FINANZA & POTERI

Palenzona molla una poltrona

Mossa a sorpresa del camionista di Tortona: lascia la vicepresidenza di Unicredit. Resta consigliere semplice. Primi effetti della cura Mustier e della diminuzione del peso delle fondazioni. Ora si concentrerà sul cortile di casa: Cr Alessandria

Unicredit addio. Fabrizio Palenzona lascia la vicepresidenza del gruppo bancario “con effetto immediato”, come precisato in una nota diramata da piazza Gae Aulenti. Anche se resterà da consigliere semplice, almeno per il momento. Nella stessa si spiega la decisione con lo scopo di “agevolare le iniziative di revisione della governance programmate per il 2018 e annunciate da Unicredit nel corso della presentazione del Piano Strategico il 13 dicembre 2016”. Iniziative che, “si basano sulle analisi svolte nel 2016 dal Comitato Corporate Governance, Nomination and Sustainability di Unicredit e includono anche la raccomandazione di una riduzione del numero di vice presidenti dagli attuali tre vice presidenti a uno”.

Quella che era un’eventualità non certo remota si è tramutata, assai più repentinamente di quanto si potesse supporre, nell’uscita dal board di Unicredit che agli occhi di molti appare come il primo effetto pesante, e non solo per la stazza del “camionista di Tortona”, della cura imposta da Jean Pierre Mustier al colosso bancario che proprio oggi ha confermato la sottoscrizione completa dell’aumento di capitale da 13 miliardi. La scorsa settimana alcune fonti hanno riferito a Reuters della possibilità che si apra subito un confronto sul cda in vista dell’assemblea di bilancio del 20 aprile. E una delle ipotesi che potrebbero essere messe sul tavolo è proprio la riduzione immediata del numero dei vicepresidenti, secondo le fonti. Indicazioni che la scelta di Palenzona sembrerebbe avvalorare.

L’azionariato di Unicredit è destinato a cambiare, dopo l’aumento di capitale, con una presenza più massiccia di fondi e una riduzione del peso delle fondazioni intorno al 4,5-5% dal 6-7% con cui erano presenti nell’ultima assemblea. Le due principali - Crt e Cariverona - hanno infatti sottoscritto l’aumento parzialmente e si diluiranno all’1,8% a testa. Decisioni analoghe sono state prese da Cassamarca, CrModena e Del Monte Bologna. Oggi intanto, dalle comunicazioni Consob è emerso che Capital Research and Management, finora primo azionista con il 6,7%, è sceso al 4,092% dopo la vendita di azioni in due giorni successivi  - il 27 e il 28 febbraio - compiuta al di fuori dell’aumento di capitale. Altri azionisti rilevanti sono Aabar, fondo sovrano di Abu Dhabi, con il 5%, e BlackRock con il 4,8%.

Entrato nel cda dal 1999, per restare in Unicredit è stato costretto a lasciare i board di Mediobanca e della Fondazione cassa di Risparmio di Alessandria. E, come ha scritto lo Spiffero poche settimane fa quando la poltrona in piazza Gae Aulenti stava traballando, potrebbe essere proprio la fondazione bancaria alessandrina il futuro approdo di Furbizio. Anzi un ritorno in gran spolvero, giacché per lui si potrebbe profilare la presidenza di Cr Alessandria, in scadenza nel 2019, anno in cui Pierangelo Taverna dovrà lasciare al termine del suo secondo e non più rinnovabile mandato.

L’ingresso nell’aulico palazzo alessandrino di piazza della Libertà, per Palenzona, potrebbe avvenire tuttavia già il prossimo anno, quando sarà rinnovato pressoché totalmente l’attuale consiglio di amministrazione. E  sarebbe solo una sorta di corsia di accelerazione verso la presidenza. Incarico prestigioso, ma non certo meramente di rappresentanza. La fondazione alessandrina dice la sua nel nuovo Banco Bpm: già azionista di Bpm (in cui era confluita la Cassa di Risparmio di Alessandria dopo essere stata incorporata da Banca di Legnano nel 2012), esprime un consigliere di amministrazione nel nuovo Banco Bpm, Carlo Frascarolo, commercialista di Valenza, un curriculum fitto di incarichi tra cui dieci anni proprio in fondazione. Ma non è solo questo a rendere appetibile la fondazione per Palenzona: l’eventuale suo approdo alla presidenza della cassaforte mandrogna potrebbe aprirgli, infatti, anche la strada verso la presidenza della potentissima Acri, l’associazione che unisce casse di risparmio e fondazioni. Giuseppe Guzzetti, patriarca delle fondazioni, vedrà scadere la sua lunghissima più volte rinnovata e prorogata presidenza proprio nel 2019, lo stesso anno in cui big Fabrizio potrebbe già stare al vertice della fondazione. Un percorso per nulla ipotetico. Da oggi assai più concreto.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    12:10 Venerdì 03 Marzo 2017 dedocapellano Da dimenticare.....

    Vista la situazione di Unicredit le sue dimissioni sono da ritenersi un tardivo atto dovuto. Anche se in Italia può accadere tutto.... speriamo di poterci dimenticare di questo "arrampicatore" la cui smodata ambizione è solo confrontabile con la sua stazza!

  2. avatar-4
    11:27 Venerdì 03 Marzo 2017 tandem Sollievo..

    Considerate le sua dimensioni la poltrona la la prima ad essere felice di essere alleggerita..... :-)

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