Bilanci al taglio

Finora “al taglio” c’era soltanto la pizza. Ora “al taglio” ci sono anche i bilanci pubblici. E’ questo l’ultimo modello di bilancio che i nostri governanti cercano di introdurre nella contabilità pubblica, tra bilanci preventivi, consuntivi, finanziari ed economici. Lo fa il Governo centrale. Perché non adeguarsi anche in sede locale?

In questi giorni, Regione Piemonte e Comune di Torino stanno predisponendo il bilancio di previsione 2017. Entrambi lo annunciano “al taglio”. Il presidente della Regione Sergio Chiamparino e l’assessore al bilancio del Comune di Torino Sergio Rolando – evidentemente in sintonia con il sindaco Chiara Appendino – parlano soltanto di vigorosi fendenti da appioppare ai conti degli enti che rappresentano. Se poi si è in carica da più tempo, ci si autocelebra dicendo di “aver messo i conti a posto”, cioè di averli raddrizzati con potenti sforbiciate (o magari anche soltanto non avendo assunto alcuna iniziativa). Ma allora se la gestione di un’istituzione pubblica sta tutta in questo, c’è da chiedersi a cosa serva impegnare pletorici consessi in logoranti dibattiti, facendo finta che siano loro a decidere. Le decisioni sono già state scritte in quanto, per volontà dei capi, non possono che consistere in tagli a destra e a manca. Commissioni e Assemblee consiliari possono andare beatamente in vacanza. E, per portare avanti le operazioni di potatura, basta un gruppo di “ragionieri” (il richiamo sottolinea soltanto la loro indiscussa professionalità in campo contabile), sicuramente più preparato di altri nel comprendere tecnicamente ed eseguire le riduzioni da effettuare. Per la verità, dalla politica ci si aspetterebbe qualcosa di più.

Ce ne dà motivo tutta la storia dei bilanci pubblici. Osservava negli anni ’30 del secolo passato un senatore francese che «il bilancio è soprattutto una “politica” e non solamente “due addizioni e una sottrazione”». Ed è totalmente ispirata a questi principi l’ultima normativa introdotta per i conti di regioni e comuni (decreti legislativi 118/2011 e 126/2014). Si dispone che la Regione esprima le linee programmatiche dell’azione del governo regionale per il periodo compreso nel bilancio di previsione, necessarie per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo della Regione, nel Documento di economia e finanza regionale (Defr). Il bilancio di previsione deve necessariamente partire dal Defr. Similmente, il Comune presenta le linee della sua azione di amministrazione nel Documento unico di programmazione (Dup), che deve essere presentato al Consiglio per la discussione. Il Dup costituisce, in base alle norme, il presupposto indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione.

Di queste cose, non sembra che si parli molto né dalle parti della Regione Piemonte, né da quelle del Comune di Torino. E tanto meno che se ne parli ai cittadini. Eppure questi hanno pieno diritto di sapere qualcosa intorno a queste procedure. Che, qualora non esistano, vanno costruite ancor prima di parlare di tagli e sforbiciate. In buona sostanza, se le risorse sono poche, non basta che presidenti di Regione e Sindaci dicano che metteranno qualche centesimo in più di euro da questa parte avendolo tolto da quell’altra. Il quadro delle politiche pubbliche regionali e comunali che s’intendono perseguire va presentato, come stabiliscono le norme, in un’organica interezza. Poi ci si assumerà la responsabilità di spiegare a tutti quelle che s’intendono sviluppare e quelle che saranno penalizzate.

Andiamo ancora più avanti. Oltre che procedere a scomposte operazioni di revisione della spesa, cosa si pensa di fare per incrementare le risorse? Si tenteranno operazioni sul patrimonio, con alienazioni di immobili e simili, e/o si aumenterà qualche tassa locale? D’altro canto, al bilancio di previsione del Comune devono essere allegate, tra l’altro, le deliberazioni con le quali sono determinate, per l’anno cui si riferisce il bilancio, le tariffe (ad esempio, tassa raccolta rifiuti, trasporto pubblico, ecc.), le aliquote delle tasse nonché quanto si stabilisce di ricavare per il pagamento dei costi di alcuni servizi pubblici (ad esempio, case di riposo e ricovero, asili nido, mense scolastiche, impianti sportivi, ecc.). Se – come si apprende – è imminente l’approvazione dei bilanci di previsione 2017 di Regione e Comune, i cittadini avranno ben diritto di sapere qualcosa in merito a tutto questo.

C’è poi la questione dei debiti monstre che pesano su entrambe le istituzioni di cui si sta parlando. Assolutamente velleitario chiamare in causa i predecessori che li hanno prodotti (a meno che s’intendano fare nomi e cognomi, attribuendo responsabilità specifiche). I debiti resteranno e nessuno ne sarà mai ritenuto responsabile. I governanti “ragionieri” si sono limitati a contabilizzare il totale delle rate di ammortamento di mutui e prestiti che peseranno sui conti attuali e futuri delle due amministrazioni. E così si sa che grosse fette di risorse se ne andranno per decenni per pagare le gestioni allegre di chi li ha preceduti. Ma i governanti “politici” hanno riflettuto su possibili strade che potrebbero essere percorse per alleggerire il fardello, oppure hanno già concluso che è più facile comportarsi come i predecessori scaricando tutto su chi verrà dopo? Eppure anche a questo proposito sembra che qualcosa si potrebbe fare. Quanto meno tentare rinegoziazioni dei debiti e magari anche di qualche tasso d’interesse eccessivo che si paga alle banche su prestiti e anticipazioni. E se si è pensato di tentare qualcosa in questa direzione, perché non farlo sapere ai propri cittadini? Come sempre si scorda che si sta parlando di quattrini loro e non di quelli di un Presidente, di un Sindaco o di una Giunta che sia.

Ultimamente, i mezzi di comunicazione hanno anche parlato molto di crediti che Regione e Comune non riescono a riscuotere e di loro debiti che non pagano. Su tutte queste partite, è anche calata una pronuncia della Corte dei conti del Piemonte che, sebbene riferita al bilancio del 2014, formula pesanti rilievi sulla correttezza della contabilizzazione di crediti e debiti del Comune di Torino. Per essere chiari, il bilancio esporrebbe risultati non veritieri. La Corte ha inoltre aperto un’istruttoria sempre sui bilanci del Comune di Torino per il 2015 e 2016 ritenendoli anch’essi “truccati”. Superfluo osservare che tutte queste situazioni si riflettono, pesantemente, anche sul bilancio 2017 che è in corso di approvazione.

A conti fatti, il quadro finanziario ed economico delle due più grandi istituzioni pubbliche del Piemonte è forse un po’ più complesso e spinoso di quello presentato in qualche frettolosa conferenza stampa o esternazione di giornata. I prossimi giorni chiariranno se la gestione “al taglio” dei loro bilanci è l’unica che s’intende praticare. Valuteranno poi i cittadini se la scelta rispetta i loro diritti.

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