Don Diego, prete social

Lasciate perdere Luca, Marco, Giovanni e Matteo. Il Vangelo qui ve lo raccontano Steve Jobs, i Simpson e nientemeno che il dottor House. Parola dell'autore di queste originali riletture dei testi sacri che si chiama Diego Goso, ha 40 anni, è un grande appassionato di nuove tecnologie e di “mestiere” fa il prete. Parroco di quattro cittadine nel Canavese, in provincia di Torino, al confessionale don Diego preferisce decisamente l'iPhone. Insomma, non è proprio il classico curato di campagna.

 

racconta. «Vai a mangiare una pizza e tutti ti guardano straniti, come se i preti vivessero in una cripta e non mangiassero mai. A me stare in mezzo alla gente piace molto». E quando non li incontra in pizzeria, o in chiesa, ai suoi parrocchiani don Diego dà appuntamento sul suo blog  oppure su Facebook. «Ormai questi strumenti sono scontati come il telefono, si usano per comunicare. E non sono strumento esclusivo dei giovani, anzi: mi scrivono adulti, anziani. Persone desiderose di comunicare che magari non hanno il tempo di venire a trovarmi o di fare una telefonata». 

 

Ma cosa spinge un prete ad aprire un blog? «Inizialmente era la passione per il web insieme alla voglia di raccontare, come in un diario, la mia esperienza di giovane prete di campagna (è sacerdote da quando aveva 26 anni, ndr). Poi è diventato un mezzo per avvicinarmi ai miei parrocchiani». A ispirarlo è stato proprio Steve Jobs: «il suo lavoro è da sempre la mia grande passione, mi sono innamorato di un Mac a 8 anni, ben prima di conoscere Gesù, che spero mi perdonerà per questo- ironizza - Ad un certo punto ho pensato: se lui riesce a rendere irresistibili dei telefonini colorati, tanto che c'è gente che fa la fila fuori dal negozio per comprarli, possibile che noi sacerdoti, che dovremmo ‘vendere’ nientemeno che la vita eterna non possiamo metterci un po' più di impegno nel presentare il nostro "prodotto" e rendere le cose meno scontate?».

 

Così, sono nati i suoi libri, cartacei e naturalmente in formato ebook, che raccontano, con molta ironia, il mondo della Chieda visto “da dentro”. Non senza qualche critica. «È una critica prima di tutto a me stesso perché quando sorrido di certi atteggiamenti del clero parlo anche di me. Ma l'ironia è misericordia. Pensiamo alla satira pungente dei Simpson, con il reverendo che invece di parlare con i parrocchiani preferisce giocare con il suo trenino. Ecco, quella è una Chiesa che non mi piace, che è scollegata dalla realtà. Ma non piace nemmeno a Papa Francesco. La gente lo apprezza per questo: perché è autentico, anche nelle piccole cose quotidiane».

 

Anche i suoi confratelli prendono le satira con lo stesso spirito? «Ma certo. La religione da questa ironia esce purificata, non certo sbeffeggiata. Molti preti mi scrivono, apprezzano il mio lavoro. E ai sacerdoti che conosco e apprezzo per il loro impegno ho dedicato uno dei miei libri, Tutti i colori del clero. Tutti i colori eccetto il grigio, naturalmente». 

 

E il ricavato dei libri che fine fa? «Non ci ristrutturo di certo un attico -scherza ancora- ma servono per le mie quattro parrocchie: le donazioni non bastano mai e qualche soldino in più per l'oratorio o per costruire un campetto da gioco per i ragazzi fa proprio comodo». Se non fosse diventato prete, cosa avrebbe fatto nella vita? «L'insegnante. Oppure lo scrittore, ma quello lo faccio già e mi piace molto».

 

Quali sono gli autori a cui si ispira? «Amo molto l'opera di Alessandro Pronzato, sacerdote come me. Il Papa, nel suo recente viaggio a Cuba, ha donato a Fidel Castro alcuni dei suoi libri. Ma leggo spesso anche i gialli di John Grisham e i libri del giornalista Beppe Severgnini, che parla ai giovani in un modo che mi piace». Altre passioni? «I prodotti Apple, naturalmente, la pizza e i panini del Mac Donald's, le serie tv americane. Ultimamente ne seguo una che si chiama "The Black List”: c'è un criminale che per avere uno sconto di pena dall'Fbi deve fornire una lista di pericolosi ricercati. Alla fine si scopre che lui non era un vero colpevole, ma solo il capro espiatorio. Insomma, c'è una redenzione anche qui e quello che era "il cattivo" alla fine poi non lo è così tanto». Starà mica pensando di scrivere un poliziesco? «Per carità, non ne sarei capace. Io racconto solo cose che conosco. Il mio ultimo libro è un manuale di consigli per genitori: "Come non strozzare il proprio figlio...e vivere felici con un adolescente in casa».

 

Un'ultima curiosità: ma l'iPhone lo usa anche per celebrare la messa? «Ma no, lo lascio in sagrestia. Una volta, per comodità, dato che non volevo portarmi dietro tanti libri, ho recitato l'omelia con l'iPad. Ma i parrocchiani erano così distratti dalla novità che non mi sono stati a sentire...».

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3 Commenti

  1. avatar-4
    06:26 Mercoledì 11 Novembre 2015 domenicoF A volte penso!

    E già, a volte, tra le tante cose nelle quali mi impegno, penso anch'io, soprattutto quando leggo ciò che scrive don Diego, che mi onora della sua amicizia. Il suo linguaggio mi attira e mi incuriosisce; non resisto alla voglia di soffermarmi sulle sue meditazioni dalle quali cerco di trarne il significato autentico e spesso non ci riesco e mi restano i dubbi. Forse i suoi messaggi hanno anche la finalitàdi generare dei dubbi e farti meditare. E quindi: "Cogito ergo sum!".Un fraterno abbraccio, Don.

  2. avatar-4
    18:07 Lunedì 09 Novembre 2015 torino sempre Diego

    chi lo ha conosciuto ne parla bene. Forse leggermente "spigoloso" ma molto attento alle realtà sociali.

  3. avatar-4
    15:20 Lunedì 09 Novembre 2015 saragatta Grande Don

    premetto che non sono una parrocchiana e neppura una cristiana così praticante. Ho conosciuto di sfuggita Don Diego il giorno in cui ha celebrato il matrimonio di mia figlia. 24'. un vero record. Prima di quel giorno ero solo sua "amica di facebook", occasione in cui ho cominciato a leggere il suo blog. non me ne perdo più una puntata, sia essa dedicata al vangelo della domenica, alla scoperta di Netflix o una recensione del Trono di Spade. e quando poi sento dire che alla costinata del paese c'era anche il don rimpiango di non essere tipo da costine.

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