REFERENDUM

Parla la maggioranza lenziosa

Il referendum “è dei cittadini, non dei politici”. Il sottosegretario Gozi battezza a Torino il comitato “apartitico” liberal-democratico. Due schede per eleggere direttamente i futuri senatori

“Non è il referendum dei partiti e dei politici. È il referendum dei cittadini”. Nelle parole di Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che questa mattina (ore 10,15) battezza all’hotel Majestic di Torino il comitato “Cantiere per il sì”, c’è l’obiettivo di quest’ultima fase della campagna referendaria. In un colloquio con lo Spiffero, Gozi lo dice chiaramente: “Bisogna allargare il campo e uscire dai confini partitici”. Anche perché se ogni elettore si esprimesse secondo le indicazioni del leader votato l’ultima volta non ci sarebbe partita. Il Pd, neanche tutto, è da solo contro le altre principali forze. Allora, meglio parlare con la gente, entrare nel merito, mettere da una parte Matteo Renzi e discutere di istituzioni. Con questo spirito è nato il “Cantiere per il Sì”; il coordinatore è Domenico Piano, tra i fondatori torinesi della montezemoliana Italia Futura e poi di Scelta Civica. E proprio nei giorni in cui Mario Monti si aggiunge alla schiera dei contrari, sottospecie “rancorosi”, i suoi ex seguaci imboccano la strada opposta. “Siamo un gruppo di cittadini che non è iscritto a nessun partito – dice Piano –. Abbiamo un’identità liberal-democratica e vogliamo rappresentare quel mondo formato da professionisti, piccoli imprenditori, artigiani che vogliono impegnarsi in una sfida di modernità”.

Quella torinese è una delle tante tappe di un tour in cui Gozi intende intercettare pezzi di società non identificabili organicamente con una forza politica, consapevole che la competizione referendaria si gioca su quella maggioranza “Sìlenziosa” che finora, anche nei sondaggi, non si è ancora espressa. Un compito che si addice alla perfezione per uno come lui, che è un nativo democratico, cresciuto professionalmente come diplomatico e poi considerato da Romano Prodi tra i più leali e capaci dei suoi collaboratori quando era a Palazzo Chigi. Tradizionalmente lontano dalle beghe partitiche, Gozi si occupa di Affari europei, dopo essere stato a Bruxelles tra i consiglieri dell’ex presidente della Commissione Barroso. “Questa riforma – spiega – renderà il sistema istituzionale più efficiente, trasparente e giusto. Efficiente perché eviterà i soliti compromessi al ribasso tipici del ping-pong delle leggi tra Camera e Senato. Trasparente perché si capirà chi fa cosa tra Stato e Regioni; basti pensare che oggi il 70 per cento del lavoro della Corte costituzionale serve a dirimere i conflitti tra i due enti. Giusto perché apre la via a una democrazia partecipativa e diretta che avvicinerà cittadini e istituzioni”. Resta il nodo dell’elezione dei senatori, per cui Gozi assicura: “Stiamo lavorando sulla proposta Chiti, che permetterà ai cittadini di avere due schede all’atto delle elezioni regionali: in una voteranno governatore ed eventualmente i consiglieri regionali, nell’altra i senatori”.

E non è detto che sull’onda delle urne non possa nascere anche un’aggregazione che vada oltre il 4 dicembre. Il Cantiere per il Sì è frutto della collaborazione di persone e sensibilità diverse, un’area attigua al Centro Einaudi, dove c’è chi osserva con interesse, qualche scheggia di quel rassemblement che si schierò con Oscar Giannino alle politiche del 2016 e altri. “Vedremo – chiosa Piano–. Da questa iniziativa possono nascere diverse cose”.

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