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Sanità a confronto

Il 15 novembre, è stato presentato a Roma – nel “Forum Meridiano Sanità 2016 – Le sfide di oggi per la sanità di domani” – il Rapporto sanità 2016, realizzato da The European House – Ambrosetti. Il Rapporto viene redatto dal 2005, con l’obiettivo di “elaborare riflessioni strategiche e stimolare il dialogo sul futuro della sanità nel nostro Paese”, anche in confronto con le esperienze di altri paesi europei. La misurazione delle performance del sistema sanitario è stata fatta in quattro aree: Stato di salute della popolazione, Capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni della salute, Efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria e Qualità dell’offerta sanitaria e responsiveness del sistema. L’analisi dei diversi indicatori di performance utilizzati è stata trasformata in un punteggio compreso da 1 a 10. Prima di procedere al suo approfondimento, il sistema sanitario italiano è stato messo a confronto, nelle quattro aree suddette, con quello di altri 13 Paesi dell’Unione europea: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia.

L’Italia si piazza bene nello Stato di salute della popolazione. Su una media europea di 4,9 punti, è al secondo posto con punti 6,1, dopo la Svezia che ha 8,3 punti. Seguono Spagna, Irlanda e Francia con pari punteggio (5,7), Belgio (5,5), Regno Unito (5,3). E poi a seguire fino all’Austria, che totalizza soltanto 2,9 punti. L’Italia registra il tasso più basso di sovrappeso e obesità tra gli adulti, il minor consumo di alcol ed un elevato consumo di frutta e verdura. Per gli italiani, l’aspettativa di vita alla nascita è di 81,3 anni per gli uomini e di 85,9 per le donne. L’area più critica è rappresentata dall’indice dei fattori di rischio per i bambini. Si sottolinea, quindi, la necessità di investire maggiormente in prevenzione degli stili di vita e abitudini alimentari dei più giovani, per non compromettere lo stato di salute dei prossimi anni.

Stiamo meno bene nella Capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni della salute. L’analisi ha considerato: la prevenzione, la gestione dei pazienti anziani sul territorio e la possibilità di offrire ai cittadini nuove soluzioni terapeutiche. Qui il grafico s’inverte. Su una media europea di 6,6 punti, sono in testa i Paesi Bassi con 8,2 punti. L’Italia è al penultimo posto, con 3,7 punti. Ultima la Grecia che ottiene soltanto 3,3 punti. Influiscono, pesantemente, sul risultato negativo i ritardi nella prevenzione vaccinale per i bambini, nella copertura dei programmi di vaccinazione antinfluenzale per gli anziani e nella gestione delle cronicità sul territorio (posti letto longterm).

Siamo i peggiori nellEfficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria. Per quest’area, sono stati utilizzati indicatori di appropriatezza dei ricoveri per dimostrare lo stato dell’efficienza organizzativa delle cure territoriali. Queste dovrebbero indirizzarsi, soprattutto, alla prevenzione e alla gestione delle cronicità, evitando le complicanze che generano i ricoveri. E’ stato inoltre utilizzato un indicatore di efficienza gestionale e, con riferimento al consumo di farmaci, un indicatore di appropriatezza prescrittiva e di efficienza della spesa. Considerata la media europea dell’area di punti 5,8, l’Italia si piazza all’ultimo posto con punti 3,7. In testa alla classifica c’è la Svezia, con punti 9,1. Seguono: Paesi Bassi (8,0), Regno Unito (7,1), Francia e Danimarca (6,5). Irlanda e Finlandia (5,9), Spagna (5,8), Belgio (5,1), Portogallo (4,8), Grecia (4,7), Austria (4,4), Germania (4,1). La performance ultra-negativa dell’Italia è attribuita al consumo eccessivo di antibiotici, per prescrizioni non appropriate, e alla durata media dei ricoveri.

La quarta area monitorata dal Rapporto riguarda la Qualità dell’offerta sanitaria e responsiveness del sistema. La qualità del sistema è stata misurata sulla base dei tassi di sopravvivenza/mortalità. Inoltre, sulla capacità del sistema di rispondere alle aspettative degli utenti guardando a: liste d’attesa, possibilità di utilizzare strumenti elettronici per prescrizioni e prenotazioni e, in generale, livello di soddisfazione generale degli utenti. Il punteggio medio europeo per quest’area è di 5,6. L’Italia è appena sotto con 5,4 punti. Sempre in testa la Svezia con punti 8,5. Seguono Finlandia (8,3), Danimarca (7,7), Paesi Bassi (7,3), ecc. Ultima la Grecia con 2,5 punti.

I modesti punteggi ottenuti dall’Italia nelle aree influiscono, naturalmente, sulla classifica complessiva formata in base alla media dei punteggi. Il punteggio medio europeo è di 5,7 punti. L’Italia occupa il penultimo posto con punti 4,7, in coppia col Portogallo. Ultima la Grecia con 3,5 punti. Prima la Svezia, con punti 8,4. Poi Paesi Bassi 7,2. Finlandia 6,5. Belgio e Francia 6,2. Regno Unito e Danimarca 5,9. Spagna 5,8. Irlanda 5,3. Germania 5,2. Austria 4,9.

Il Rapporto contiene, ovviamente, molti altri dati. Non esclusi quelli di contenuto economico. Si evidenzia che, riferendosi ai 14 Paesi esaminati, l’incidenza media della spesa sanitaria sul totale della spesa pubblica è del 15,2%. In Italia, la spesa sanitaria incide per il 14%. Siamo al 10° posto. In testa l’Irlanda con il 19,9%. E poi Paesi Bassi 17,4%, Regno Unito 17,3%, Germania 16,3%, ecc. Ultima la Grecia con il 9,3%. Si dà atto di una tendenziale diminuzione della spesa sanitaria in Italia di qui al 2019, voluta dal Ministero dell’economia nell’ambito del generale contenimento della spesa pubblica.

In termini di spesa pro-capite, i Paesi Bassi con 4.818 euro, a parità di potere d’acquisto registrano il più alto livello di spesa sanitaria, precedendo la Germania (4.750 euro) e la Svezia (4.714 euro). LItalia,con 2.951 euro,si piazza al quartultimo posto. La posizione non cambia se si considera la sola componente pubblica della spesa sanitaria. Per l’Italia, la spesa sanitaria pubblica pro-capite è di 2.227 euro contro i 4.037 euro della Germania.

Il Rapporto dedica poi un’ampia analisi al quadro risultante per le singole regioni italiane. Il riferimento è sempre alle quattro aree prima considerate per il confronto coi Paesi europei. La ponderazione dei punteggi degli indicatori utilizzati - sempre alla luce del punteggio da 1 a 10 stabilito in via generale – porta al seguente posizionamento delle regioni: Emilia-Romagna 7,2. Lombardia 7,0. Trentino Alto Adige 6,9. Toscana 6,7. Piemonte 6,4. Umbria e Valle d’Aosta 6,3. Veneto e Marche 6,2. Friuli Venezia Giulia 6,1. Lazio 5,7. Liguria 5,6. Sardegna 5,1. Abruzzo 5,0. Molise e Basilicata 4,7. Puglia 4,6. Sicilia 4,5. Calabria 4,1. Campania 4,0. Rilevanti squilibri quindi tra le regioni, con il sud relegato nelle ultime posizioni.

A conti fatti, pur dando atto che le statistiche espongono valori non assoluti, questi non si possono ignorare. Magari quando la politica nazionale e locale si riempie la bocca di fiumi di parole raccontando performance sanitarie strabilianti che, peraltro, non trovano riscontro nelle statistiche. Anziché parlare, forse sarebbe meglio dedicarsi alla correzione degli squilibri interni e internazionali.

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