Acqua Santanna

Morto un governo, se ne fa un altro

Con la vittoria del No al Referendum il premier Renzi è stato costretto alle dimissioni, per quanto in Italia si cambia tutto per non cambiare niente: si è già formato un nuovo governo fotocopia del precedente. Non ci interessa esaminare questo cambio di guardia, ma le reazioni del lunedì post referendum, quando alla notizia della caduta del governo, molti si sono preoccupati ed allarmati. Intanto le temute reazioni dei mercati non ci sono state, rivelandosi uno strumento propagandistico di chi voleva far vincere il Si. Rivelato questo, molti hanno rimpianto la “stabilità” perduta, come se un governo qualsiasi fosse meglio di un periodo senza governo. Come sempre non si impara nulla dalla storia, neanche recente. Ci sono almeno due casi a noi vicini, in Europa, in cui per un periodo più o meno lungo non si è riusciti a formare un governo e non è successo nulla. Niente fuoco dal cielo, né cavallette, anzi l’economia è cresciuta molto più di quella italiana. Certo crescere più dell’Italia non richiede uno sforzo eccessivo, ma il tasso di crescita è stato significativo anche rispetto alle altre nazioni europee. I due paesi in questione sono Belgio e Spagna, due paesi diversi per cultura e dimensione. Visti i risultati, si dovrebbe sperare che non si formino maggioranza in parlamento.

Il dramma di alcune posizioni a favore della stabilità è che provengono da ambienti sedicenti liberali, dimentichi della massima di Thomas Jefferson che affermava il miglior governo è quello che governa meno. L’Italia ha bisogno di un ammodernamento, ma non bisogna confondere questa esigenza con la stabilità di governo. Bisogna precisare che l’economia, imprenditori e lavoratori non interessa tanto la stabilità del governo, quanto la stabilità di leggi, regolamenti e norme fiscali. Fare un investimento e non sapere quante tasse pagare o se qualche legge che impatta sulla propria attività possa variare è molto più grave della durata di un governo. Basti pensare all’effetto devastante dell’IMU sul settore immobiliare. Dall’oggi all’indomani il valore degli immobili è crollato, facendo fallire imprese e mettendo in difficoltà famiglie che si sono trovate a pagare una rata di mutuo alta per un immobile che ormai valeva fino al 30% in meno.

L’importanza di un governo è misurato da suo impatto sull’economia. Un governo ideale non dovrebbe avere impatti sulla vita dei cittadini, che quasi non si dovrebbero accorgere che esista. In Italia lo stato italiano amministra circa 800 miliardi, una cifra stratosferica e ovviamente l’attività  di governo e parlamento impatta notevolmente. Spostare solo l’uno per certo di quella cifra significa muovere 8 miliardi di euro. Questa è la vera anomalia italiana che sarebbe da eliminare. Questo spiega come le associazioni imprenditoriali sembrano più interessati all’attività del governo che all’economia, perché intercettare una piccola parte della spesa pubblica in Italia è molto più remunerativo che sviluppare business. In ultimo, precisiamo che l’asfittica crescita del PIL italiano non è certo merito del governo, ma di una favorevole congiuntura internazionale con un crollo del costo del barile di petrolio che ha ridotto il costi energetici e della crescita delle altre nazioni che ha favorito le esportazioni. L’impatto del governo è stato un aumento della spesa pubblica in deficit, che ha uno scontato impatto positivo nell’immediato, ma al prezzo di nuove tasse future perché i debiti prima o poi bisogna pagarli e più si aspetta a rimborsarli, più aumenta la spesa per interessi.

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