Ue di 24mila persone dall’Italia e 16mila dalla Grecia (ma i 40mila stimati allora, oggi quanti sono?). Fondo complessivo per gli alleggerimenti di Italia e Grecia: 240 milioni (6mila euro per persona), ma non si dice a chi saranno dati. Il piano si arena sul tavolo del Consiglio europeo. 12 Stati su 28 si oppongono alla natura vincolante dei trasferimenti. Potranno avvenire, ma su base volontaria degli Stati. Tutto si deciderà al vertice del 25-26 giugno. Ma, con queste premesse, per Italia (e Grecia) suona una brutta campana. Tenendo conto dello stato in cui si trova, la Grecia deve tacere. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi potrebbe andare a Bruxelles e picchiare i pugni facendo “casino” (si è espresso lui così). Potrebbe minacciare: “L’Italia non verserà più un euro al bilancio Ue fin tanto che non (ci) sarà fatta giustizia!”. Ma la nostra fragilità economica per debito pubblico e deficit potrebbe far scattare, immediatamente, una procedura d’infrazione ai Patti europei, con imposizione di vincoli che la Grecia conosce bene. Forse allora è meglio dire che si negozierà. Cosa? Si vedrà.

 

Sede nazionale. La linea d’intervento l’ha dettata il 7 maggio il Presidente dell’Anci e Sindaco di Torino Piero Fassino per tutti gli 8mila Comuni italiani (che, tenendo conto delle proteste, evidentemente non l’hanno gradita molto). I passaggi: sbarco, soggiorno in caserme, distribuzione nei Comuni. Il Governo deve dare risorse adeguate. Conclude Fassino: “Questa è la sola linea praticabile, non ne esistono altre”. La sostiene, convintamente, il Presidente della Conferenza delle Regioni e Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino (che però ammette che, a distanza di un mese, il Governo non ha dato risposte al “Piano Fassino”). Aggiunge che gli aiuti interni potrebbero anche consistere in deroghe al Patto di stabilità. Sarebbero cioè sempre i Comuni che pagano, ma non dovranno conteggiare nel Patto le spese per i migranti (forse bisognerebbe chiarire un po’ il marchingegno per scoprirne i reali vantaggi, che Chiamparino vedrebbe nell’impegnare i migranti in lavori socialmente utili). Il Presidente Matteo Renzi dice che darà aiuti ai Comuni che offriranno ospitalità ma non annuncia (evidentemente perché non ci sono disponibilità) stanziamenti per questi scopi. Anzi, per affermazione della Ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, parrebbe che, nel decreto- legge Enti locali in via di approvazione, non si contempli proprio alcun aiuto ai Comuni a questo fine.

 

A conti fatti, non sembra per ora di vedere rimedi efficaci per l’emergenza migranti. Le stazioni di Milano e di Roma Tiburtina resteranno un episodio straordinario o preludono a situazioni d’ordinarietà? Ci saranno, necessariamente, nuove strategie da parte di Renzi, Fassino e Chiamparino. Poi però, come detto prima, alla fine i conti dei costi qualcuno sarà costretto a farli, ma nessuno saprà mai a quanto saranno ammontati e in che misura ciascuno dovrà contribuire a coprirli. Però, in quel momento, la tanto strombazzata solidarietà non ci sarà da parte di nessuno. Ognuno dovrà “grattarsi” da solo.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:34 Giovedì 09 Luglio 2015 Cicciano Contabilità Totale istantanea

    Il modo di contabilizzare le entrate ed uscite istantanee sono semplici, basta con le impronte cartacee e digitali confermare che siano avvenute le solidarietà occorrenti al fabbisogno dei Migranti.

  2. avatar-4
    12:06 Domenica 21 Giugno 2015 Perdincibacco Invece di far tanta fatica, Manacorda

    provi a leggere i dati contenuti nei migrant files (https://www.detective.io/detective/the-migrants-files/) o, se preferisce, quelli contenuti nel dossier "I diritti non sono un "costo"" di Lunaria. Poi potrebbe leggere anche i dossier europei: magari le capiterebbe di scoprire che non è stata l'Italia, ma la Commissione, a proporre al Consiglio europeo (e non all'Unione, lei certo conosce la differenza) il piano attualmente in discussione.

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