SANITA'

Nuovi Lea, “tutelare i malati”

Il testo del governo omette il concetto di indifferibilità delle cure e introduce le Unità di valutazione. Inoltre non vengono contemplati i casi di assistenza domiciliare volontaria. Le associazioni chiedono una revisione

Per garantire il diritto alle cure dei non autosufficienti, il Parlamento dovrà subito varare una legge sui nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza. A chiederlo è il Csa - Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base – in un’audizione alla Commissione Affari sociali di Montecitorio, dov’è all’esame il decreto del governo, considerato addirittura “punitivoper tutte le persone adulte colpite da patologie così gravi da determinare la caduta nella condizione di non autosufficienza”.

Tra i nei del provvedimento varato direttamente da Palazzo Chigi c’è, secondo il Csa, “l’omissione della condizione di indifferibilità delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di tutti i malati non autosufficienti”, vincolando l’accesso alle cure a Unità valutative che dovranno esprimersi sulle condizioni del malato.

Anche se nella bozza dei nuovi Lea non è esplicitamente stabilito, l’estensione della competenza socio-sanitaria dagli anziani malati non autosufficienti alle persone (tutte) non autosufficienti impone, per il Csa, a questi nuovi utenti (oltre mezzo milione di nostri concittadini, cifra che può comprendere da un momento all’altro anche noi stessi o i nostri cari) il pagamento della quota alberghiera del ricovero (solo il 50 per cento è a carico della sanità) e cioè un esborso mensile di circa 1.500 euro al mese. Al pagamento di questa somma, nel caso il paziente non possegga le necessarie risorse, devono concorrere il coniuge, nonché i figli conviventi e quelli non conviventi, anche se residenti all’estero, in base alle norme del nuovo Isee (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159/2013). “Da tenere presente – si legge nella nota firmata da Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia, Giuseppe D’Angelo e Francesco Santanera- che nel calcolo delle risorse dei malati e dei sopra citati familiari si tiene conto anche dei beni e redditi mobili e immobili, compreso il valore della prima ed unica casa di abitazione”.

Inoltre il trasferimento delle competenze dal settore sanitario a quello socio-sanitario causa cambiamenti potenzialmente negativi. Mentre gli utenti del settore sanitario hanno il pieno e immediato diritto alle prestazioni di urgenza (Pronto soccorso, guardia medica, ecc.), a questi nuovi infermi non autosufficienti – come avviene attualmente per gli anziani malati cronici non autosufficienti – le prestazioni domiciliari (ad esclusione degli interventi del medico di medicina generale), quelle semiresidenziali (frequenza di centri diurni) e quelle residenziali (degenza presso una Rsa, Residenza sanitaria assistenziale) sono fornite esclusivamente dopo accertamenti da parte di apposite commissioni.

Solo in Piemonte sono oltre 30mila gli anziani malati non autosufficienti posti in liste di attesa, per cui è ipotizzabile che in Italia siano oltre 200mila; scaricati sulle spalle delle loro famiglie che intervengono per ovviare all’assenza del Servizio sanitario nazionale – impegnato in un difficile programma di contenimento della spesa -  e cadendo spesso in condizioni di povertà o di vera e propria miseria.

il 19 settembre, su iniziativa del presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, la Conferenza nazionale dei Presidenti dei Consigli regionali ha approvato un ordine del giorno che invita il Parlamento a intervenire con urgenza perché nel testo dei nuovi Lea “siano riconosciute anche le prestazioni fornite in modo informale volontariamente dai familiari prevedono altresì un contributo forfettario per tali prestazioni rese 24 ore su 24”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    06:01 Giovedì 01 Dicembre 2016 tandem Chiaro!

    I nuovi lea sono fatti per tagliare costi e basta. Se qualche effetto è positivo è puramente casuale. E il consiglio regionale invece di fare inutili ordini del giorno guardi cosa fa Saitta...

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