Oscar della simpatia

Al di là delle più buone intenzioni, amministrare una città è cosa difficilissima, come lo è occuparsi del governo della nazione. È faticoso elaborare idee chiare, ed attuabili, sullo sviluppo sostenibile di una metropoli oppure di uno Stato: una volta eletti è altrettanto arduo riuscire a rappresentare dignitosamente gli elettori ed i principi per cui si è stati votati.

Alle usuali difficoltà si aggiunga il fatto che la situazione politica italiana è quanto mai compromessa nonché complicata da gestire e da comprendere. Gli stessi addetti ai lavori sovente annaspano, in un mare di incertezze, ogniqualvolta devono affrontare un congresso di partito o le bizzarrie di un nuovo segretario politico.

Lo stesso scenario di contrapposizione tra parti politiche è spesso paludoso. Non si rileva traccia del passato antagonismo tra schieramenti appartenenti ad opposte ideologie, e neppure dei dilanianti dilemmi che attanagliavano gli statisti della prima Repubblica alla vigilia di importanti decisioni (ad esclusione delle lacrime mediatiche dell’ex ministro Fornero).

L’esplosione avvenuta tra la prima e la seconda Repubblica ha creato una situazione assai ingarbugliata simile ad una matassa di lana immersa nel miele, dove non è più possibile individuarne la testa e neppure la coda. Nella confusione la Destra oramai si presenta, nella migliore delle ipotesi, quale costola del Padre Berlusconi, mentre nella peggiore essa marcia a gran velocità nello scimmiottare Trump e le sue politiche di chiusura al mondo.

I Liberali ed i Repubblicani di Giorgio La Malfa sembrano svaniti nel nulla, così come quelle componenti che pur proteggendo il libero mercato sanno giudicare senza pregiudizi un’opera tritura soldi come il Tav e, con somma serenità, rimarcarne i costi antieconomici e la dubbia utilità pratica.

Innumerevoli dogma a Destra e così pure a Sinistra, dove probabilmente si assisterà presto all’ennesima scissione dal Pd su basi egocentriche anziché politiche. Al super narciso Renzi si contrapporrà presto un nuovo partito con a capo il medio narciso D’Alema: anch’egli personaggio dal grande Ego ma almeno con qualche esperienza politica.

Occorre segnalare anche la nascita di Sinistra Italiana, partito entrato nella fase dei congressi locali in vista della vicina assise nazionale. La convocazione diretta ai militanti, per evitare imbarazzi, porta solitamente più firme: una per area ed istituzione, come da prassi datata e decadente. Naturalmente immancabili le due tesi congressuali contrapposte, che forniscono ancora una volta la ghiotta occasione per dividere gli iscritti sin da subito.

Infine non può mancare la Sinistra dei simpatici. “Dobbiamo essere simpatici, oggi siamo antipatici”: parole sacrosante quelle espresse alla Leopolda da Farinetti alla vigilia della grande sconfitta referendaria renziana del 4 dicembre. Profeta in patria, Oscar ha anticipato davvero le cause di una imminente disfatta, individuando in arroganza e distacco altezzoso dalla gente le probabili motivazioni di un allontanamento del popolo dalla causa comune.

Effettivamente questa volta il fondatore di Eataly ha centrato in pieno il problema umano ancor prima che politico, ossia prepolitico, che risiede in una dirigenza partitica davvero antipatica ai più: Serracchiani, Boschi e Renzi ritraggono l’immagine stereotipata dei rampolli di potere, mentre Poletti getta croci sulle spalle dei cittadini dall’alto del suo intoccabile agio.

Salvataggi delle banche di famiglia, redazione di leggi pro licenziamenti facili (che mai verranno applicate ai figli dei proponenti), arroganti e fallimentari riforme istituzionali e costituzionali, danno il quadro tangibile delle ragioni per cui la maggioranza della cittadinanza storce il naso ogniqualvolta si imbatte nei volti del potere renziano. Smorfia popolare difficilmente correggibile tramite l’uso di sorrisi forzati, ad uso televisivo, o spacconate verbali stile adolescenziale.

Un beffardo destino ha affidato l’esplicazione del rapporto “simpatia-consenso” ad uno dei personaggi che più di altri scatena sentimenti contrastanti nel pubblico: Oscar Farinetti, vero rottamatore delle prime ore, ed attualmente testimonial pubblicitario. Il sorriso irradiato da Farinetti per alcuni giornalisti video risulta essere “contagioso”, “luminoso e solare”, mentre per altri, soprattutto tra gli spettatori della politica, risulta “forzato”, “falso” e “tenebroso”.

L’imprenditore del cibo di lusso è uomo che si è fatto da sé, tralasciando ora il giudizio di Gaber in “Mi son fatto tutto da me”, creando quasi dal nulla una catena commerciale che ha trovato sede pure nella Grande mela. Un “farsi da soli” forse “leggermente” sostenuto da ambienti politici amici, come sembrano voler dimostrare sia lo stretto rapporto tra Eataly e Burlando nonché la presenza del sindaco Fassino all’inaugurazione della seconda sede torinese.

Lo scenario politico non poteva esimersi dall’essere arricchito di un altro protagonista: il Movimento 5 Stelle, che si pone agli elettori quale sorta di Cln moralizzatore, dedito a fare piazza pulita di tutto quanto abbia il sapore di sistema partitico italico. Purtroppo la vicenda Raggi indica come anche il Movimento sia intaccato, seppur ancora in minima parte, dai grandi mali socio culturali di questo ultimo decennio: arroganza, spocchia ed improvvisazione pura. I gravi errori politici della prima cittadina romana sono potenzialmente devastanti nei confronti di coloro che speravano nel cambiamento.

“Che fare?” avrebbe domandato un grande rivoluzionario del secolo scorso, “Che fare?” ci domandiamo cento anni dopo dalle dune di un deserto morale infinito.

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