Evviva la verza

“Da quando è andato in pensione Perera, lasciando così la redazione del Tg3 regionale, l’informazione in Piemonte si è fermata e non esiste più. Nessuno adesso è in grado di informare i piemontesi”. Con queste parole prende vita uno dei tanti personaggi che Vito raffigura, e bene rappresenta, nel suo spettacolo dal nome “Roba forte”: la trasmissione radiofonica registrata dal vivo, e diffusa dalle frequenze di Radio Flash, che induce a sorridere e riflettere sul costume e sulla società pedemontana.

Il dottor Lo Sapio, interpretato dal mattatore Vito Miccolis, è un grande osservatore nonché conoscitore di questo nostro territorio: evidenzia vizi e virtù dei “bugia nen”, quelli vecchi e quelli di nuova acquisizione, unendo ironia ad una buona dose di satira ed irriverenza, ma sempre sotto l’egida di un rispetto assoluto verso coloro che interpreta e, ancor più, nei riguardi di questa nostra Torino. Risate a volte amare ed a volte esplosive, guardando una realtà attraverso le lenti di chi coglie ogni piccolo dettaglio dei fenomeni culturali in corso.

 L’ironia in merito al Tg3 Regione Piemonte ha forti radici nel quotidiano, e può essere purtroppo estesa a gran parte dell’informazione locale, così come a quella nazionale. L’Italia, infatti, patisce ormai da sempre i mali derivanti da un’informazione viziata: al servizio di chi regna, nonché assolutamente succube dei poteri economici che assomigliano, sempre più, a quelli feudali del basso medioevo.

Naturalmente la premessa non è rivolta a tutta l’informazione, ma di certo lo è nei confronti di quella più importante. Alla luce di quanto avvenuto nell’ultima battaglia referendaria risulta difficile, per non dire impossibile, guardare ai media nazionali con fiducia, affidando loro il compito di informarci. A riprova, gli spazi riservati al Sì che hanno sovrastato di parecchie lunghezze quelli concessi al No; così come sono stati innumerevoli i messaggi subliminali che hanno irradiato l’etere televisivo, tutti all’insegna del Si, comprese curiose pubblicità (un noto profumo commercializzato da tempo e dal nome significativo: “Si”) sparite dal video il giorno seguente gli esiti referendari. 

In questi giorni giunge l’ennesima riprova tramite due scandali che interessano le città più importanti d’Italia: Milano, con il sindaco accusato di aver retrodatato alcuni verbali legati ad Expo, e Roma la cui sindaca Raggi ha assistito, pietrificata, all’arresto di uno dei membri più importanti del suo staff.

Relazionandosi solamente con l’informazione nazionale emerge, soprattutto tra gli utenti televisivi, una visione molto superficiale della situazione giudiziaria Milanese, dove i fatti vengono banalizzati ed evidenziati solamente in superficie, compresa l’autosospensione del Primo cittadino: assolutamente non necessaria per la maggior parte dei media. Roma al contrario, sempre stando ai reportage giornalistici, stupisce l’Italia a causa di un sindaco ancorato al suo posto malgrado quanto avvenuto, pur non essendo stato toccato da alcuna inchiesta a carico.

Nella realtà anche la vicenda milanese è di una gravità assoluta, poiché si incentra su un ribasso d’asta del 41%, poi recuperato tramite riserve sulle opere in lavorazione: fatto che richiama alla mente il reato di turbativa d’asta. Certamente un reato di questo tipo può essere compatibile con l’intenzione di accelerare i lavori pericolosamente a rilento, ma sicuramente anche con la voglia di lucrare su una commessa molto appetitosa.

Quello che rammarica è una musica che, purtroppo, non sembra cambiare anche se mutano le orchestre esecutrici. A Roma emerge un grave deficit del Movimento nella scelta del proprio personale amministrativo di punta, così come affiora a galla un confronto tra aree dei 5 Stelle stessi che poco ha da invidiare ai partiti più datati: fatto che se da una parte apre al dibattito interno, dall’altra sembra capace nel dar vita a sgambetti e inciampi vicendevoli tra i dirigenti.

Sinceramente credo che lo scandalo più grande che ha colpito la nazione, in questi giorni, sia la patologica e seriale necessità di mentire agli elettori, ai cittadini tutti, da parte di personaggi di spicco del trascorso governo. Renzi in più occasioni aveva in passato giurato, e spergiurato, che nel caso di sconfitta referendaria se ne sarebbe tornato a casa nelle vesti di comune cittadino; idem la ministra Boschi, la quale in numerose interviste, ed altrettanti interventi pubblici, ribadiva l’uscita di scena dalla politica se avesse perduto il Si (cosa poi avvenuta in mordo eclatante). Promesse violate, gettate nel fango nel giro di poche ore, nel nome della poltrona. Uno scandalo perenne e vergognoso di cui pochi trattano nei loro autorevoli editoriali, e che in altri Paesi avrebbe presentato un conto molto salato alla classe politica al potere.

I Cincinnato appartengono ai tempi passati e la vanga appoggiata a terra, in attesa di essere impugnata una volta risolti i problemi pubblici, lascia il posto a costumi burleschi quali Pantalone ed Arlecchino: le vesti usuali di chi gestisce oggi la res pubblica ai massimi livelli.

La grande informazione si sta adattando sempre più ai bassi livelli della politica di “cadrega”. I media portano la mente a fenomeni tipo il clamoroso, e delirante, rapper Bello Figo, oppure alla bolgia dantesca di “Uomini e donne”: fabbriche di consenso legate a situazioni mentali a dir poco deficitarie, dove un click ed un like bastano per incamerare sponsorizzazioni importanti e consenso, ma non certo a far godere il pubblico di un’informazione dignitosa.

Le città Stato sono dietro l’angolo, ed il castello del signorotto è già stato dotato di merlature e ponte levatoio. Tra i vassalli ed i valvassori c’è agitazione per la prossima distribuzione di titoli e terre; per il popolo invece la solita fame e miseria ma con una differenza rispetto al passato: la cittadinanza, felice, ha voluto siglare il suo pieno assenso in cambio di una manciata di verza non troppo marcia.

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