Acqua Santanna
FINANZA DOMESTICA

Il credito non sta tanto Bene

Non solo Mps e Popolari, il caos investe pure le piccole banche cooperative. In Piemonte c'è chi punta ad andare sotto la romana Iccrea e chi guarda all'aggregazione trentina. I soci mettono sulla graticola Vietti, presidente dell'istituto cuneese

Sfumata l’ipotesi di riunire le 360 banche di credito cooperativo operanti in Italia in un unico gruppo nazionale, la riforma di questo settore, assai radicato soprattutto nelle province e nei territori caratterizzati da piccoli e medi comuni, si avvia ad essere applicata con un sistema duale: da una parte Iccrea Holding, riferimento del sistema Federcasse e, dall’altra, Cassa Centrale banca, capogruppo trentina costituita da istituti che si pongono in contrasto con la gestione romana. Eccetto le Bcc che possedendo un patrimonio netto pari o superiore ai 200 milioni di euro possono decidere di trasformarsi in Spa, tutte le altre devono decidere se prendere la via di Roma o imboccare la strada per Trento.

La riforma varata dal Governo Renzi, impone infatti alle Bcc (salvo appunto quelle con almeno 200 milioni di patrimonio netto che possono optare per la way out cioè pagando allo Stato il 20% delle proprie riserve e deliberare la trasformazione in Spa) di aderire ad una capogruppo, ovvero una banca abbastanza grande da poter contare su un patrimonio minimo di almeno un miliardo. I primi mesi dell’anno saranno dunque importanti per capire, attraverso le preadesioni che sono già state avviate, quante Bcc opteranno per Iccrea e quante, invece aderiranno a Cassa Centrale banca che già ad oggi rivela di aver raggiunto 99 preadesioni stimando un ulteriore aumento già nelle prossime settimane.

Proprio sullo sguardo verso Trento, che per alcuni appare “un evidente cambio di rotta”, si consuma una nuova polemica tra una parte dei soci e il board di una delle più note Bcc del Piemonte, Bene Banca, ovvero la banca cooperativa di Bene Vagienna, fondata nel 1897, una ventina di filiali nelle province di Cuneo e Torino e un recente passato recente di commissariamento da parte di Bankitalia durato fino al 2014. Ad attaccare il vertice della banca, a partire dal presidente Pier Vittorio Vietti cui viene contestata una certa “nebulosità” e richiesta maggiore trasparenza è il comitato “Svegliamoci Bene” che raccoglie numerosi soci. In una nota Gino Viglietti, presidente del comitato, osserva come “la voce che il cda abbia dato la preadesione a Cassa Centrale banca” rappresenta “un evidente cambio di rotta che stride con quanto emerso nel convegno del mese scorso sulla riforma del credito cooperativo tra i cui relatori c’era anche il presidente di Federcasse Alessandro Azzi, promotore di un gruppo unico sotto l’ombrello romano di Iccrea”. Ma a Vietti, parte dei soci imputa anche il fatto che a loro “degli ultimi sviluppi della riforma poco o nulla è stato spiegato. Sviluppi bollenti – scrive “Svegliamoci Bene” – visto che hanno portato alle recenti dimissioni dello stesso Azzi e che hanno seguito quelle di Rainer Masera dal vertice del fondo temporaneo di garanzia delle Bcc”.

Un affondo, quello da parte dei soci di Bene Banca, che poggia anche su un’altra operazione: l’annunciata e poi mancata fusione con la Banca Alpi Marittime. Lo scorso gennaio i vertici dei due istituti di credito si erano riuniti a Carrù e a Bene Vagienna concordando anche il nuovo nome: Banca di credito cooperativo piemontese. Patrimonio di 163 milioni di euro, impieghi per 1.434 milioni e utili per 11,8 milioni, 19mila soci  e 40 filiali tra Cuneo, Torino e Savona. Poi non se ne sarebbe fatto nulla. E poi c‘è il capitolo dei costi: “Sulla precisa domanda circa l’esosità dei compensi agli amministratori” da Vietti era stata fornita a dire del comitato “sbrigativamente una risposta”.

Insomma l’aria che tira dalle parti della Granda non par essere una delle più tranquille. “Basta con questa nebulosità che nulla ha a che vedere con la tanto decantata trasparenza dei vertici – aggiunge Viglietti – .Se di casa di vetro si tratta alla vogliamo sapere quale futuro attende la nostra banca, quale polo aggregante sceglierà o ha già scelto il cda, che forse ha dimenticato di avere ricevuto il mandato dai soci di cui deve rappresentare e coltivare gli interessi. E, ancora, quanto dovrà sborsare in conto capitale la banca per aderire al progetto?”. A Trento, intanto, si lavora all’aumento di capitale che entro giugno – data per formalizzare l’istanza autorizzativa – dovrebbe raggiungere il miliardo e 400 milioni di euro, ben al di sopra del limite fissato dalla riforma. Alla quale le Bcc del Piemonte si approssimano con sguardi differenti. Se rumors danno Bene Banca orientata verso Trento, ulteriori voci indicano Roma come approdo per altre banche cooperative della regione.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:38 Mercoledì 28 Dicembre 2016 dedocapellano non e' sufficente la McKinsey......

    Una causa della non buona situazione in cui si dibatte la nostra "industria di servizi" del credito è che mediamente le nostre banche sono amministrate e condotte da persone che non hanno avuto ne l'attitudine a "fare impresa" ne la preparazione alla gestione amministrativa nella conduzione di una impresa di servizi ed in particolare bancaria. Nel caso delle banche coperative troviamo ai vertici, giornalisti, farmacisti, avvocati ,professori di scuola a qualsiasi merito ecc. Quindi non si può pretendere che queste aziende di servizi sviluppino dei piani di impresa credibili e soprattutto praticabili e questo anche se soprattutto le grandi banche spendono cifre enormi in consulenze di mcKinsey, Bain, Deloitte, Accenture!!

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