Acqua Santanna

La politica dei Cinque Stelle

All’indomani del referendum il Movimento 5 stelle ha chiesto di andare al voto il prima possibile per assecondare il forte desiderio di cambiamento emerso nelle urne. Il problema, come ammettono anche i 5 stelle, resta la legge elettorale che oggi prevede il sistema “Italicum” per la sola Camera dei Deputati e un proporzionale puro per il Senato. È evidente che non si possa andare al voto in queste condizioni e cioè con la certezza dell’ingovernabilità.

La proposta del Movimento per uscire da questo stallo è interessante ed emblematica, perché mette a nudo pensiero, strategia e contraddizioni del partito fondato da Beppe Grillo. I 5 stelle infatti propongono di utilizzare l’Italicum anche per il Senato, in attesa che la Consulta si pronunci il 24 gennaio, per poi andare al voto con le eventuali correzioni apportate dai giudici. Questa soluzione, per il Movimento, eviterebbe “mesi di discussioni e mercato delle vacche dei partiti”.

Nel merito la proposta non è priva di senso e ispirata da un pragmatismo che il partito della rendicontazione degli scontrini raramente ha lasciato intravedere in questi 3 anni di ribalta politica. Purtroppo, per quanto sensata e pragmatica possa essere la proposta, è anche tremendamente infantile e politicamente miope. Credere davvero che l’Italicum possa essere applicato su base regionale con un semplice schiocco di dita (o “Poche righe di testo” come scrivono) è segno di un approccio superficiale e poco ragionato. Il premio di maggioranza infatti, era stato studiato per essere applicato ad una sola camera, attribuito su base nazionale e doveva funzionare all’interno di nuovo sistema istituzionale che è stato però bocciato dal referendum. L’applicazione su base regionale potrebbe non essere semplice come il Movimento vorrebbe far sembrare, senza contare il fatto che il corpo elettorale non coincide nell’elezione delle due camere e questo pone problemi nella definizione dei collegi, etc.

Uscendo dal merito ed entrando negli sviluppi politici della proposta vengono spontanee alcune considerazioni. Intanto una grave confusione dei ruoli che attribuisce un ruolo sostanzialmente politico alla Corte Costituzionale alla quale viene chiesto, in pratica, di stabilire le norme con le quali andare al voto. Questo è un approccio un di vigliaccheria parlamentare purtroppo generalizzata tra i partiti: i giudici non fanno le leggi e la Consulta ha più volte ribadito e lamentato “l’inerzia del legislatore” sulla questione elettorale, anche nella sentenza con la quale è stato bocciato il Porcellum. È significativo che una forza politica parlamentare proponga, in pratica, di far scegliere la legge elettorale dai giudici costituzionali e d’altra parte è segno di profonda ignoranza ritenere che la legge uscita dalla revisione della Corte possa essere una “buona legge” solo perché costituzionalmente impeccabile, un esempio recente che dovrebbe far riflettere è proprio la sentenza sulla legge Calderoli che ha prodotto, nella versione emendata dai giudici, un proporzionale puro, inadatto a risolvere i problemi di governabilità.

Un altro aspetto è legato ad uno dei cavalli di battaglia del Movimento: la coerenza. Non più tardi di qualche mese fa, i portavoce del Movimento ci spiegavano i difetti dell’Italicum, da loro ritenuto incostituzionale al pari del Porcellum (anzi peggio, cit. Di Battista), sostenendo che mai avrebbero appoggiato una legge elettorale a loro favorevole, ma lesiva del potere di scelta dei cittadini. Ovviamente, quando cominci a sentire l’odore del sangue del nemico ferito dal voto del 4 dicembre, le cose cambiano. Il problema però non sono le dichiarazioni dei portavoce e nemmeno il cambio di idea, che per la politica ordinaria è cosa sacrosanta e normale, ma il fatto che si ripropone quell’ambiguità che da sempre accompagna il Movimento fin dal suo ingresso nel palazzo: chi è che decide? La rete? Beppe Grillo? O i portavoce in autonomia? La domanda è legittima perché il 7 maggio 2014 il blog di Beppe Grillo annunciava con toni roboanti, in un post firmato M5s Camera, l’avvenuto deposito della proposta di legge elettorale del Movimento 5 Stelle: “per la prima volta nella storia, una legge elettorale è stata discussa e votata online da decine di migliaia di persone. 8 votazioni, oltre 220 mila voti, e tanti punti importanti decisi da noi: il sistema proporzionale, collegi intermedi, soglia di sbarramento, preferenze e preferenze negative”.

Il “democratellum”, così soprannominato, è stato sempre contrapposto dai 5 Stelle alle proposte degli altri partiti, anche in tempi recenti, per marcare la differenza del Movimento. Il 25 settembre di quest’anno, quando ormai circolava l’ipotesi concreta di modifiche all’Italicum, Luigi Di Maio rilasciava la seguente dichiarazione: “La nostra proposta è sempre la stessa legge, non abbiamo mai cambiato la nostra linea politica sulla legge elettorale (le ultime parole famose). Sono loro (gli altri partiti) che l’hanno cambiata perché adesso hanno scoperto chi vincerà le prossime elezioni e non gli va bene più”. Ora sembra che la linea politica sia cambiata radicalmente nel giro di pochi giorni con l’accantonamento della vecchia legge, quella votata dai cittadini. Ancora una volta viene disattesa la principale finalità del Movimento che attribuisce alla “totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo e indirizzo”.

La proposta dei 5 Stelle è volutamente strutturata in modo tale da essere irricevibile per il resto delle forze parlamentari e autoreferenziale. Lo dimostra la conclusione del post di annuncio che recita: “La nostra soluzione e l'azione di controllo della consulta garantiscono l'approvazione di una legge costituzionale e al di sopra delle parti. I partiti farebbero solamente una legge peggiore per i cittadini e “Anticinquestellum”. Tolta la già discussa impropria mescolanza dei ruoli tra legislativo e supremo organo giudiziario, stupisce la retorica che punta a scollegare i “partiti” dai “cittadini” come se le altre forze parlamentari non rappresentassero alcun cittadino se non loro stessi. Emerge prorompente anche la assoluta incompatibilità del metodo 5 Stelle con il sistema parlamentare previsto dalla Costituzione per la difesa della quale sostengono di essersi battuti. La loro proposta infatti, non è aperta alla minima mediazione o compromesso che sono il senso stesso della politica, a maggior ragione nel nostro sistema bicamerale. La LORO immodificabile soluzione contrapposta a ciò che i partiti farebbero, così che questi siano obbligati, nei fatti, a doversi accordare tra di loro scoprendo il fianco alla retorica pentastellata dell’inciucio che impera incontrastata ormai da anni.

La strategia è chiara ed efficace, permette al Movimento di stare fuori dai rischi e di guadagnare consensi possibilmente rimanendo all’opposizione. D’altra parte l’obiettivo è sempre lo stesso… arrivare al 100 percento dei voti. Questo atteggiamento mi riporta alla mente due citazioni famose da un libro che pare sia di nuovo popolare al punto da essere inserito tra i dieci libri preferiti di alcuni studenti italiani. Frase 1: “I partiti politici sono aperti al compromesso, le concezioni del mondo no”. Frase 2: “Lo Stato nazionale non verrà mai creato dalla volontà di compromesso di una “Comunità di lavoro nazionale”, ma dalla ferrea volontà di un unico movimento, che s’è imposto contro tutti gli altri”. Il libro è il “Mein Kampf”… l’autore è noto.

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