Acqua Santanna

Imbrogli fiscali

Nell’ingarbugliata complessità delle disposizioni del disegno di legge di bilancio 2017 - tuttavia ben farcito di regali e regalini per conquistare consensi nel referendum costituzionale e di “amenità” (la “lotteria degli scontrini”, che si giocherà dal 2018 e sarà vinta, per estrazione, tra chi invierà all’Agenzia delle entrate scontrini fiscali delle proprie spese personali con indicazione del proprio codice fiscale) -, c’è una norma allapparenza semplice. E’ contenuta nell’articolo 11 e suona così: «Proroga del blocco aumenti aliquote 2017 - All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 26 le parole “per l’anno 2016” sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni 2016 e 2017”; b) al comma 28 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Per l’anno 2017 i comuni che hanno deliberato ai sensi del periodo precedente possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del consiglio comunale la stessa maggiorazione confermata per l’anno 2016».

Chiariamo, per grandi linee. Per contenere il livello complessivo del carico di tasse (pressione fiscale), nella legge di stabilità 2016 (l. 208/2015) fu introdotta una norma che impedì a regioni e comuni non soltanto di istituire tasse proprie (ad esempio, tassa di soggiorno, di sbarco sulle isole, maggiorazioni su accise di benzina e gas) ma anche di aumentare i tributi locali (Imu, Tasi, Tari) e le addizionali Irpef. In buona sostanza, si congelò lammontare delle tasse locali nella misura in vigore al 2015. La norma del disegno di legge di bilancio 2017 ricongela le stesse tasse anche per l’anno 2017. A prima vista (come avvenne lo scorso anno) ci si può rallegrare. “Meno male che almeno le tasse locali non aumentano!”. Ma questa norma (come quella dello scorso anno) contiene un doppio imbroglio.

Primo imbroglio, di tipo politico/istituzionale. Coinvolge, specialmente, i federalisti spinti. La norma (ri)canta il de profundis al federalismo fiscale. Quell’ondata per un decentramento sfrenato (la pluriosannata devolution) che aveva occupato leggi e cronache nel primo decennio dell’attuale secolo e che vedeva ormai regioni e comuni dotati di ampi poteri anche nell’imporre tasse e balzelli, è ormai giunta al tramonto. Coi Governi Monti, Letta e Renzi, lo Stato centrale si sta riappropriando di funzioni e potestà che stava trasferendo agli enti periferici. L’epilogo di questo processo è ben rappresentato dalla riforma costituzionale Renzi-Boschi, che sarà sottoposta a referendum il 4 dicembre. Non soltanto molti poteri che si dava ormai per scontato appartenessero agli enti territoriali dovrebbero tornare all’amministrazione centrale dello Stato, ma questi può annullare ogni iniziativa dei detti enti “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale” (art. 117 Cost., nuova stesura).

Secondo imbroglio, di tipo economico. Coinvolge, indistintamente, tutti i cittadini. Origine. Volendo ridurre i fondi da dare agli enti locali, lo Stato li autorizza ad aumentare le loro tasse per poter pareggiare i bilanci. Di fatto, fa fare a regioni e comuni il lavoro sporco di chiedere più quattrini ai cittadini, standosene fuori lui. Poi ci ripensa. E così, pur continuando a dare sempre meno fondi agli enti locali, dal 2016 blocca le tasse locali. La discrezionalità lasciata a ciascun ente nel determinare il prelievo fiscale da porre a carico dei propri cittadini ha però generato un quadro in materia di tassazione locale fortemente differenziato.

Nell’aprile 2016, Unimpresa ha pubblicato la “Mappa del fisco locale in Italia”, elaborata dal proprio Centro studi su dati dell'Agenzia delle entrate, della Corte dei conti e del Dipartimento finanze del Ministero dell’economia. Nel 2015 – anno che precede, come detto, il primo blocco della tassazione locale – Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Ancona e Campobasso risultano le città più tassate d’Italia. In particolare, si pagano per Irap, addizionale Irpef (regionale e comunale), Imu e Tasi le seguenti percentuali:

Città

Irap

add. Irpef

Imu

Tasi

Roma

4,82

4,23

1,06

0,25

Torino

3,90

4,13

1,06

0,33

Napoli

4,97

2,83

1,06

0,33

Genova e

Bologna

 

3,90

 

3,13

 

1,06

 

0,33

Ancona

4,73

2,53

1,06

0,33

Campobasso

4,97

3,43

1,06

0,24

Seguono gli altri capoluoghi di regione fino a giungere a Venezia dove il fisco locale è il più leggero dItalia. E cioè:

Irap

add. Irpef

Imu

Tasi

3,90

2,03

0,81

0,29

Il quadro delle tasse locali è, dunque, estremamente altalenante, con situazioni di forte disparità tra i contribuenti. Si va da un totale di Roma del 10,36% a quello di Venezia del 7,03%.

Analoghe conferme vengono anche dalle ultime rilevazioni della Banca dItalia sul peso del fisco locale per le famiglie italiane. Preso a riferimento un nucleo familiare standard costituito da due genitori lavoratori dipendenti e due figli minorenni a carico e con un reddito imponibile di 44.080 euro, Bankitalia rileva che la famiglia più tassata è quella residente in Campania. Infatti, in presenza di un prelievo medio annuo nazionale del fisco locale nel 2015 di 1.983 euro, la famiglia residente in Campania paga 2.416 euro (+ 21,8%). Seguono il Lazio con 2.311 euro (+ 16,5%), il Piemonte con 2.210 euro (+ 11,4%), la Liguria con 2.200 euro (+ 10,9%), l’Emilia Romagna con 2.041 euro (+ 2,9%). A partire dall’Abruzzo, il carico fiscale della famiglia tipo è inferiore alla media nazionale (1.963 euro). E si giunge fino alla Valle d’Aosta dove il prelievo sulla famiglia è di soli 1.302 euro (- 34,3% sulla media nazionale).

A conti fatti, congelare le tasse locali è certamente ottima cosa. Però si consolidano le disparità tra i cittadini. Se la legge di bilancio 2017, bloccando le tasse locali, imponesse anche che fossero uguali per tutti, l’equità fiscale (principio solennemente proclamato anche dall’art. 53 dell’attuale Costituzione) sarebbe garantita. Ma le differenze restano. E, quindi, quelli che hanno pagato di meno finora continueranno a godere del beneficio, e quelli che hanno pagato di più continueranno ad essere buggerati. Di questa sperequazione, il Governo Renzi non sembra occuparsi e preoccuparsi. E così l’imbroglio fiscale colpirà anche le quattordicesime date (giustamente) ai titolari di pensioni basse. Il netto in busta sarà diverso. Il punto di partenza lordo è uguale per tutti. Ma, al netto, alcuni avranno di più ed altri di meno.

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