Liberismo inesistente
e incentivi sbagliati

Qualche giorno fa, qui su Lo Spiffero, è comparso l’opinione di un politico giustamente preoccupato per la possibile chiusura di una grande azienda. Di questo possibile esito negativo veniva accusato il famigerato liberismo. Ovviamente l’impostazione ideologica fa vedere libertà economiche inesistenti, però non credo che si possa negare l’evidenza di vivere in uno stato nemico dell’impresa e della libertà in genere, dove ogni passo del cittadino deve essere monitorato ed autorizzato. È sufficiente scendere in strada, mettere un tavolino, cercare di vendere qualcosa anche di poco valore e la multa è assicurata. Un disperato che cercasse in questo modo di vendere qualche oggetto che ha in casa per racimolare qualche soldo per mangiare si troverebbe in mezzo ai guai. Naturalmente se un’impresa chiude siamo tutti preoccupati, però non si capisce perché questa preoccupazione è riservata solo alle grandi aziende. Se chiude il panettiere sotto casa bisogna esserne felice? È questo il primo punto che i politici non spiegano. Posso provare a capire le posizioni stataliste, ma perché creare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? Non dovremmo essere tutti uguali? O c’è scritto qualcosa di diverso nella Costituzione? Se sei dipendente di una grossa azienda puoi sempre contare sui sindacati, sul politico in cerca di visibilità, sull’articolo di giornale. In breve, si fa un po’ di “ammuina” e lo Stato tira fuori un po’ di soldi ed il futuro è assicurato. Se sei dipendente di una piccola azienda, un artigiano, un libero professionista, un autonomo sono semplicemente fatti tuoi e nessuno ti aiuta. La realtà del welfare state è che crea categorie privilegiate e gruppi senza privilegi, una sorta di senza casta. Anche a livello giuridico si creano due categorie di lavoratori, chi lavora nella grande aziende che può contare su protezione, e i lavoratori di piccole aziende da tutti dimenticati. La stessa cosa succede per gli imprenditori: se si tratta di imprenditori con pochi dipendenti sono vessati e nessuno si preoccupa, invece nel caso di imprenditori proprietari di una grande azienda possono sempre contare su qualche aiuto di stato. A Torino la storia della FIAT è esemplare. L’Italia è un paese per grandi, mentre i piccoli possono perire.

Altra considerazione da fare è sul tipo di intervento che si può attuare. Sempre Fiat insegna. Credo che l’interesse sia quello di tutelare i lavoratori non la proprietà. Purtroppo nel caso di Fiat si è più tutelato la proprietà che i lavoratori. Per un operaio non ha molto importanza che il suo datore di lavoro sia italiano o straniero, la cosa importante è che lavori. Nonostante gli aiuti di stato la Fiat ha ridotto di molto i dipendenti. Se qualche costruttore di auto straniero avesse messo qualche impianto in Italia non sarebbe stato meglio? Sarebbe stato negativo per la proprietà Fiat, non certo per i lavoratori. La stessa cosa si può dire degli interventi per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Per non farlo fallire, lo Stato italiano ci ha messo dentro miliardi di euro, quando si sarebbe potuto procedere ad una vendita di sportelli e clienti ad altra banca salvando posti di lavoratori e tutelando i clienti.

Su un punto si può concordare con la riflessione del politico ed è quella che il mercato ferroviario non è un vero mercato libero perché dominato da imprese pubbliche. Ma non bisogna nascondere il fatto che Ferrovie dello Stato riceve soldi pubblici e se cerca di risparmiare è positivo, perché in linea teorica si riduce il prelievo dalle tasche dei cittadini.

Una considerazione pratica: garantire un reddito a mille lavoratori è molto meno costoso di garantire commesse ad un’azienda con mille dipendenti.

Ulteriore riflessione merita l’azienda in questione. Un’impresa con un solo cliente non credo possa essere considerata esempio di buona gestione. Inoltre un’azienda  che ha come un unico cliente una società di proprietà statale, quindi soggetta alle decisioni dei politici riesce difficile considerarla una semplice impresa privata.

Come accennato in altro articolo la solidarietà di Stato distrugge quella privata, lasciando l’individuo solo di fronte al potere dello Stato, individuo che non può far altro che piegarsi. Altro aspetto negativo del welfare state è la deresponsabilizzazione dell’individuo che non si preoccupa del proprio futuro, perché ci pensa mamma stato. Il miglior aiuto che può dare lo stato ai lavoratori è quello di lasciare loro più soldi.

Se ne avessero di più in tasca non affronterebbero meglio le avversità? Potrebbero aver messo soldi da parte e non essere soggetti ai capricci del burocrate o del politico. Non come l’assurdità di suggerire ai cittadini di aprire un fondo pensione per meglio tutelarsi la vecchiaia e poi non lasciare soldi da investire perché si inventano nuove tasse e gabelle. Invece di creare dei cittadini liberi e responsabili, si vogliono creare cittadini con il cappello in mano costretti ad elemosinare qualche spicciolo dallo Stato.

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