Cacciati o incapaci?

Dissidenti epurati perché scomodi o personaggi inadeguati a reggere il confronto con forti leadership. I casi degli esiliati della Seconda Repubblica, da Fini a Verdini, fino ai transfughi grillini. Un libro con prefazione di chi sussurra(va) ai potenti

Da un lato i dissidenti, diventati ormai molto ingombranti nella politica italiana. Dall’altro gli uomini soli al comando (innanzitutto Renzi). Due facce della stessa medaglia, non una contrapposizione ma un’alleanza: l’espressione più evidente dell’egocrazia che ha sostituito la nostra già fragile democrazia. È questa la tesi di Che fai... li cacci?, l’ultimo libro di Alberto Di Majo. Il giornalista del quotidiano Il Tempo percorre un viaggio tra i ribelli di tutti i partiti. Comincia da Gianfranco Fini, con cui ha un interessante colloquio che ricostruisce lo strappo dell’ex presidente della Camera e la successiva uscita dal Pdl, e finisce con l’uomo dei numeri del Cavaliere, Denis Verdini, passando per Fitto, Tosi, Civati, Fassina, Cofferati, De Girolamo e gli ex grillini Tavolazzi, Favia, Salsi e Orellana.

 

Di Majo non condanna nessuno. Racconta le vicende dei dissidenti, gli scontri nei partiti e poi arriva a una conclusione: i social media (Facebook e Twitter) hanno gonfiato il narcisismo e rafforzato l’individualismo, aprendo uno scenario politico che ha deteriorato la democrazia. Proprio su questo tema è l’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre a dialogare con il giornalista e a mettere in guardia dalle possibili conseguenze delle riforme renziane. Molto interessante anche l’analisi delle parole dei ribelli, che Di Majo porta avanti con il brillante filosofo-blogger Carlo Scognamiglio, che promuove Fini e Landini e boccia Fitto e Civati. Lo psichiatra Narciso Mostarda, invece, ricostruisce i caratteri dell’egocrazia e accosta la politica attuale alle ludopatie.

 

Che fai... li cacci? ripercorre, poi, anche le nuove strategie di marketing politico, in cui la personalizzazione dei messaggi (Coca Cola o Nutella) è sbarcata nei partiti, ed anzi, in primis, nel non partito di Grillo e Casaleggio. Ma questo non migliora il dibattito. La politica è ridotta a una dimensione singolare ed è ostaggio degli imperativi del nostro tempo: la velocità, il (presunto) decisionismo, la comunicazione a effetto avverte Di Majo, che fa un salto all'indietro intervistando anche Paolo Cirino Pomicino, Rino Formica, Achille Occhetto. Divertenti, poi, i colloqui del giornalista con Massimiliano Cencelli, “l’uomo chiamato Manuale”, e Gianfranco Rotondi. Infine, la ciliegina sulla torta: la prefazione firmata da Luigi Bisignani.

 

Alberto Di Majo

Che fai… li cacci?

Imprimatur, 2015

pp. 128, 13 euro

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:49 Sabato 09 Gennaio 2016 torino trombati

    chi lascia la strada vecchia per la nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova. Siccome tutti non l'hanno lasciata per divergenze ideologiche, ma di potere, si gustino il fiele amaro della scelta.

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