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PROFONDO ROSSO

“Nessun salasso per i derivati”

L’ex presidente Bresso difende le operazioni finanziarie della Regione che sotto la sua gestione sottoscrisse tre contratti di obbligazioni. “Chi ha combinato disastri è stato Cota”. Indebitamento sostenibile “con una oculata politica finanziaria”

“I nostri bilanci erano a posto, come certificato anche dalla Corte dei Conti. Chi ha combinato i disastri è stato Roberto Cota”. Mercedes Bresso non ci sta a essere trascinata nelle polemiche che fatalmente si innescano ogni volta che in Regione Piemonte si discute un bilancio. È stata lei, con la regia dell'allora vicepresidente Paolo Peveraro, a sottoscrivere dei contratti derivati, è vero, ma “la legge lo consentiva e con una oculata politica finanziaria quell’operazione è sostenibile” secondo Anna Paschero, la donna dei conti di Bresso, durante i cinque anni in piazza Castello e ora assessore al bilancio a Chieri.

Ad alzare nuovamente il polverone è stata la leghista Gianna Gancia, durante la discussione sull'esercizio provvisorio a Palazzo Lascaris. Ha parlato di debiti che “si scaricheranno sulle generazioni future” tirando in ballo proprio l’amministrazione di centrosinistra guidata da Bresso. Così torna a riaccendersi la polemica tra Bresso e Lega Nord, dopo che proprio la tenacia giudiziaria della zarina portò alla caduta di Cota.

A spiegare tecnicamente l’operazione-derivati del 2006 è proprio la Paschero, che allora era componente dell’ufficio di gabinetto del governatore. La Regione aveva emesso un prestito obbligazionario a parziale rinegoziazione di mutui già in essere,  con un maggior indebitamento “per  coprire spese decise dalla giunta Ghigo e rifinanziare investimenti  in diversi settori regionali vincolati a risorse statali e comunitarie e utilizzate, impropriamente, a finanziamento di  spese ordinarie” dice Paschero.

L’ammortamento del prestito obbligazionario era previsto in “bullet” con swap , modalità che comporta la restituzione di tutto il capitale alla scadenza – nel caso il 2036 – con l’accantonamento, di anno in anno, di tale quota nei bilanci regionali. Il tasso, pari all’Euribor a sei mesi flat, era contenuto in un floor del 3,75% e in un cap (il tetto massimo che proteggeva l’ente dalle oscillazioni del mercato) fissato al 6%. “La stessa operazione a tasso fisso - dice Paschero - avrebbe comportato all’epoca un interesse pari al 5% , mentre in questi anni si è corrisposto il 3,75% con un significativo risparmio a carico del bilancio regionale”. L’intera operazione era garantita da contanti (e non da azioni) “e le sue modalità attuative rispettavano le norme vigenti consentite dalla legge finanziaria 2005”. In  più era stata supportata da un legal opinion e da un preventivo confronto con il Ministero dell’Economia. Insomma, come ha confermato in più occasioni lo stesso vicepresidente Aldo Reschigna, che pure mantiene delle perplessità sul merito di quella operazione, tutto si svolse secondo le norme di allora.

Una prima tranche del debito, pari a 56 milioni (su un totale di 1.853)  si è già estinta nel 2013 senza esborso di oneri finanziari superiori a quelli stimati. Per quanto riguarda il rinvio al futuro del debito che graverebbe “sulle spalle dei nostri figli” - dice Paschero - riguardante il prestito ancora in ammortamento, considerando, come è corretto fare, l’intera rata e non solo le quote capitali, “è stato dimostrato che i flussi di cassa attualizzati dei pagamenti sono stati costanti e tendenti ad una leggera decrescita. La valutazione di un eventuale costo aggiuntivo si potrà  fare solo alla scadenza contrattuale del prestito, ovvero nel 2036. Il frazionamento del prestito tra più istituti bancari offre tuttavia ulteriori garanzie”.

Una cosa, secondo Bresso e Paschero, è certa: “Se la Regione continuerà ad accantonare nei propri bilanci la quota capitale del prestito da restituire in unica soluzione nel 2036, non ci sarà nessun  maggior aggravio sui bilanci regionali al momento della restituzione del prestito, se non, ovviamente, in termini di esborso di maggior liquidità di cassa”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    20:11 Mercoledì 04 Gennaio 2017 neofita non si gioca d'azzardo con i soldi pubblici

    cara Paschero, se voleva giocare d'azzardo, doveva usare i soldi suoi, non quelli pubblici. Quelli si devono gestire evitando le speculazioni sui tassi

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