POTERI FORTI

Crt, Chiappendino non Quaglia

Sindaca e governatore non hanno toccano palla. La partita in Fondazione ha avuto un unico regista: Palenzona. Il 1° febbraio l'incoronazione del cuneese da parte di un consiglio di indirizzo adeguatamente "addomesticato"

Non sia mai che a qualcuno venga in mente di volare sul nido di Quaglia. C’è anche questo perfido retropensiero ad aleggiare tra le probabili ragioni dell’imprevista accelerazione nei tempi di convocazione del consiglio di indirizzo della Fondazione Crt, inizialmente previsto per il 13 febbraio e, invece, anticipato alle 14,30 del primo del mese. Quello dovrebbe (anche) essere il giorno dell’incoronazione dell’uomo voluto da Fabrizio Palenzona quale successore dell’appena dimissionario Antonio Maria Marocco e al quale Furbizio ha da tempo spianato la strada, incominciando dall’opportuna uscita dal cda di Unicredit e susseguente periodo di quarantena per non incappare nelle maglie della norma che prevede, appunto, un lasso piuttosto ampio di tempo tra i due incarichi.

Giovanni Quaglia, classe ’47, già presidente della Provincia di Cuneo e un lungo curriculum di incarichi tra banche e autostrade con qualche spolverata di enti vari, come si dice è un bel po’ che studia da presidente della cassaforte di via XX Settembre. Il suo dominus  è davvero un maestro in materia: big Fabrizio, partito pure lui dalla presidenza di una Provincia, quella di Alessandria, nomina su nomina è arrivato a tanti vertici (dalle autostrade agli aeroporti) compreso quello in cui è ancora saldo di Unicredit, il colosso bancario per il cui aumento di capitale la Fondazione Crt si è già espressa in maniera favorevole. “Abbiamo mandato per esercitare l’intera tranche dell’aumento di capitale Unicredit di nostra competenza (il 2,3%, ndr). Aspettiamo di vedere le condizioni e poi vedremo”, ha confermato martedì scorso il segretario generale Massimo Lapucci, a proposito della ricapitalizzazione da 13 miliardi dell’istituto di piazza Gae Aulenti, mettendo in conto (ma sarebbe meglio dire, preparandosi a sborsare) una cifra monstre di fronte alla quale molti hanno mostrato qualche perplessità, ma nessuno ha fiatato. E qui s’intrecciano la vicenda della lunga marcia di Quaglia, le manovre di Furbizio e il “non ruolo” (come direbbe Beppe Grillo, titolare del brand del non statuto) della sindaca Chiara Appendino e, pure, del presidente della Regione Sergio Chiamparino.

Impareggiabile maestro di scuola democristiana con libretto di navigazione di lungo corso nei mari dove incrociano correnti della politica e della finanza, e sguazzano balene e squali, Palenzona non ha tradito la sua fama, neppure in questa non facile prova. Nel suo registro dicono abbia spuntato uno ad uno i consiglieri dell’ente torinese, cogliendone le peculiarità di ciascuno e ponendo davanti a loro argomenti convincenti e indispensabili – assai “concreti” – per sgombrare da più ostacoli possibili la strada su cui far procedere il cuneese (anch’egli di schiatta democristiana) verso la meta prefissata. Ovviamente qualche storcimento di naso c’è stato, come quello di un noto avvocato torinese membro del consiglio. Ma tant’è, ci sono voluti assai più dei famosi tre giorni, però alla fine il Condor di Tortona ha difeso il nido di Quaglia. Volando – e qui sta il risvolto più bizzarro e indicativo anche rispetto al potere dei Palazzi cittadini – alto sopra un Chiappendino che è parso non accorgersi di nulla e se poi (come pare) si sia riavuto da un certo torpore, lo ha fatto quando ormai era tardi.

Forse troppo tardi. Se, come pare, il disegno di big Fabrizio andrà in porto, non potrà che suonare come una nota di tromba con la sordina quella frase che viene attribuita a Chiamparino proprio sulla eventuale nomina di Quaglia, peraltro suo sostenitore attraverso la lista del Monviso alle ultime regionali. “Quando ci sarà un torinese a capo di una fondazione di Cuneo, se ne potrà parlare” di un cuneese alla presidenza della Fondazione Crt. Invece non si è parlato, almeno in maniera pubblica, neppure di quell’esborso per partecipare all’aumento di capitale che per la sua entità forse un cenno da parte delle istituzioni lo avrebbe meritato. Neppure un frinito dalla grillina Appendino, forse guardinga oltre ogni limite dopo il triplo salto carpiato all’indietro sul presidente dell’altra fondazione, quel Francesco Profumo al vertice della Compagnia di San Paolo al quale la sindaca appena eletta aveva intimato lo sfratto e con cui adesso condivide il salotto.

La verità – almeno quella che raccontano insider ben informati – è un’altra, o perlomeno diversa rispetto a quella che vorrebbe sindaca e governatore in qualche modo concordi, obtorto collo, con Palenzona. Quest’ultimo li avrebbe, invece, aggirati, diciamo. Con il risultato di poter avviare a conclusione il suo piano portando Quaglia alla presidenza e, magari, lasciando – anche qui mostrando tutta la sua capacità di abile tessitore (della sua tela) – spazi di manovra nel futuro board della fondazione. Tra i nomi che girano, quelli di Davide Canavesio, della presidente di Ascom Maria Luisa Coppa (supporter di Fassino ma avvicinatasi alla sindaca tramite incensi ciellini) e Maurizio Irrera (gradito al segretario Pd Davide Gariglio): tre attuali membri del consiglio di indirizzo per i quali (o qualcuno di essi) potrebbe aprirsi la stanza del cda. Quel nido di Quaglia, preparato con cura e difeso da Furbizio. Sul quale nessuno è volato. A partire dal Chiappendino.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:16 Venerdì 27 Gennaio 2017 dedocapellano Noi elettori ci abbiamo provato........la prossima volta ne terremo conto!

    Se le cose stanno come riportato dall'articolo non resta che stendere un velo pietoso su questa amministrazione 5 Stelle e augurarsi che alle prossime elezioni comunali un nuovo PD riesca ad esprimere un buon candidato sindaco. Certo che sia le vicende romane della Raggi sia le vicende torinesi della Appendino ci fanno capire che purtroppo neanche il movimento di Grillo riesce a migliorare in modo significativo il malcostume dominante!

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