Acqua Santanna

Alberto, ciak in fattoria 

“Dalle stelle alle stalle” e non certo per modo di dire. Il protagonista di questa parabola davvero singolare si chiama Alberto Brosio, è torinese, ha 36 anni e un volto da copertina. Dieci anni fa era ad Hollywood, con davanti una promettente carriera di attore. Poi, è arrivata la voglia di cambiare radicalmente vita. Oggi ha una fattoria a Cortandone, nell’Astigiano, e sulla sua carta d’identità, alla voce professione, c’è scritto: agricoltore. Pentito di aver lasciato le luci delle ribalta? Nemmeno un po'. Anzi, mai stato più felice di così.

Perché questo ritorno alle origini? «Ero andato a Los Angeles per inseguire il sogno di fare l’attore: ho recitato per un po' nella celebre soap opera Beautiful ed è stata una bellissima esperienza. Gli Stati Uniti da questo punto di vista sono fantastici, c’è davvero la sensazione che tutto sia possibile, si respira ovunque un grande ottimismo. Però a me e mia moglie mancavano l’Italia, gli affetti. Tornati a casa, ho continuato comunque a recitare: prima c’è stato un ruolo in un cortometraggio di Gabriele Salvatores, poi in una fiction con Alessia Marcuzzi e infine nel cast della nella celebre soap opera italiana “Centovetrine”. Quando la produzione ha deciso di chiudere il programma, il mio agente era pronto a propormi nuovi ingaggi. Ma, nel frattempo, qualcosa era cambiato. Con mia moglie avevamo comprato un casale nel paese di mio nonno, in campagna, e ci eravamo andati a vivere. Tra un ciack e l’altro tagliavo la legna, aggiustavo la casa, raccoglievo le nocciole e forse maturava già in me la voglia di un cambiamento. Così ho preso la palla al balzo e ho deciso: torno alle origini; lascio il set, voglio fare il contadino».

È stato difficile? «All'inizio è stato tremendo! Mia moglie Linda, che di mestiere fa la veterinaria, è stata subito dalla mia parte. Il resto lo devo tutto al mio vicino di casa, Giancarlo, che è diventato il mio maestro. Ancora ricordo la sua espressione quando mi vedeva all’opera, i primi tempi: non sapevo neppure tenere in mano una zappa! Eppure, giorno dopo giorno, ho preso confidenza con i lavori agricoli, con gli animali. Oggi ci sono gli alveari per produrre il miele, la principale attività della mia “Officina contadina”, ma anche le greggi di pecore, i noccioleti. E i bambini: siamo una fattoria didattica, che insegna ai più piccoli come sono fatti la natura e gli animali. Un’attività che mi ha permesso di riscoprire la mia vecchia passione per la recitazione».

Fa l’attore nei campi? «Certo! Preparo delle piccole scenette per insegnare ai bambini cosa succede in natura: ad esempio, i ruoli delle varie api nell’alveare. E l’idea è piaciuta così tanto alla casa editrice De Agostini, che ora ci fanno addirittura un programma televisivo».

Quindi torna sul set? «Il set è venuto da me! Recito insieme a tutta la mia famiglia, in un format per ragazzi che andrà in onda sul canale Dea Junior a partire da metà giugno; si chiamerà “La fattoria di Orlando”. Orlando è il nostro cane, un pastore australiano, ed è la voce narrante. I protagonisti siamo io, mia moglie e i miei due bambini, che raccontiamo cosa succede in una vera fattoria, qual è il lavoro del contadino, i cambiamenti della natura. Insomma, la nostra vita di tutti i giorni».

E se dopo il programma le chiedessero di tornare a recitare? «Rifiuterei. La vita che ho scelto è questa e mi piace. Ho accettato questo programma, che nasce da una mia idea, perché sono felice di dare il mio contributo perché si parli di più di agricoltura, che è oggi è tornata ad essere un mestiere per molti giovani come me».

Perché, secondo lei? «I tempi stanno cambiando: si cerca la serenità, la possibilità di vivere facendo qualcosa che ci piace. Certo, in città facevo una vita diversa e sicuramente più comoda ma non si può guardare solo il lato economico della faccenda: se è la qualità di vita che guadagniamo, allora è la scelta giusta. Qui d’estate mi spezzo la schiena fino a sera inoltrata nei campi ma in inverno, quando il sole tramonta presto, passo lunghe serate davanti al camino a leggere storie ai miei bambini. Non abbiamo nemmeno la tv, il programma dovremo vederlo a casa di amici!».

I riflettori non le mancano nemmeno un po'? «Fare l’attore è bellissimo ma può essere anche molto frustrante: vivere appesi all’attesa per una parte, sentirsi un po' “merce sul banco” dei produttori durante un provino. La campagna è stata il mio psicologo: nel silenzio della natura ho imparato ad ascoltare me stesso, a conoscermi meglio. E oggi sono molto più felice».

Cambiare vita quindi si può? «Sì, ma ci vuole una grande motivazione. Se scappiamo dai problemi, o da noi stessi, finiremo per ritrovarli ovunque andremo. Siamo abitudinari e spesso è più facile rimanere legati alla vita che conosciamo, anche quando un malessere diffuso ci perseguita, che cambiare davvero. A chi trova il coraggio, come ho fatto io, la vita riserva grandi sorprese».

E se uno dei suoi figli, un giorno, le dicesse di voler fare l’attore? «Gli direi di buttarsi. E di provare a camminare con le sue gambe, a sbagliare; perché è solo così che capirà chi è e cosa vuole. Ma, a pensarci bene, è la stessa cosa che gli direi se volesse fare l’agricoltore».

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