Acqua Santanna

Vassalli e gleba

Non sono un veggente, neppure un mago dilettante. In casa non conservo sfere magiche e neanche leggo i fondi del caffè, ma ugualmente sono in grado di prevedere alcuni eventi. Senza affidarmi a riti ancestrali oppure alla lettura delle stelle, limitandomi anzi ad interpretare gli eventi sociali, temo di poter scrivere su un foglio il nome del candidato che vincerà le presidenziali statunitensi, e consegnarlo in busta chiusa ad un notaio per aprirla poi il 9 novembre prossimo.

In sintesi Trump batterà la Clinton: il miliardario americano, a volte strafottente e un po’ cafone ma sempre pieno di dollari, sarà presto a capo della più grande potenza militare dell’Occidente, nonché al vertice del mondo capitalistico finanziario e padrone delle sorti di centinaia di milioni di persone.

La vittoria dell’ultra conservatore, dalla gaffe facile, non è altro che l’evoluzione di una lunga scalata al potere percorsa dalla classe dominante, sempre più ristretta a pochi facoltosi individui, la quale può ora permettersi di avviare la strategia finale: giungere all’eliminazione degli intermediari, spesso fastidiosi e non sempre competenti, per prendere direttamente nelle proprie mani la res pubblica.

Sin dagli anni 80 l’egemonia culturale è stata oggetto di un importante cambio di staffetta passando dalle mani della Sinistra alternativa, a tratti antagonista, a quelle del mondo conservatore di Destra. Ricchezza, lusso, capitalismo popolare, investimenti in borsa di massa sono stati i grimaldelli con cui si è insinuato nella comunità sociale un modello di sviluppo apparentemente innovativo ma che, nella realtà, replica i sistemi già in voga nel XIX secolo. Infine i trattati internazionali hanno aperto definitivamente la via alla globalizzazione consentendo all’Europa di intraprendere, tra tutte le vie politiche percorribili, quella più amata dalla lobby finanziaria: la strada ultra liberista tracciata sul modello, seppur edulcorato, americano.

La caduta del Muro di Berlino, unita al collasso dello stato sovietico, ha permesso di dare una accelerata esponenziale alle teorie del libero mercato, all’epoca sostenute timidamente dagli esecutivi europei, che ha toccato il culmine con l’affermazione di leader protesi, anima e corpo, allo smantellamento minuzioso del Pubblico ed al contempo alla privatizzazione delle risorse economiche statali: privatizzazione presto estesa anche ai servizi al cittadino ed ai sistemi di difesa militare tramite l’uso di mercenari.

L’arretramento delle politiche sociali, ad esclusivo vantaggio del grande privato, sin dall’inizio è stato sostenuto grazie ad un continuo riferimento mediatico, ripetuto come un mantra, al cattivo funzionamento delle strutture statali, nonché agli sprechi.  Azione protesa a plasmare l’opinione pubblica, ed efficace a tal punto che i cittadini occidentali hanno voluto, più o meno coscientemente, interpretare il difficilissimo ruolo del boia e dell’impiccato sposando la causa dello smantellamento sociale.

Il paradosso politico che ha interessato il vecchio continente, insieme al Nord America, ha tratti che sembrano chiudere ogni speranza di cambiamento: l’ideologia vittoriosa, quella del mercato, è stata collocata alla stregua dell’unica davvero adattabile alla specie umana. Dottrina orientata al sostegno del più forte, e resa più apprezzabile dall’elettorato costruendo al suo interno attenzione, seppur contenuta, al welfare. Elaborazione teorica che nel tempo ha determinato la creazione della famosa “melassa”: una Sinistra neo liberale contrapposta, solo apparentemente, ad una Destra altrettanto liberale da sempre.    

Trump e Clinton, esattamente come Berlusconi e Renzi oppure Blair e Thatcher o, ancora, Sarkozy e Holland, sono due facce della stessa medaglia. In un tale contesto la Sinistra, o presunta tale, quando governa avvia la pratica che conduce alla sua prossima sconfitta. Il voto alla Clinton, per l’elettorato progressista, si concretizza con il sostegno ad un politico che in campagna elettorale ha il volto della Sinistra sociale, ma che alla prova dei fatti è pronto a tradire le aspettative della parte debole, della cittadinanza, nel nome degli investimenti e dei meccanismi legati alla speculazione.

L’elettorato a Sinistra, oramai da lustri, incassa continue cocenti delusioni che lo conducono, inevitabilmente, alla deriva: l’astensionismo o il voto di protesta. Scelte comunque idonee nella speranza, sovente vana, di assestare un sonoro schiaffone sul volto di chi, nel tempo, ha tradito valori ed ideali. Manifestazioni di una patologia della politica che la dirigenza della rive gauche ignora in maniera masochista.

La demolizione dei diritti e delle garanzie a favore dei più deboli, è sovente frutto delle scelte legislative espresse dai governi di Sinistra, la cui opera si affianca ai precisi colpi di maglio, altrettanto micidiali seppur più leggeri, assestati dalla Destra.

Le due azioni erodono giorno dopo giorno il terreno delle tutele, sino a farlo scomparire dall’orizzonte. Lo dimostrano la devastazione della normativa sul Lavoro così come le guerre scatenate nel mondo. Un esempio per tutti lo si può evidenziare nelle operazioni belliche che hanno determinato l’assassinio di Gheddafi: conflitto armato gestito, in Occidente, da governi progressisti e che ad oggi, a fronte di morte e distruzione, ha portato vantaggi solamente in seno a pochi affaristi. La guerra è folle oltre che costosa, e in questa caso fonte di infinite ondate migratorie nonché creatrice di una moltitudine di profughi: effetti collaterali di cui nessuno pare responsabile tra coloro che hanno scatenato i bombardamenti su Tripoli, e sulle cui motivazioni nessuno ha fornito spiegazioni sufficienti a delineare un interesse di Stato.

La Sinistra radicale purtroppo sembra dedita alle rievocazioni storiche più che alla Politica, mentre quella moderata, di governo, per sopravvivere al mare piatto delle idee può solamente creare, e gestire, una rete di potere, sul modello medioevale, che le garantisca il trono al reggente. Vassalli, valvassori e valvassini rappresentano la piramide di governo della democrazia moderna: il Re(nzi) di turno comanda su deputati e presidenti regionali; le autorità regionali obbediscono al Re(nzi) e regnano su sindaci e presidenti di circoscrizione; i sindaci, ed i presidenti, obbediscono alle autorità regionali e regnano su consiglieri e militanti. La gleba, il popolo, può scegliere tra ringraziare il signorotto per i favori che concede (favori invece che diritti) trasformandosi in bacino elettorale feudale, oppure tentare una timida ribellione per mezzo del voto di protesta.

In Italia la rivolta porta il nome di Grillo, in America porterà quello di Trump: i quest’ultimo caso i committenti scendono in campo rimuovendo i loro uomini che, preparato il campo, hanno perso credibilità e quindi utilità. Sono felice di non vivere negli U.S.A, ma come cittadino del mondo posso solo sperare si possa presto colonizzare Marte. 

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