Acqua Santanna

Funerale glamour per Torino

Ci sono notizie, su cui inciampo tramite i media, che incredibilmente hanno ancora la capacità di farmi sobbalzare sulla sedia e, al contempo, impaurirmi. Sembra cosa incredibile ma il mare infinito della cosiddetta informazione, o meglio quella definita immeritatamente tale, è ancora in grado di stupire grazie alle sue tempeste radiocomandate e, soprattutto, di creare panico tra coloro che amano leggere, allo scopo di farsi un’opinione in merito.
 
Quando ho assistito al servizio giornalistico, mandato recentemente in onda dal Tg3 Regione, in cui si è voluto dar conto dello sfratto “esecutivo” ai danni di una giovane famiglia, di origine maghrebina, non ho voluto inizialmente credere a quanto i miei bulbi oculari osservavano stupiti. La televisione, in quel momento, trasmetteva immagini che sembravano ritratti d’epoca giunti dal lontano Far West di John Wayne, oppure resoconti realistici di vicende accadute in un ipotetico degradato sobborgo della cupa Londra ottocentesca: un padrone di casa intima la cacciata a poveri proletari della capitale britannica, per poi avviare la giustizia “Fai da te” nel caso questi si rifiutino di andarsene dall’abitazione stessa.
 
Nella nostra povera Torino, ogni giorno decisamente più povera, la cronaca riporta con discrezione una vicenda umana che potrebbe essere stata estrapolata, parola per parola, dalle pagine vergate da Charles Dickens: un grave fatto che è passato inosservato ai più e che, al contempo, ha riportato bruscamente la nostra città nel secolo della prima industrializzazione. Un balzo indietro nel tempo in seguito al quale il capoluogo subalpino si è scoperto totalmente impotente, innanzi alle nuova povertà, nonché drammaticamente immerso nell’agghiacciante estinzione del concetto di solidarietà sociale.
 
In sintesi la famiglia magrebina, da anni residente a Torino, è stata sfrattata d’autorità: non in virtù della forza di legge, resa tale dal tribunale competente, bensì dalla giustizia privata istituzionalizzata, ed applicata da un immobiliarista intraprendente. Questi, in perfetto stile “Padrone del vapore”, si è affidato ad alcuni figuri per sbaraccare l’immobile abitato: cancellando dal suo interno i beni personali degli inquilini e gettando contemporaneamente gli stessi in strada.
 
Il manipolo degli esecutori in pochi minuti ha letteralmente distrutto l’appartamento, lasciando sul marciapiede una famiglia includente anche alcuni minori. L’unica reazione indignata di fronte allo spossessamento illegittimo, violento e fortemente incompatibile con le norme di diritto civile, è giunta dai militanti dei centri sociali: è toccato a loro mobilitarsi al fine di bloccare le ultime fasi dell’esecuzione e portare, intelligentemente, all’onore delle cronache una vicenda che rischiava di passare totalmente sotto silenzio.
 
L’operazione “Ritorno al magnifico passato”, portata avanti con grande maestria da quest’ultimo governo Renzi, con la regia occulta del mondo finanziario, è oramai in piena fase di attuazione. Lo dimostrano alcuni elementi incontestabili, quali: lo strazio fatto di quanto rimaneva del diritto del lavoro, di cui abbiamo trattato la settimana scorsa in merito alla Gig economy; la lenta eliminazione delle istituzioni elette dal popolo, come le Provincie e presto il Senato riportato nell’ambito delle costituzioni post Restaurazione; la nuova prassi riguardante le azioni esecutive, compresi gli sfratti, oramai realizzate da privati, senza passare per le legittime sedi giurisdizionali, ed ampiamente tollerate dal potere. 
 
Il rivalutato modello sociale del XIX secolo non poteva esimersi dal riconsiderare, in chiave positiva, l’autotutela dei “potenti”. Costoro, in seguito ad alcune recenti “Riforme” sponsorizzate dal sistema bancario internazionale, possono licenziare come e quando vogliono, inoltre hanno diritto di cacciare dai loro possedimenti chiunque non paghi la giusta mercé e sono, infine, autorizzati a sparare contro chiunque rivolga loro uno sguardo leggermente offensivo. Benefici feudali ripristinati in questi ultimi anni, ed in odor di ampliamento a patto che nessuno disturbi il manovratore. 
 
Attendo, con curiosità quasi morbosa, un “Riforma” che reintroduca le pene corporali eseguite in piazza: squartamenti tramite cavalli; pece bollente sulle mani del reo; attanagliamento dei seni ed infine roghi spettacolari in cui il popolo possa apprezzare la magnificenza reale del potere costituito.
 
Un salto nel tempo, quindi, che ci riconduce alla realtà, scartando finalmente ridondanti utopie, sorte in sfasate fasi rivoluzionarie, e rimuovendo diritti perennemente invasivi a fronte di una situazione cronica di scarsità di risorse economiche pubbliche. Forse la mediatica contrapposizione Appendino–Fassino sembra costruita con una sola intenzione: distrarre l’opinione pubblica da una nascente oligarchia pronta a prendere il timone in mano; celare che è giunto il momento del “Si salvi chi può”.
 
Mentre il Titanic affonda, portando sotto il livello dell’acqua gli strati più deboli della nostra società, i media locali sono tutti incentrati a descrivere, minuziosamente, l’infinita diatriba comunale tra il consigliere Pd Lo Russo ed il Movimento 5 Stelle
 
Articoli giornalistici redatti, di massima, senza badare minimamente a coloro che si rivelano come gli unici protagonisti del fallimento Italia: cittadini che vivono, sulla propria pelle, i danni scaturiti da decenni di spese sconsiderate, utili solo a “qualcuno”; torinesi distrutti dalle continue rottamazioni dei servizi alla persona. Un paradosso che tocca il suo culmine per merito di un’opposizione fassiniana protesa a dare lezioni di trasparenza ai grillini, verrebbe da dire “Da che pulpito certe prediche”, mentre bilanci svuotati da mani rigorosamente ignote vagano nel buio dello spazio siderale.
 
Di notte i portici del centro città si riempiono di senza tetto, in cerca di un posto in cui dormire, che ripropongono ancora una volta una Torino emersa da antiche immagini ottocentesche. Tra un ballo sul ponte ed una gara a chi sputa più lontano, Torino lentamente si inabissa. Possiamo solo sperare che allegria e spensieratezza ci accompagnino fino all’ultimo respiro: rincuorati dalla certezza che ci sosterrà una cerimonia funebre molto glamour nonché di tendenza. 

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento